Cherfrì o carefrè?

Uno degli effetti più speciali con cui il secchione delle mie scuole medie pensava di stupire le compagne era la notizia, più volte battuta, della pronuncia corretta della parola "Carefree". "Non carefré" - annunciava, mangiando crackers Doriano - "ma cherfrì, perché significa: senza preoccupazioni".

Non ebbe più successo quando rivelò al mondo che, su Napster, "ualbois" dei Duran Duran si sarebbe scaricata più velocemente cercandola tramite la stringa "wild boys". Era già il finire del liceo e le compagne, già stronze cinque anni prima, erano divenute ancora più esigenti in fatto di conversazione. Che il detersivo "Ace" potesse, in realtà, voler dire "asso", fu l'ultima cosa che gli sentii dire in gita a Rimini, prima di essere colpito ripetutamente da una pallina da tennis riempita di Gemme del Mulino Bianco e acqua marina.

Certo, era un personaggio scomodo, che attentava a un sistema ben radicato.
Oggi, grazie all'inglese maccheronico fin dalle scuole elementari, una bimba italiana può scegliere da lei come pronunciare la parola carefree, in piena libertà. Una conquista che, in cuor mio, spero tanto che il mio amico secchione possa non aver già sperimentato su di un'eventuale frutto femminile dei suoi lombi. Ahimé: temo che, se quella bambina davvero esistesse già, sarebbe davvero in un mare di guai.

E, grazie al web, non soltanto possiamo conoscere con un click la pronuncia esatta delle parole straniere - per poi evitarla come la peste - ma anche apprendere su Wikipedia che, ad esempio, esiste un posto, in Arizona, che si chiama proprio Carefree.

Toponimo quasi involontariamente pubblicitario, di una località talmente assorbente che è divenuta desertica.

E voi come pronunciate la parola Carefree, chiedendone un pacchetto alla commessa del minimarket sotto casa?

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