Nu Shu, la lingua segreta delle donne creata per esprimere emozioni

Nu Shu

"Davanti ad un pozzo non si muore di sete. Quando si è con le sorelle non c’è posto per la disperazione". Così recitava un antico detto cinese. La particolarità di questo proverbio sta nella sua lingua: solo le donne conoscevano. Una lingua ignorata e trascurata dagli uomini da sempre. Questa lingua più scritta che orale si chiama Nu Shu e negli ultimi giorni la stampa vi ha riportato l’attenzione per via della ristampa del primo dizionario Nu Shu, per l’inaugurazione di una scuola rigorosamente femminile con corsi per imparare l’antico linguaggio perduto delle donne e per un costume che si sta diffondendo sempre di più nella Pechino e Shanghai bene, dove le signore di buona famiglia si riuniscono per discorrere dolcemente in Nu Shu, per fare apprezzamenti sugli uomini presenti (o assenti) senza correre il rischio di farsi capire. Insomma si sta trasformando in una vera e propria lingua di classe, d’élite.

Si pensi però a quello che il Nu Shu rappresentava in passato: era il simbolo storico della discriminazione femminile, una piaga che ancora offende l’Asia intera. Oggi sta diventando simbolo della femminilità d’élite. Una rivincita per tutte le spose bambine e le concubine che portavano la morte nel cuore. Quelle donne a cui non veniva insegnato a parlare per impedire di poter esprimere le loro emozioni.

In Nu Shu nasce dalla trascrizione di versi e canzoni tradizionali che le donne Yao delle contee di Jianyong e Yongming (Hunan) usavano cantare durante i lavori di tessitura. Inizialmente per lo più fu fatto circolare dalle donne paesane con i piedi fasciati. Furono proprio loro, donne analfabete e senza educazione ad inventare questo unico sistema di scrittura. Per contrasto definirono la scrittura cinese "Nan Shu", ovvero "scrittura dei maschi". I mariti non erano in grado di comprendere i significati della scrittura delle loro mogli, anzi non la tenevamo minimamente conto perché le consideravano esseri inferiori. E fu proprio per questa profonda discriminazione a rendere sconosciuto il Nu Shu per secoli: una sub-cultura tutta al femminile in un mondo patriarcale.

Il Nu Shu trovava espressione nella vita quotidiana delle donne e fu integrato nel lavoro di routine. Veniva cantato ed in questo modo accompagnava la vita di ogni giorno. Era usanza riunirsi a cantare leggendo uno scritto Nu Shu mentre cucivano e ricamavano, e le loro scritture e canzoni sono diventati il più importante elemento delle cerimonie, inclusi i matrimoni. Il Nu Shu aveva la funzione di rinforzare la sorellanza e di trasformare la vita quotidiana in una sorta di fuga profumata di libertà, opposta ai grigiore e all’oppressione quotidiano. Ne sono testimonianza le toccanti lettere ritrovate scritte in forma poetica in modo da liberare le loro emozioni più profonde, in cui si rivela il grande risentimento nei confronti della dominanza maschile. Le donne a cui veniva imposto di sottomettersi ai mariti trovavano una sorta di sfogo attraverso proprio il Nu Shu, con il quale potevano esprimere tutta la loro malinconia e tristezza in maniera liberatoria.

Questa scrittura è composta da circa 7000 caratteri e si differenzia molto dai caratteri cinesi poiché sono più quadrati con linee dritte. Il Nu shu invece è scritto con forme curvilinee e spesso veniva ricamato sui vestiti come fossero dei disegni. Forte il legame con il ricamo, un’attività in cui le donne Yao eccellevano.

Il classico della letteratura Nu Shu è il Sanzhaoshu, che tradotto significa "Il libro del terzo giorno", una raccolta di poesie e canzoni che le donne del villaggio usavano donare alle giovani spose in occasione della cerimonia d’addio che avveniva a tre giorni dal matrimonio e che, in accordo con il vigente regime di patrivirilocalità, sanciva il loro abbandono del paese natio. Un libro interamente tessuto e ricamato a mano che aveva il compito di alleviare il sentimento di dolorosa solitudine che accompagnava le donne condannate alle nozze. Attraverso il linguaggio riuscivano a trasformare il loro quotidiano fatto di isolamento e oppressione in arte. Una beffa per tutti i fedeli maoisti ancora oggi rimasti, perché il "Libro del terzo giorno" occupa più spazio del Libretto rosso negli scaffali dei negozi.

Solo negli anni ’50 venne scoperto, poiché una donna con la sua scrittura attirò l’attenzione dei servizi segreti cinesi. Si temeva si trattasse di un codice segreto per lo spionaggio internazionale per questo l’intelligence iniziò ad indagare e questa ricerca scatenò una reazione gigantesca che coinvolse le migliori accademie linguistiche del Paese. Furono consultati i miglio linguisti, ma nessuno fu in grado di decifrare questi strani segni. Si deve arrivare agli anni ’80 per vederlo riconosciuto ufficialmente come "scrittura delle donne".

Ma arriviamo all’anno scorso. All’età di 95 anni si è spenta l’ultima voce narrante di questa antica lingua. Si chiamava Yang Huanyi. Nel 2001 la regista sino-canadese Yue Qing Yang ha raccontato la sua storia al mondo. Con la sua morte si chiude un’epoca di trasmissione originale della cultura Nu Shu e soprattutto di creazione di nuovi versi. Ora la parola passa alle donne e ai libri che cresceranno nel desiderio di studiare questa straordinaria cultura attraverso i manuali.

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