Articolo shock di Pontifex sul femminicidio: "Le donne dovrebbero farsi autocritica"

Su Pinkblog abbiamo spesso trattato l'argomento femminicidio, sull'onda dell'emotività derivata da sempre più tristi e laceranti fatti di cronaca e dai dati impietosi sul numero di donne vilipese nel corpo e nell'animo dai propri uomini. Pochi giorni fa si parlava della ratifica da parte del nostro governo della Convezione di Istanbul contro la violenza sulle donne, auspicandoci maggiori diritti e presto anche una legge ad hoc. Il tutto per evitare che i vari casi portati in tribunale, continuino a cadere nel pericoloso circolo delle attenuanti generiche per l'uomo che commette il fatto.

E intanto Pontifex, il quotidiano online di estrazione cristiano cattolica, tuona in modo inopportuno (a nostro personale giudizio) sulla presunta colpevolezza della donna, giudicata leggera nei costumi e quindi in parte responsabile di ciò che subisce. Sebbene si ritengano da "punire con fermezza" tutti gli atti di violenza di genere, più nel profondo si punta il dito contro le libere scelte: come vestire, come truccarsi, come parlare e come vivere la propria vita.

Le donne facciano sana autocritica. Quante volte provocano?

Così ci accoglie alla lettura dell'articolo il titolo ben evidente in grassetto della pagina di Pontifex. Ebbene, dopo aver lottato a lungo per abbattere l'idea stupida e insensata che ci vuole in parte colpevoli degli atteggiamenti violenti degli uomini, cadiamo ancora nel cliché più arcaico dell'autocritica per un orlo di gonna più corto o per una nostra "eccessiva" indipendenza. La sensualità femminile appare come un peccato mortale intrinseco nella natura della donna, pagabile per questo con lividi, insulti e omicidio.

Durante gli anni 70, le femministe bruciavano i propri reggiseni in piazza, in segno di protesta, per far sentire la voce di una categoria sempre troppo in silenzio e sempre troppo nell'angolo. Provocazione? Si, eccome! Se l'autocritica che dobbiamo farci è per aver lottato affinché ogni donna fosse libera di votare, divorziare, abortire, studiare, lavorare, non scegliere fra figli e carriera, allora facciamoci un applauso con orgoglio, senza alcun senso di colpa.

Ogni battaglia fatta, con sacrifici e umiliazioni, è stato un passo in avanti verso la civiltà. Perché non esiste civiltà senza parità. Ma se l'uomo può permettersi il lusso di alzare le mani, scusato dalla troppa emancipazione della propria compagna, allora mettiamoci l'anima in pace e ammettiamo che di strada non ne abbiamo fatta poi molta. E ora si, facciamo autocritica, perché forse la voce non l'abbiamo alzata abbastanza.

Foto | Getty Images

  • shares
  • Mail