Pillola abortiva: arriva lo stop dal Senato



Nello scorso mese di luglio l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) approvò a maggioranza la commercializzazione in Italia della pillola abortiva dietro prescrizione medica. Ieri invece è stata approvata dalla Commissione Sanità del Senato la mozione presentata dal presidente del Pdl Antonio Tommasini che chiedeva lo stop alla procedura di commercializzazione della Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute sulla compatibilità con la legge 194.

Molte le polemiche del mondo politico, in particolare del PD, poiché la relazione di maggioranza è passata con 14 voti a favore e 8 contrari tutti dell’opposizione.

"Chiacchiere. Ancora una volta. Ci dicano che cosa vogliano fare", ha protestato la capogruppo dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. "Un autentico colpo di mano" ha dichiarato il presidente del gruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario. "È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità che ha chiesto al governo di bloccare la messa in vendita della pillola Ru486. Si tratta di una scelta oscurantista che fa fare salti indietro rispetto ai paesi più evoluti, nei quali viene già somministrata da anni".

Soddisfazione arriva invece da parte dell’UDC. "Bene ha fatto la Commissione Sanità di Palazzo Madama ad approvare un documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva nel quale si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute" ha dichiarato il presidente Rocco Buttiglione. "Dobbiamo ricordare –ha sottolinea l’ex ministro- che in questi temi deve sempre prevalere il principio di precauzione. Stavolta diciamo noi 'giù le mani dalla 194', una legge da applicare di più nelle parti in cui tutela la salute della donna".

Tuttavia in molti, anche della maggioranza, non condividono lo stop da parte della Commissione Sanità del Senato nei confronti della pillola, proprio perché l’Agenzia Italiana del Farmaco, del tutto tecnica e neutrale, ne aveva ammesso all’uso con vincoli rigorosissimi e la commercializzazione e l’uso era consentita solo in ospedale.

Ci risiamo, questione politica o etica? Dove sta la verità: si sta proteggendo veramente la salute della donna o è solo l'ennesima ripicca politica? A voi il responso.

Fonte Ansa

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