Hina Saleem: la tragica punta di un iceberg sommerso

Questo blog parla di noi donne: dei nostri diritti, delle nostre vanità, dei nostri sogni; ma soprattutto questo blog grida sottovoce, ogni giorno e tra ogni riga, la dignità e la bellezza di essere donne, nella frivolezza, ma anche nelle questioni serie. Allora mi sembrava doveroso spendere due parole, inutili forse e retoriche, ma sentite, per il caso di Hina Saleem. Un caso che altro non è che la punta di un iceberg sommerso nella nostra realtà italiana, un iceberg pericoloso e cattivo, nascosto da un mare magnum di ipocrisie, indifferenze e strane alleanze politiche.

Anni fa, ho letto un romanzo, di cui non ricordo nè la storia, nè il titolo. Mi ricordo solo che era ambientato in un Paese islamico e che a un certo punto un padre uccideva spietatamente la figlia, lapidandola, spaccandole la testa; per aver perso l'onore facendo l'amore con un ragazzo della sua età, prima di sposarsi con il suo fidanzato promesso, un vecchio brutto e bavoso. Ricordo che rimasi interdetta, profondamente scossa, inevitabilmente schifata. Guardavo mio padre e pensavo: che razza di uomo potrebbe barattare l'amore e la vita di sua figlia, con l'ONORE? Ma che cos'è l'onore? Cosa resta dell'orgoglio quando la vita finisce? Mio padre mi amava, come potevano esistere padri così feroci, così disumani? Decisi che ciò che avevo letto era solo un racconto, la storia di un episodio probabilmente lontano nel tempo e nello spazio, oppure del tutto inventato per esagerare gli aspetti di una cultura diversa.

Purtroppo già per 37 volte mi sono dovuta ricredere. 37 volte in cui questo stesso episodio si è ripetuto non in un tempo lontano e nemmeno in uno spazio lontano, ma qui in Italia e proprio in questi anni. Anche oggi, ho riascoltato e riprovato lo stesso orrore che aveva colpito la mia sensibilità di bambina. E sono ritornata bambina di nuovo, sentendomi fragile e vulnerabile allo stesso modo, di fronte a un fatto che non ha nulla di umano, che ha tutto dellla crudeltà. Quella vera.

Nel mare magnum di notizie e di parole che sono state spese per l'uccisione di questa ragazza, Hina Saleem, ho letto un articolo del Giornale che riflette perfettamente ciò che penso: bisogna fermare tutto questo. Non è più possibile fare finta di niente: ci proclamiamo civili e rispettosi dei diritti umani; ma tollerare questi episodi, permettere che certi principi continuino a vivere anche qui, non solo va contro le nostre leggi, ma anche contro tutti i nostri valori di persone. E se non mettiamo con forza la parola fine a questa barbarie, prima o poi, ne finiremo schiacciate anche noi donne italiane, noi che vorremmo essere il simbolo dell'emancipazione.

Ciao Hina, sarai spero il simbolo di una lotta per conquistare il diritto alla vita e il diritto alla felicità. Per tutti.

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