Caso Lizzie Miller, quando i giornalisti sono miopi e fuori luogo



Sta facendo scalpore il caso di Lizzie Miller, la modella americana di pagina 194 del numero di settembre 2009 della rivista “Glamour” (USA) che si è lasciata immortalare in tutte le sue armoniose rotondità: 1 metro e 80 di altezza per 80 chili. Una assoluta novità per una rivista di moda che venera i corpi filiformi e investe tutto sull’apparenza.

La storia è questa: il magazine aveva pubblicato un’immagine di Lizzie (o Lizzi) Miller a corredo di un articolo sulla fiducia in sé stessi. Nessuno, neppure lei in persona, avrebbe mai potuto immaginare che quella scelta avrebbe portato una valanga di telefonate, e-mail, lettere, messaggi da parte dei lettori entusiasti della piccola foto - è proprio il caso di dirlo - 7,5 cm x 7,5 cm.

Così, la modella dalle forme generose è diventata una star in poche ore. Si sprecano le interviste e le apparizioni negli show americani. Rivoluzione dei canoni estetici? Le modelle scheletriche e anoressiche inizieranno a mangiare di nuovo perché verranno licenziate? Con ogni probabilità non sarà così.

Certo, la giovane Lizzie (20 anni) non si direbbe che abbia le tanto osannate forme da Top Model. Quelle forme tanto care alle riviste, quelle che dettano la dura legge della moda, che definiscono i canoni della bellezza, quelle forme che nel mondo dello spettacolo marchiano a fuoco la visibilità e regalano le copertine. Proprio quelle forme che decretano vincitrici e perdenti.

Tutto questo mi ha fatto pensare. Dobbiamo riconsiderare la scelta delle nostre modelle”, ha detto Cindi Leive, direttrice di “Glamour” sul blog.

La verità è che fa pensare proprio l’affermazione di questa manager. Forse i grandi della moda, anzi, meglio dire “i grandi della stampa”, quelli che effettivamente detengono il potere di vita o di morte sulle persone, i luoghi e gli oggetti, oggi devono riconsiderare un sistema multi-miliardario che loro stessi hanno contribuito a creare e per il quale fanno carte false affinché rimanga immutato? Ma perché, fino ad ora, in che mondo sono vissuti? E’ possibile che questi grandi della moda/stampa siano talmente in alto, elevati dal mondo terreno, così fuori che non si siano mai resi conto che le ragazze muoiono di anoressia perché tentano di imitare una modella che loro sbattono continuamente in copertina da un lato all’altro del globo? Basta veramente un coro di voci che plaudono la foto di una DONNA NORMALE, un caso fortuito di immagine apprezzata, a far riconsiderare tutta la questione? Addirittura a rivedere i canoni della bellezza di oggi? E’ possibile che sia tutto così facile?

L’affermazione della manager è stata dettata in un momento in cui l’opinione pubblica americana ha messo sotto i riflettori un certo aspetto sociale, premiando involontariamente una rivista devota al perfetto contrario. Se è vero ciò che dice, se riconsidererà veramente la scelta delle modelle, vorrà dire che nel numero di ottobre non ci sarà solo la copertina a lei dedicata, ma tutti i servizi avranno come soggetto questo nuovo concetto di modella, e così a venire nei numeri successivi? Anche gli stilisti cambieranno rotta?

La notizia ha fatto ormai il giro del mondo, i giornali tutti l’hanno riportata, questa mattina l’ho sentita almeno in due trasmissioni radio, e tutti decantano la vicenda di questa ragazza fortunata e coraggiosa.

Tuttavia rimango stupita. Rimango stupita dalla superficialità, noncuranza, faciloneria che sfocia nell’ignoranza di diversi casi nella stampa italiana. Un caso “importante” in particolare. E tanti dubbi e domande mi assalgono.

Usa, spopola la modella oversize”, titola il “Corriere della Sera.it” del 26 agosto, aggiornato al 27 per l’inserimento di un piccolo inciso dovuto ai commenti dei lettori. L’articolo reca la firma Elmas Burchia, non è lui che ha attirato la mia attenzione.

Lizzi, nuovo simbolo della rivolta contro le donne troppo magre”, pubblicato sempre su “Corriere della Sera.it” in "Cronache", di Gian Luigi Paracchini.

