Libri di donne: Le conseguenze del caso di Alessandra Fiori

Copertina del libroLe conseguenze del caso di Alessandra Fiori, edizioni Piemme, è la storia di una donna, sposata e mamma da un anno, che somiglia a molte di noi. Chiara, questo il nome della protagonista, si sta recando in auto a Fregene, per le vacanze estive. Al volante suo marito Marcello, dietro la bambina, Emma, la tata filippina e il cane bavoso.

Sin dalle prime ore del viaggio, passato e presente si rincorrono nella narrazione. Chiara sta infatti tornando nella casa al mare dei suoi genitori, quella in cui ha trascorso da ragazzina le solite vacanze. Al vissuto quotidiano si sovrappongono le immagini di quel periodo, i ricordi e lentamente anche i misteri che sembrano avvolgere la vita di suo padre.

Appena arrivata, Chiara non può non notare Valeria, che ha già conosciuto da bambina e che ora si rivela una donna seducente e decisa a mettere le grinfie su Marcello. Attanagliata dai dubbi e dalla rabbia, Chiara comincia a riconsiderare sia il proprio rapporto che quello di Antonia e Guido, che stanno per sposarsi e le hanno chiesto di fare da testimone.

In un tortuoso percorso pieno di paure, fantasie, ricordi, indagini personali, Chiara scoprirà molte verità nascoste nella sua famiglia, che hanno a che fare con gli errori di suo padre e con la sottomissione di sua madre, ma capirà anche qualcosa di sé e del suo rapporto con Marcello.

Il romanzo di Alessandra Fiori è una lettura scorrevole, che potreste portarvi tranquillamente in vacanza, sempre che non siate troppo ansiose o sospettose verso il vostro compagno. La descrizione delle paure di Chiara, dei suoi attacchi di gelosia, degli appostamenti sono così verosimili, così, davvero tipicamente femminili, che in breve tempo comincerete a guardare lui con occhi diversi (specie se siete in spiaggia anche voi).

Un altro punto a favore del romanzo è la precisa descrizione di quello che passa nella testa di una madre di una bambina di un anno. Anche qui: la scoperta dell'odore del proprio figlio, le aspettative deluse sulla famigliola felice, le notti insonni, la paura che possa succedere qualcosa di brutto. Chiunque ha un figlio e un temperamento come quello della protagonista ci è passato (io ad esempio).

A sfavore un'ambientazione un po' scontata e, lo so già che sembrerò antiquata, un certo tipo di linguaggio usato nella narrazione. Nell'incipit c'è la tata che "ci sfancula in filippino", che quando riemerge dal cellulare "lo fa per schiacciarci come due merde". La descrizione è a volte punteggiata da parolacce assolutamente inutili ai fini della narrazione e che spesso interrompono sgradevolmente un periodo ben costruito.

Così come non riesco a leggere nei romanzi americani, tipo quelli della Weiner, le descrizioni degli umani rumori, odori e deiezioni, così non riesco ad accettare facilmente le parolacce in quelli italiani. Mi sembra quasi che siano messe lì per dare un tono più realistico alla narrazione, ma personalmente le trovo fastidiose. Spero non vi venga in mente di citarmi Bukowski, che è un caso a parte, in cui il linguaggio, anche volgare, è strettamente legato all'identità del personaggio.

Ad ogni modo, se seguite il link ad inizio recensione, potrete leggere un estratto de Le conseguenze del caso. Io comunque vi lascio come al solito con una citazione:

Alcune ci godono a vedere che ti è andata male, che la bellezza non conta e che, in definitiva, sono meglio di te. E' la stessa razza di quelle che ti devono aprire gli occhi per forza, che si sentono in dovere di dirti: "Sai l'altro giorno ho visto il tuo uomo a spasso con una figa, chi era tua sorella?". E sanno che di sorelle non ne hai. [...] Quindi, cara Antonia, avrò i miei motivi per non vedere. Avrò le mie ragioni se non voglio mettere in piazza il mio fallimento e non ti permetterò di farlo al posto mio. O forse è di mio padre che volevi parlarmi? Scommetto che persino tu sai che si faceva la vicina di ombrellone.

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