I 50 anni della battaglia di Rosa Oliva: a difesa dei diritti delle donne



Anche se il diritto di voto era arrivato solo nel 1946, una legge risalente al 1919 escludeva le donne "da tutti gli uffici pubblici che implicano l'esercizio di diritti e potestà politiche". Sono passati 50 anni: infatti solo nel 1960 la strada dei vertici della pubblica amministrazione si aprì alle donne grazie a Rosa Oliva. Ingaggiò una battaglia legale per diventare prefetto e alla fine ci riuscì anche grazie all’appoggio di tanti uomini che con lei condividevano gli stessi ideali.

Da allora tante le conquiste, ma ancora molti gli ostacoli e le differenze con gli uomini. Sebbene sia aumentata la partecipazione femminile nel mondo del lavoro, il tasso di occupazione del gentil sesso è ancora inferiore del 22% rispetto agli uomini. A parità di competenze, le donne vengono impiegate prevalentemente in attività a bassa retribuzione e malgrado l’ingresso sia nei settori della pubblica amministrazione sia del privato, la loro possibilità di fare carriera è molto scarsa.

Negli anni ’80 è avvenuto il sorpasso sugli uomini per quanto riguarda la presenza nei licei e nelle università, ma non solo. Oggi le donne sono il 28% in più nelle università, il 14% dei componenti dei CdA di società, il 15,1% dei prefetti, il 12% dei dirigenti medici primari. Il superamento non è solo nella presenza, ma anche nella qualità: sono più brave, si diplomano e laureano in tempi più brevi e con voti più alti.

Tuttavia i problemi cominciano ad arrivare con il matrimonio: lavorano un'ora di più delle amiche che pur avendo figli sono single e finiscono per rinunciare al lavoro man mano che aumentano i figli. Secondo uno studio di Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat, proprio in onore dei 50 anni della battaglia di Rosa Oliva, i tempi di lavoro complessivi (tra casa e occupazione) assorbono le madri mediamente per 9 ore e 22 minuti al giorno, contro le 7 ore e 45 minuti dei padri, i quali costituiscono un’ulteriore fonte di lavoro per le mogli.

Infine le forze armate: la parità tra uomo e donna è disciplinata dalla legge, colpa della recente apertura dei corpi militari alle donne, la cui percentuale è nettamente inferiore, un ritardo che – come è avvenuto per tutti i campi – influirà anche sul turn over dei vertici militari. Attualmente l’Esercito Italiano conta 6300 donne, distribuite tra truppa, sottoufficiali ed ufficiali. Il grado più alto nella scala gerarchica raggiunto è quello di capitano. Teoricamente la prima donna generale potrebbe essere nominata solo nel 2028.

In questo scenario continua a permanere la presenza di una donna tenace che si batte per i diritti delle donne: Rosa Oliva. "Aspettare stanca" è l’associazione da lei fondata che attualmente sta preparando un ricorso costituzionale contro la legge elettorale, accusata di non tutelare abbastanza le pari opportunità.

"Le giovani donne che purtroppo pensano che oramai sia tutto fatto, mentre invece serpeggia una strategia un po’ subdola di resistenza alle innovazioni (Rosa Oliva)".

Fonte | Il Messaggero

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