Riporto un estratto:

“Potrebbe essere lei l'eroina involontaria e sorridente, la suffragetta svestita e straripante, ad aver marcato un clamoroso spartiacque nel comune senso di bellezza femminile. (…) 1 metro e 80 di altezza per 80 chili, praticamente nuda e con più d'un filo di pancetta è stata salutata dai lettori come un documento epocale, una testimonianza sovvertitrice e finalmente liberatoria dopo tanti anni di frustrazioni. (…) Un coro e un applauso vibrante del genere tributato a Fantozzi dopo la sua sintetica orazione su ‘La corazzata Potëmkin’. Ebbene sì, la magrezza è una boiata pazzesca. (…) Questa bella ragazzona con cui nessun maschio, se non in perfetta forma fisica vorrebbe litigare, ha realisticamente sempre evitato d'immaginarsi un futuro da top model, visti i canoni imperanti. Ora si trova nei panni della star cicciottella e vendicatrice, merce golosissima (in tutti i sensi) per ogni talk show e destinata alla prima pagina del prossimo numero di Glamour. È la donna reale, non spigolosamente eterea, che rimescola le carte della seduzione. E che ha confessato, con quella rotondità in vita, di adorare la danza del ventre. Un idolo”

Domanda: ma il signor Gian Luigi Paracchini, autore dell’articolo, si rende conto di quello che ha scritto? Eppure il “Corriere della Sera” non è l’ultimo giornaletto nato. Eppure sempre più spesso mi capita di pensare che oggi, in Italia, le notizie vere si leggono solo sulla “Gazzetta dello Sport”.

Oggi una giovane donna che vuol fare la modella, che vuole fare del suo corpo la sua fortuna viene paragonata a chi invece ha condotto la sua vita in maniera del tutto opposta, lottando per il riconoscimento di diritti inalienabili e secondo principi incrollabili. Un paragone decisamente poco calzante e che fa sorridere una “suffragetta svestita e straripante”.

Il perché questa ragazza voglia diventare una modella non lo conosco, e come me giusto anche qualche altro milione di persone. Magari è una studentessa che per pagarsi gli studi si cimenta con questi “lavoretti”. Tutto è possibile, no? Soprattutto nel Paese in cui puoi realizzare i tuoi sogni (così si diceva in “Pretty Woman”). Magari l’ha fatto per gioco, hai visto mai che una foto passa nelle mani giuste. Ma da quando in qua, la celebrazione della bellezza nella sua forma più scontata e scarsa è eguagliabile allo stile di donne moralmente più elevate che hanno fatto dei principi e dei diritti economici, politici e sociali la loro ragione di vita?

La parola “straripante” offre numerosi spunti di riflessione. Come il suo collega il signor Elmas Burchia che la descrive come “OVERSIZE”, sembra che il signor Paracchini abbia una visione un po’ distorta della realtà.

Un dubbio mi sovviene: siamo proprio sicuri che i due giornalisti abbiano visto la foto giusta? Vado a rivedere le foto che hanno pubblicato su entrambi gli articoli. No, no è proprio lei: bionda, alta (almeno così sembra), sorridente, solare, luminosa, ops… un piccolo rotolino di ciccia sulla pancia. Non manca niente, anzi, meglio dire “non avanza proprio niente”. Ma allora come è possibile che una così bella ragazza risulti grassa, straripante, oversize agli occhi dei giornalisti del “Corriere della Sera.it”? (altri la definiscono cicciottella, ma in verità non è nemmeno così). Forse è grassa perché le scapole non sono in bella mostra e non si contano le costole?

In tutto rispetto, poi, non mi sembra che la signorina Lizzie Miller sia la rappresentante di un progresso sociale e grazie a lei il mondo ora ha aperto gli occhi sulla spinosa questione dei canoni di bellezza femminile… cioè sul tipo di donna che viene sbattuto in prima pagina su tutte le rivista più modaiole e che viene ritenuto così un ideale da sognare, imitare e raggiungere.

Signor Paracchini vorrei rivolgerle una domanda: lo sa che ci sono migliaia di persone che lottano ogni giorno per riuscire a far affermare idee più sane sul concetto di bellezza, soprattutto quando è riferita alle donne? Lo sa che la maggior parte delle volte idee di concorsi per donne grasse, quelle veramente grasse, obese et similia, vengono proprio dall’America (regno dei veri cicciottelli) proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su malattie provocate dai disagi alimentari?

Quella che si vede nella foto è effettivamente un po' di pancetta, ma la ragazza è anche seduta. Però "più d'un filo di pancetta" insinua altro. Questa ragazza è stata coraggiosa e spiritosa nel farsi fotografare di lato, senza avere il busto a 45° e senza trattenere il respiro. Bello smacco per tutte quelle famose silhouette falsate da taglia&cuci tra luci e accorgimenti vari. Un bel traguardo sì per chi avrebbe voluto vedere un'immagine diversa in una rivista del genere, ma non dimentichiamo che era stata scelta per corredare un articolo in cui si parlava della fiducia in sé stessi e non perché scrivevano "le modelle anoressiche e senza espressione sono orribili".

