Osservatore Romano: dopo le denunce di abusi sulle suore si dimette Lucetta Scaraffia e tutto lo staff di “donne chiesa mondo”

Lucetta Scaraffia e tutto lo staff di “donne chiesa mondo" dell'Osservatore Romano si sono dimesse dopo le denunce di abusi sulle suore e l'arrivo del nuovo direttore.

Lucetta Scaraffia

Lucetta Scaraffia e tutto lo staff di “donne chiesa mondo” dell’Osservatore Romano si sono dimesse, chiudendo un bellissimo capitolo di cultura e integrazione che è andato avanti per 7 anni, appoggiato sia da Benedetto XVI che da Papa Francesco. La decisione è stata annunciata con un editoriale della Scaraffia che porta la data di aprile 2019 e con una lettera aperta a Papa Francesco in cui la giornalista spiega per filo e per segno perché non se la sentono più di andare avanti. Donne chiesa mondo è il mensile femminile dell’Osservatore Romano che è stato fondato 7 anni fa sotto la guida dell’allora direttore Giovanni Maria Vian, un inserto al femminile fatto di cultura e storia, di attualità e anche di ricerca. Un fiore all’occhiello per la rivista, che ha aperto nuove strade e parlato alle persone in un modo nuovo.

La decisione di abbandonare tutto arriva in concomitanza con il nuovo direttore Andrea Monda subentrato a dicembre, e al nuovo assetto della comunicazione vaticana. Vista da fuori questa situazione non lascia spazio a dubbi, la lettera della Scaraffia è molto chiara e franca, e in totale la questione sta tutta nella mancanza di libertà. Tra l’altro deve essere stato un problema l’articolo pubblicato in merito agli abusi sessuali subiti dalle suore, perché nella lettera spiega proprio questo pezzo, quasi giustificandone la pubblicazione.

Evidentemente Lucetta Scaraffia e tutte le sue collaboratrici hanno avuto il sentore di non essere più libere come prima e di non poter lavorare con le stesse condizioni o in un clima di fiducia.

Il direttore Andrea Monda si è difeso e ha risposto pubblicamente alla redazione che lui le ha lasciate libere, non ha fatto tagli di budget e non ha imposto nulla, anche se parla di “doveroso contributo (nel suggerimento di temi e persone da eventualmente coinvolgere) alla libera valutazione della professoressa Scaraffia e della redazione del supplemento”.

Noi non possiamo far altro che basarci su quello che è stato detto e scritto, ma quando un’intera redazione si dimette, c’è per forza qualcosa che non va. E se a dimettersi è la redazione che ha fondato il progetto, un motivo grave deve pur esserci.

Ecco la lettera che Lucetta Scaraffia ha scritto a Papa Francesco, è estremamente lucida e, probabilmente, tra le righe ci saranno tante altre riflessioni, che chi ha i mezzi e le conoscenze interne per capire, avrà capito.

Caro papa Francesco, con grande dispiacere Le comunichiamo che sospendiamo la nostra collaborazione a “donne chiesa mondo”, il mensile dell’Osservatore Romano da noi fondato, del quale Benedetto XVI ha permesso la nascita proprio sette anni fa e che Lei ha sempre incoraggiato e sostenuto. Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione. Con la chiusura di “donne chiesa mondo” si conclude, o meglio si spezza, un’esperienza nuova ed eccezionale per la Chiesa: per la prima volta un gruppo di donne, che si sono organizzate autonomamente e che hanno votato al loro interno le cariche e l’ingresso di nuove redattrici, ha potuto lavorare nel cuore del Vaticano e della comunicazione della Santa Sede, con intelligenza e cuore liberi, grazie al consenso e all’appoggio di due papi. La nostra iniziativa, come saprà, ha avuto e ha un successo non comune, con un’edizione cartacea in spagnolo pubblicata in spagnolo da “Vida Nueva”, una più recente in francese con “La Vie” e un’edizione in inglese diffusa in rete. In questi sette anni il nostro obiettivo di dare voce alle donne che, come Chiesa, lavorano nella Chiesa e per la Chiesa, aprendosi a un dialogo con le donne di altre religioni, si è realizzato e ha coinvolto migliaia di laiche e di consacrate, confrontandosi di continuo con il pensiero e con la visione di laici, di consacrati, di presbiteri, di vescovi. I temi affrontati sono stati tanti: dalle scoperte scientifiche alla presenza politica; dalla rilettura arricchita dalle acquisizioni della storia più recente di sante dottori della Chiesa, come Teresa d’Avila e di Ildegarda di Bingen, al diritto canonico; dalle speciali qualità femminili emerse nell’annuncio del Vangelo e nelle azioni di pacificazione nel mondo alle richieste delle consacrate nella Chiesa di oggi. In ogni numero è stato dato spazio alla meditazione dei testi evangelici, a cura delle sorelle della comunità monastica di Bose, e all’esegesi biblica da parte di studiose anche non cattoliche. Da questo secondo filone sono nati tre libri sulle donne dell’Antico Testamento, su quelle dei vangeli e su quelle di san Paolo, curati da Nuria Calduch Benages e pubblicati anche in spagnolo. La nostra redazione, che si è riunita annualmente per un ritiro spirituale di tre giorni presso il monastero di Bose, ha lavorato come laboratorio intellettuale e interiore, attenta ad ascoltare e ad accogliere quanto le lettrici segnalavano come luogo fecondo e come realtà di ricerca, convinte come Lei che la realtà è superiore alle ideologie, per aprire nuove strade di dialogo. E siamo state pronte a percorrere cammini anche inesplorati. Particolarmente ricco e interessante è stato l’approfondimento del rapporto con le donne musulmane, che è stato accompagnato dalla riscoperta di una fitta presenza femminile nell’antica tradizione islamica, oggi quasi ignorata. Ci siamo sentite spesso come minatori che scoprivano filoni metalliferi preziosi e li portavano alla luce e alla conoscenza di tutti: una vera ricchezza umana e universale, e in questo senso “cattolica”. Certo, fra le molte lettere che abbiamo ricevuto dalle lettrici, fra cui numerose consacrate, sono emersi anche casi e vissuti dolorosi che ci hanno riempite di indignazione e di sofferenza. Come ben sa, non siamo state noi a parlare per prime, come forse avremmo dovuto, delle gravi denunce dello sfruttamento al quale numerose donne consacrate sono state e sono sottoposte (sia nel servizio subordinato sia nell’abuso sessuale) ma lo abbiamo raccontato dopo che i fatti erano emersi, anche grazie a molti media. Non abbiamo più potuto tacere: sarebbe stata ferita in modo grave la fiducia che tante donne avevano riposto in noi. Ora ci sembra che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili. Si scarta in questo modo un lavoro positivo e un inizio di rapporto franco e sincero, un’occasione di parresia, per tornare all’autoreferenzialità clericale. Proprio quando questa strada viene denunciata da Lei come infeconda. Santo Padre, a Lei e al Suo predecessore dobbiamo la gratitudine per questi sette anni di lavoro appassionato che – ne siamo sicure – ha contribuito, se pure in piccola parte, a dare coscienza, pensiero e anima femminili alla Chiesa nel mondo: perché davvero, come si legge nella Sua esortazione apostolica Evangelii gaudium (104) le donne “pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono facilmente eludere”. Lucetta Scaraffia

Lucetta Scaraffia

Via | avvenire, corriere, repubblica

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