Donne e lavoro: ecco la legge contro la discriminazione femminile

Dopo le critiche da parte della Commissione Europea sulla proverbiale lentezza del nostro Paese nell'attuare la direttiva europea CE/54/2006, relativa alle pari opportunità e al pari trattamento fra uomini e donne sul posto di lavoro, ecco giungere prontamente il d.lgs. del 25 gennaio 2010, n. 5, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010, che entrerà in vigore finalmente il 20 febbriao 2010.

Secondo il decreto, le sanzioni per chi commetterà discriminazioni di genere sul posto di lavoro saranno ben più aspre di quelle attuali: si rischiano fino a 50.000 euro di ammenda e anche l'arresto fino a 6 mesi nei casi più gravi. La nuova normativa dovrebbe inoltre garantire uno stesso trattamento economico, per cancellare quelle differenze di reddito rilevate finora.

Il Comitato nazionale per l'attuazione dei principi di parita' di trattamento ed uguaglianza di opportunita' tra lavoratori e lavoratrici, istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dovrebbe vigilare sull'attuazione delle nuove norme, che per inciso, mirano anche a tutelare la gravidanza, la maternità e l'adozione. Tutte cose che in teoria dovevano già essere tutelate soltanto dalla presenza della Costituzione, nonchè dai decreti legislativi precedenti (26 marzo 2001, n. 151, 11 aprile 2006, n. 198).

Ogni 4 anni, a partire dal 2011, la Commissione Europea dovrà stilare una relazione che monitori l'applicazione della direttiva 2006/54/CE, e quindi della legge sovracitata. La Commissione però opererà sulla base di informazioni fornite dal nostro Ministro del lavoro. Quale sarà la materia prima di queste informazioni? Le statistiche; e le statistiche corrispondono sempre a verità? Chiediamocelo. E chiediamoci anche quante donne potranno permettersi di denunciare il proprio datore di lavoro in caso di discriminazione. E poi diamoci delle risposte, soprattutto pensando a quella lentezza proverbiale che si accennava all'inizio, che quasi mi fa vergognare di essere una donna in Italia.

Foto | Flickr

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