AIDS: le donne si infettano di meno e si controllano di più



Venerdì scorso all’università di Milano è stato celebrato il ventennale della nascita della sezione lombarda dell’Anlaids, l’Associazione nazionale per la lotta all’Aids, ed è stata colta l’occasione per riflettere sulla situazione italiana in generale e della Lombardia in particolare, la regione italiana con il più alto numero di casi riscontrati: 2000 ogni anno, 44.700 in tutto ad oggi.

"Milano capitale dell’Aids", ogni giorno si infettano due milanesi, precisamente come accade a New York. Ogni cinque contagi da virus Hiv, uno si trasforma in infezione.

Nel nostro Paese si stimano non meno di 3-4000 nuovi contagi all’anno che potrebbero anche aumentare in relazione ai flussi migratori e al turismo sessuale. “In Lombardia –ha riferito Luigi Macchi, Dirigente U.O. Governo della Prevenzione Regione Lombardia– vengono eseguiti 400.000 test all’anno in ambulatorio. A questi si aggiungono i 35.000 test sui donatori di sangue e gli altri eseguiti su persone ricoverate in ospedale”.

Parlare di Aids vuol dire parlare di sesso non protetto. Le donne si infettano meno degli uomini, e sono quelle che si sottopongono più spesso al test. Secondo un’indagine condotta nella Regione durata quattro anni (dal 2004 al 2008), il 30% delle donne, tra i 25 ed i 39 anni, ha fatto il test almeno una volta. 10% è invece la percentuale degli uomini, tra i 25 ed i 44 anni.

Secondo le stime dell’Anlaids in Italia la percentuale di persone ignare di essere sieropositive tocca il 40% (la media europea è di circa 25%).“L’Aids non è più un’emergenza –ha detto Mauro Moroni, presidente dell’Anlaids- ma non vuol dire che il problema non esiste”. Il mondo dell’Aids è sotterraneo e sommerso, ecco perché l’Associazione oltre all’attività di sostegno si impegna ogni giorno nella prevenzione, “fondamentale ripartire dalle scuole”, ha spiegato Massimo Galli, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’ospedale universitario Sacco di Milano.

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