L’amore eterno non esiste. Lo dice Branko



E' uno dei più famosi astrologi italiani grazie alla partecipazione storica a programmi televisivi come "Unomattina", a programmi radiofonici come "RDS" o alle rubriche pubblicate su "Il Messaggero" o "Chi".

Durante le sue rubriche, dopo aver commentato segno per segno, è solito chiudere con un detto, un proverbio, una massima che spesso mira alla positività, all’incoraggiamento, alla speranza. Questa volta non è stato proprio così:

"dire che uno può amare la stessa persona per tutta la vita, è come dire che una candela può bruciare per sempre".

Il messaggio che ha voluto far passare non è bello, anzi aggiungo sgradevole e fuori luogo visto che è stato pronunciato in radio all’Italia intera; sterile, perché - da privilegiato qual è - dovrebbe e potrebbe trattare l’argomento in maniera più delicata, non incitando a comportamenti promiscui più di quanto la società non faccia già da sola; e perché si reputa detentore di una conoscenza superiore, ma che non ha. Senza considerare gli effetti prodotti da simili affermazioni su chi postula la propria vita secondo oroscopi e previsioni di maghi qualunque, almeno così amano definirsi.

Senza tirare in ballo scienza, film, romanzi o leggende, emerge una realtà in cui in molti hanno iniziato una campagna insensata contro amore e sentimenti veri.

Come spieghiamo tutte quelle coppie che anche dopo 30 anni di matrimonio danno invidia ai più giovani? E quelle coppie invecchiate insieme che sedute nel parco si sorridono mano nella mano? Frutto della fantasia di poeti o scrittori? Assolutamente no. E’ la realtà davanti gli occhi di molti.

L’amore oggi è questione di fortuna per moltissimi motivi. Alcuni sostengono che valori e principi si sono evoluti. Io dico che sono quasi scomparsi, anzi hanno ceduto il passo ai non-valori. Perché il sacrificio e il mettersi in gioco è coraggio di pochi, mentre la via più facile è la più battuta.

Il concetto di fortuna applicato all’amore eterno è complesso e tortuoso, ma se "uno non la possiede, non necessariamente deve dire che non esiste".

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