Rapelay, il videogioco degli stupri solleva le proteste italiane

Rapelay, l'orrido videogioco dove vince chi stupra minorenni e donne adulte in maggior numero, di cui abbiamo parlato in modo approfondito ad aprile scorso, è sbarcato in Italia dal Giappone e ha destato subito (per fortuna) bollenti polemiche. Leggo sul Messaggero che l'Aiart, associazione telespettatori cattolici, che ha dato vita a una campagna contro giochi di questo tipo, ha lanciato anche un allarme per l'inaudita violenza di Rapelay.

Quella dell'Aiart però non è l'unica testimonianza dell'agitazione italiana nei confronti del videogioco in questione: Alemanno, il sindaco di Roma, chiede che venga proibito e dichiarato illegale, poichè incita a un reato e perchè va a cozzare decisamente contro le numerose campagne di sensibilizzazione che si stanno svolgendo a favore delle donne e delle vittime di violenza. Anche Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, interviene dicendo che chiederà ai gestori che offrono la possibilità di scaricare Rapelay di rimuoverlo dalla rete. Inoltre la deputata Barbara Saltamartini ha definito aberrante il videogioco in questione, aggiungendo che l'aveva già denunciato tempo fa.

Un caso in cui la parola "censura" potrebbe assumere un'accezione decisamente positiva; io non sono tra quelli che considerano i videogiochi gli unici imputati della tendenza alla violenza e all'estraniazione dalla realtà, perchè credo nell'influenza positiva di certi mezzi espressivi e di comunicazione; ma credo anche che a dover essere censurate debbano essere le aziende che producono videogiochi con temi come questo, senza demonizzare l'intera categoria, ma puntando l'attenzione a quegli "adulti" da cui partono messaggi orripilanti, come quello chiaramente esplicitato in questo gioco.

Perchè è sempre da loro che alcuni ragazzi recepiscono significati violenti anche laddove non ci sono; a tal proposito mi è capitato recentemente di assistere a una palese dimostrazione di misoginia piuttosto colorita, proveniente proprio da videogamers convinti: durante un fan day, organizzato per l'imminente uscita di un videogioco peraltro graficamente bellissimo (e con una trama molto affascinante alle spalle) un improvvisato videogiocatore (che ha avuto il privilegio di provare il nuovo gioco in anteprima) ha ordinato al suo alterego virtuale di picchiare le donne che incontrava per strada. La platea, formata in maggioranza da ragazzini maschi e pieni di calli alle dita, si è infiammata applaudendo e urlando incitamenti al videogiocatore. Ciò significa due cose: da una parte, che gli sviluppatori del gioco hanno di fatto lasciato aperta la possibilità, anche se non conclamata, di picchiare virtualmente le donne nel game (e questo ha fatto scendere notevolmente la mia valutazione del gioco stesso); dall'altra che i messaggi anche se "nascosti", vengono recepiti dai ragazzi molto velocemente. Figuriamoci allora quelli espliciti.

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