Elisabetta I d’Inghilterra, un modello insegnato nelle grandi Business School alle future donne manager

Elisabetta I d’Inghilterra si incamminava verso la sua incoronazione con la Bibbia stretta al petto. Aveva 25 anni. Era protestante. Era maestosa. Era delicata. Una Madonna protestante, un re a tutti gli effetti, un vero soldato. La folla gridava: "La regina è una donna".

Per 30 anni riuscì a rinviare una inevitabile guerra con Spagna e Francia grazie alle sue incredibili astuzie femminili. Filippo II di Spagna la voleva sposare pensando che da brava ragazza qual era, con in dote l’Inghilterra, non l’avrebbe rifiutato e le avrebbe consegnato il Paese. Poi c’era Francesco di Valois, duca di Anjou. Anche lui mirava alla dote ed era convinto che l’avrebbe sposato. Ma qualcosa non andò come loro avevano previsto.

Elisabetta sapeva che finché rimaneva “intatta”, lo sarebbe stata anche l’Inghilterra. E la storia le ha dato ragione. "Se avesse sposato un Asburgo o un Valois, l’Inghilterra oggi (forse) non ci sarebbe. L’inglese non sarebbe stato la lingua della corte e il nord America sarebbe stato colonia spagnola o francese. Inoltre, non ci sarebbe stata la circumnavigazione del globo di Francis Drake con il suo profitto del 4.800%, cioè non ci sarebbe stato impero britannico, perché da qui arrivò il capitale iniziale della Compagnia delle Indie. Il Parlamento non sarebbe esistito".

La verginità di Elisabetta significava indipendenza per lei e per il suo popolo. E oggi la storia di Elisabetta I, la Regina Vergine, viene insegnata nelle grandi Business School come modello per le future donne manager.

Ai tempi di Elisabetta Tudor, il destino di una donna era quello di “amare, onorare, obbedire” e generare figli (preferibilmente maschi). Elisabetta era un meraviglioso mix di temperamento (ereditato dal padre), tenacia, disciplina e carisma (ereditate dalla madre, decapitata come strega), ma anche crudeltà, spirito vendicativo e diffidenza verso amore e devozione. Dalla storia della sua governante Catherine Parr imparò una grande lezione: che una donna può essere regina, ma se vuole governare deve dimenticare l’amore.

Catherine diventò la sesta moglie del padre Enrico VIII. Dopo essere rimasta vedova sposò il suo amore di sempre, Lord Seymour il quale però mostrò ben presto di avere grande interesse per la principessa Elisabetta. Catherine morì di parto, Lord Seymour fu imprigionato e messo alla ghigliottina. Mentre Elisabetta riuscì a conservare il suo onore, imparò anche che una regina non può innamorarsi, e soprattutto non può sposarsi. Perché diventa semplicemente la moglie di un re.

"Mio amato popolo, qualcuno ha cercato di mettermi in guardia dai tradimenti. Ma vi assicuro non ho alcun desiderio di vivere nella sfiducia del mio fedele e amorevole popolo. Sono i tiranni a dover avere paura. Io ho sempre riposto la mia maggiore forza e salvaguardia nel cuore leale e nella buona volontà dei miei sudditi. Sono venuta qui non per distrarmi o divertirmi, ma decisa, nel clamore della battaglia, a vivere o morire in mezzo a voi. So di avere il debole corpo di una donna, ma possiedo il cuore e il fegato di un re, anzi di un re d’Inghilterra, e provo un profondo disprezzo a pensare che la Spagna o qualsiasi principe d’Europa possano osare invadere i confini del mio regno, per difendere il quale, e il mio stesso onore, sono pronta a imbracciare io stessa le armi, a essere il vostro generale, giudicando e ricompensando tutto il valore che mostrerete sul campo di battaglia".

Così parlò in mezzo al suo esercito, bardata nell’armatura, nel 1588 mentre aspettava l’invasione della Grande armata di Filippo II di Spagna.

Via La Stampa.it

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