L'attacco di ironia isterica trova la sua massima espressione in Fantozzi, improvvisamente si torna seri e anche politically correct "la magrezza è una boiata". Ma poco fa non era stato detto che Lizzie Miller è straripante? Lizzie Miller porta la taglia 12 che in Italia corrisponde ad una 46. Una 46 addosso ad una alta 1 metro e 80 fa una donna straripante? Mi impegno a trovarle qualcosa di straripante, ma non ha nemmeno tanto seno! E' una donna letteralmente con una bella presenza, ma non sembra grossa da incutere timore agli uomini. Perché mai un uomo dovrebbe temere una donna alta e robusta? Le donne non si sono ancora spaventate degli uomini...

La "star cicciottella" avrà una copertina. Il prossimo mese. Ma siamo al limite del ridicolo se pensiamo che questa situazione ripagherà le umiliazioni e le delusioni di chi ha qualche chiletto in più, di chi è normale e bellissima come Lizzie Miller e invece si è sentita dire "grassa" e "straripante". Sembra la cattiveria dei bambini: "sei una cicciabomba pappapero". Magari quella bambina aveva solo il viso paffutello. Magari quella bambina è un animo sensibile, e quella ferita se la porta dietro finché da adulta non arriva a pesare 38 chili.

Magrezza non fa rima con bellezza. Essere magre o delle modelle non rende quelle donne regine di seduzione. Sconfiniamo nel ridicolo e nell'ignoranza se pensiamo ciò. Vorrei svelare un segreto. Non me ne vogliano tutti quelli che sono convinti dell'esclusiva delle modelle nel possedere "le carte della seduzione": la seduzione è donna. E donna è la donna. Donna è Lizzie Miller. Donna è Sofia Loren. Donna è Margherita Hack. Donna era Fernanda Pivano. Donna era Oriana Fallaci. Donna è Hillary Clinton. Donna è Rita Levi Montalcini. Donna è Julie Andrews. Donna è Fiorenza De Bernardi. Donna è mia madre. Donna sono io.

Caro Signor Gian Luigi Paracchini mi permetto di scriverle questa piccola lettera aperta perché le parole sono preziose ed hanno un valore unico. L’osservatorio dal quale mi è permesso di scrutare è il mondo di una giovane donna, e quello che ho letto mi ha lasciato attonita e profondamente sconcertata.

Ironia odi et amo. Il problema non è non saperla riconoscere. Il problema è saperla applicare nei tempi e nei modi: sottile, brillante ed elegante. Questo fa la qualità! Questo fa la differenza! Il problema non è usare l'ironia. Chi la usa è un passo avanti, ma è necessario non creare problemi più seri.

In un tempo in cui una ragazza si sente bene con sé stessa solo se le si dice “sei bella”, in un tempo in cui una donna vede trionfare la bellezza sull’intelligenza e sulle capacità, in un tempo in cui una donna normale si guarda allo specchio e si vede mostruosa, in un tempo governato dall’insicurezza dell’essere, persone che hanno potere e libertà di scrivere, che hanno nelle proprie mani il potere di controllare e influenzare prepotentemente le opinioni di chi legge, non è possibile che siano allo stesso tempo così inette da non comprendere i danni che possono provocare in una mente fragile e malata.

Se Lizzie Miller è una donna normale, bella e normale, e abbiamo una foto a testimonianza di ciò che permette a tutti di avere lo stesso esempio su cui riflettere e mettere qualche punto, i discorsi dovrebbero essere affrontati con un altro tatto. Non si dice "straripante". Non si dice "oversize". Non si dice "grassa" perché con non ha la pelle attaccata alle ossa. Non si dice "ragazzona con cui nessun maschio, se non in perfetta forma fisica vorrebbe litigare". Parliamo, infine, di "uomini e di donne". Maschio e femmina sono gli animali.

C’è tanto da imparare ancora, come giornalisti e come uomini. Io la vedo così.

Un buon giornalista si rivolge al lettore. E’ attento al lettore. Un buon giornalista è occhio vigile e discreto della propria società. Un buon giornalista non si abbandona a parole reboanti. Un buon giornalista raggiunge mente e cuore con la semplicità dell’osservazione e della riflessione. Un buon giornalista è portatore di sicurezza e messaggero di speranza. Un buon giornalista ha la sensibilità per indagare la vita e narrarla con umiltà e senza paura. Un buon giornalista ha il dono di aprire gli occhi del mondo. Un buon giornalista ha la curiosità di scoprire tutto ciò che è all’ombra. Un buon giornalista è prima di tutto un uomo.

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