Le italiane non acquistano abbigliamento dai cinesi

abbigliamento cineseQuesto è un argomento che a volerlo sviluppare ci si metterebbe talmente tanto tempo da perdere di vista lo spunto iniziale per arrivare ad aspetti che è difficile considerare qui e adesso. Il succo del discorso però lo conosciamo tutte perché negli ultimi anni in tante si sono poste il dilemma – acquistare o no dai cinesi?

Chi è a favore porta a propria difesa i prezzi bassi e l’accessibilità per chiunque ma soprattutto la tesi inoppugnabile secondo cui quasi tutto quel che acquistiamo, sia abbigliamento o meno, è ormai prodotto in Cina o con manodopera cinese sottopagata o addirittura clandestina. Chi è contrario si trincera dietro posizioni a tratti snobistiche ma più spesso orgogliose di un Made in Italy che a dirla tutta perde un po’ di significato quando l’eccellenza manifatturiera si confonde con la produzione industriale.

Ma questi sono discorsi sottili che lasciano spazio a interpretazioni, punti di vista e conti con il proprio portafogli. Più evidenti sono invece le cifre che una ricerca sui consumi di moda ha reso noti in questi giorni: il 43,34% degli italiani rifiuta di acquistare abbigliamento con etichetta di origine cinese. Sono soprattutto napoletani e milanesi a fare attenzione ai capi griffati, in maggioranza donne.

Ancora, bisogna differenziare tra i negozietti cinesi che vendono maglioncini sintetici a pochi euro e molti marchi che spesso spacciano per Made in Italy autentico un prodotto che di Made in Italy ha solo l’ideazione – il disegno, essenzialmente – mentre la manifattura è tutta cinese. Voi come affrontate il problema? Acquistate senza problemi quel che vi piace o vi ponete qualche domanda su provenienza e lavorazione dei capi?

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail