I salari delle donne sono più bassi? Gli esperti sostengono di no



Le donne guadagnano meno per ragioni di genere? La Spagna vive una situazione molto simile all’Italia, anch'essa vive una situazione di arretratezza nell'uguaglianza di genere, con particolar riferimento al mondo del lavoro, ma a differenza del Bel Paese torna a manifestare il proprio malcontento contro una reale "intollerabile discriminazione di genere" proprio nella "Giornata europea per l’uguaglianza salariale" celebrata ieri. Media e politici spagnoli hanno rinnovato la loro protesta, ma non tutti concordano con queste denunce. Il dibattito rimane più aperto che mai.

Bibiana Aido, attuale ministro dell’Uguaglianza (l’equivalente del nostro ministro per le pari opportunità), ha denunciato ieri al congresso l’intollerante disuguaglianza salariale di genere presente in Spagna ed ha contestato che una donna deve lavorare un mese e 22 giorni in più rispetto agli uomini (per questo è stata scelta la data del 22 febbraio) per ottenere gli stessi guadagni.

Il problema però è che negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato che gli impresari non fanno discriminazione tra uomini e donne, e che la differenza di salario sia dovuta alle diverse forme nelle quali entrambi affrontano la propria carriera professionale. Per dirlo in altro modo, tra un uomo e una donna che vivono le condizioni simili (stesso livello di studio, età, esperienza, carichi familiari, storia lavorativa…) non esistono differenze salariali.

Ciò che accade è che, in generale (e qui c’è da segnalare che si tratta solo di una questione statistica con tutte le eccezioni che possono esserci), gli uomini e le donne non partecipano allo stesso modo al mercato lavorativo. Per ciò misurare e guardare solamente il risultato economico di uomini e donne non ha molto senso, sostengono alcuni: se non si introducono più variabili (fondamentalmente situazione familiare e storia lavorativa), i dati risultano falsati.

Oggi in particolare, per cercare di dare una qualche risposta a questo discorso si prendono in considerazione soprattutto due studi americani. Il primo è stato condotto da Marianne Bertrand per la University of Chicago Booth School of Business, ed ha analizzato l’evoluzione dei salari dei laureati con master MBA (quello diretto a futuri funzionari). Nel secondo, June O’Neill ha indagato per l’NBER (The National Bureau of Economic Research) i possibili motivi delle differenze tra i salari degli uomini e delle donne. In entrambi i casi le conclusioni sono state identiche: non ci sono differenze quando le circostanze sono uguali.

Sarà vero? Sentiamo cosa sostengono questi due studi statunitensi.

O’Neill ha spiegato che negli Stati Uniti "comparando i salari tra uomini e donne, appartenenti alla fascia 35-43 anni mai sposati e senza figli, i salari erano leggermente a favore delle donne". Qualcosa di simile lo ha affermato anche Bertrand, secondo la quale le differenze salariali si possono spiegare fondamentalmente in ragione dell’esperienza lavorativa e per il numero di ore lavorate, senza che il sesso influenzi le situazioni.

Perché allora negli Stati Uniti, Paese dove si sono svolti i due studi, gli uomini guadagnano il 20% in più delle donne? Forse perché uomini e donne non hanno la stessa esperienza lavorativa e non lavorano lo stesso numero di ore? E questo perché? Forse nella maggioranza dei casi perché lo hanno deciso liberamente le famiglie nordamericane?

Stando ai ricercatori della Chicago Booth University, che hanno studiato solo i laureati dell’MBA (ovvero profili di persone con stipendi più alti della media e le carriere più di successo, a dieci anni dalla laurea il 16% delle donne non lavora più, perché preferisce rimanere a casa con i figli, contro solo l’1% degli uomini. Ma non è tutto: il 92% degli uomini lavora full-time rispetto al 62% delle donne. E ancora: il tempo lavorato, che nel primo anno dopo l’MBA era quasi identico, a dieci anni di distanza, mostra sette ore settimanali in più in favore degli uomini (56,7 ore contro le 49,3 delle donne). Secondo il team della Bertrand, sono queste le differenze nel comportamento di fronte al mercato del lavoro che spiegano il salario superiore degli uomini non per motivi di genere. Ed aggiungono che le quarantenni d’oltreoceano single guadagnano tanto quanto gli uomini loro pari. Come spiega il professor Mark Jerry dell’Università del Michigan "l’età, il matrimonio ed i figli spiegano quasi tutta la breccia salariale tra uomini e donne".

Tuttavia esistono anche altri fattori che potrebbero spiegare queste differenze, come per esempio la pericolosità del compito: per esempio in un’azienda di taxi con conducenti donne e uomini, questi ultimi sono più inclini a chiedere il turno di notte (più pericoloso e meno comodo per chi ha figli). Ma alla fine possiamo riassumere i fattori così:

- Lavoro a tempo parziale (il ministero del lavoro ha riconosciuto ieri che l’80% dei contratti di mezza giornata in Spagna sono firmati da donne).

- Le donne sono più disposte ad abbandonare la carriera per la famiglia ed i figli.

- Le carriere più remunerative sono quelle che esigono più tempo lavorativo e che quindi portano anche salari più alti (come in campo finanziario), mentre le donne tendono a scegliere spesso lavori meno specializzati e pertanto meno remunerativi (come il marketing).

Alla luce di queste relazioni, titole come "Le donne guadagnano il 20% in meno per fare lo stesso lavoro" non è troppo preciso. Sicuramente d’effetto perché attirano l’attenzione. Secondo questi ricercatori occorre analizzare la situazione più in profondità prima di “anatemizzare” impresari tacciati di maschilismo e società definita discriminatrice.

Insomma cari lettori di Pink, alla luce di questi discorsi la colpa è fondamentalmente delle donne che si lamentano non a ragion veduta perché preferiscono (diciamo così, nei casi più fortunati) dedicarsi alla famiglia. Ora però questi grandi luminari dovrebbero anche dire alla società femminile che non può permettersi l’MBA (in Italia circa 30.000 euro) come risolvere il problema di mettere su famiglia (per chi non ce l’ha e la vorrebbe) o di come tirarla avanti in maniera dignitosa. Da un lato sarà anche vero che è logico guadagnare di meno se si sta a casa per figli e famiglia o accettare un part-time per gli stessi motivi, però dall’altro si possono fare altrettante considerazioni. Possono tutte le famiglie permettersi una tata per crescere i figli di modo che anche la donna possa soddisfare tutte le sue velleità carrieristiche? Una famiglia in cui i genitori passano a casa solo per dormire che figli si ritroverà quando avranno 20 anni? Qualcuno ha ancora in coraggio di dire che uomini e donne si dedicano alla famiglia allo stesso modo di come fanno le donne? Famiglia o fortuna? Questo argomento porta a infinite riflessioni, volete dire la vostra?

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