Fare la casalinga è una scelta o una necessità?


Fare la casalinga o andare in ufficio? Per alcune donne non è una scelta, è la vita. La crisi economica, i figli, il lavoro del partner (che puntualmente pesa di più sul bilancio della famiglia) condizionano le attività professionali delle donne. Ci sono signore costrette a stare a casa, perché raggiungere il posto di lavoro e pagare una baby sitter vanifica i guadagni. Il risultato? Come negli anni Cinquanta, sono numerose le donne che lavorano in casa.

Secondo il dato Ocse, relativo al tasso di occupazione femminile in Italia nel 2011, l’46,5 percento è impiegata. Neanche la metà lavora, ma non è tutto perché c’è stato un calo se si guarda al 2008, quando le donne che lavoravano erano il 47,2 percento. Nel nostro Paese ci sono 5 milioni e 800 mila donne under 35 a casa.

Come mai si sceglie di fare la casalinga? Alcune motivazioni le abbiamo già annunciate. Quasi la metà delle ragazze resta a casa dopo la nascita di un figlio, perché rientrare al lavoro sembra quasi impossibile. Qui per le tante donne a casa appagate dal loro ruolo tradizionali, ne esistono tante che si sono piegate a questa drammatica situazione sociale (soprattutto dopo la cassaintegrazione o peggio la disoccupazione). Annalisa Tonarelli, ricercatore in sociologia dei Processi Economici e del Lavoro che ha condotto lo studio, al Corriere della Sera ha dichiarato:

L’etichetta di “casalinga” tradizionalmente intesa si adatta poco a rappresentare l’universo sempre più composito e differenziato delle donne che lavorano a casa, fatto di identità, storie e aspirazioni profondamente diverse. Analizzando i motivi di base della scelta, nel 2012 sono diminuite le madri che abbandonano l’impiego per l’impossibilità di trovare equilibrio tra i due ruoli.

Via| Corriere
Foto| Flickr

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