Omicidio Sarah Scazzi, Michele Misseri mostra in aula la corda del delitto

L'omicidio di Sarah Scazzi è ancora un vaso di Pandora che fa fatica a svuotarsi del tutto. L'ultimo capitolo della triste vicenda della ragazza avetranese, su cui ancora aleggiano zone d'ombra, è stato messo in scena oggi, da Michele Misseri, zio della giovane, che durante la trentaduesima udienza del processo per l'omicidio della nipote, ha tirato fuori dalla tasca della giacca la corda con cui sostiene di averla strangolata.

Pochi giorni fa in aula, Misseri aveva scagionato moglie e figlia, dichiarandosi unico colpevole per la morte di Sarah. Tuttavia, le sue testimonianze, sempre troppo poco precise e suscettibili di rettifiche, non hanno mai convinto del tutto. Anche oggi in tribunale, Misseri è caduto nell'errore di parlare al plurale, come se il delitto non avesse un unico imputato.

Eppure, lapsus a parte, Misseri continua a sostenere di aver incolpato Cosima e Sabrina per seguire il suggerimento del suo ex legale, l'avvocato Daniele Galoppa e della criminologa Roberta Bruzzone. Ma a quanto sembra i sensi di colpa per la verità taciuta lo avrebbero portato a confessare la realtà dei fatti. Il dubbio sull'effettiva veridicità delle sue parole però rimane, in quanto lo zio d'Avetrana continua a rispondere con un laconico "Non ricordo" quando le domande del pm, Mariano Buccoliero, si fanno più particolareggiate.

E alla richiesta di spiegare alla corte come mai abbia usato una corda per uccidere la nipote anziché le mani, Misseri ha risposto:

...era appoggiata sul trattore. Se avessi avuto il cacciavite, avrei preso il cacciavite.

Foto | Facebook

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