Libri di donne. Quello che le mamme non dicono: da donna in carriera a madre stravolta, la storia di Chiara Cecilia Santamaria

Copertina del libroQuello che le mamme non dicono, tratto dal blog Ma che davvero di Chiara Cecilia Santamaria, è un libro autobiografico. Racconta la storia di Chiara, giovane donna appagata dalla vita: ha un fidanzato, un lavoro che promette bene, il giro delle amiche con cui uscire e partecipare ad una frizzante vita mondana, un piccolo nido d'amore e una quantità di progetti da realizzare.

Tutti regolarmente mandati all'aria dalle strisce rosa del test di gravidanza: positivo. Che fare? Chiara ci pensa, valuta tutte le opzioni, chiama con terrore le amiche che hanno già avuto figli, cerca comprensione tra quelle che sono ancora libere e lanciate verso il proprio futuro.

Alla fine, non senza qualche perplessità, decide di tenere il bambino. Da quel momento in avanti verrà catapultata nel mondo delle frasi idiote che si rifilano alle future mamme, nel limbo lavorativo che tocca a tutte le donne con prole, nello sconforto delle notti insonni, nella constatazione che in Italia la parola mamma spesso indica una donna sola.

Il libro è davvero molto divertente: vi ritroverete a ridere da sole. Certo, se non avete figli potreste pensare che alcune situazioni sono esagerate a vantaggio di una trama più brillante, ma vi posso garantire che non è così. Molti dei momenti più spassosi di questo libro lo sono solo a posteriori, quando finalmente sono stati superati.

Potete prenderlo come un prontuario su come organizzarvi prima di avere un bambino (specie se ci tenete al guardaroba e ai vostri capelli). Male che vada, potrete fiondarvi a cercare aiuto proprio sul blog della Santamaria da cui è partito tutto. Non sperate però che le applicazioni per iPhone, come il Cry traslator, possano davvero risolvere il vostro rapporto con il bambino: la fatica di capire perché diamine sta urlando per la centesima volta dovrete farla tutta voi.

La citazione:

" Come stai?, cosa fai, come va il lavoro?"
"Eh, il lavoro l'ho dovuto lasciare. Sai, gli orari erano inconciliabili con un bambino. Ormai ho 33 anni e non si trova più molto. Forse dal mese prossimo lavorerò part-time in enoteca."
Non avevo parole. Bri lavorava nel marketing di un'azienda di lusso e le sue prospettive erano ottime. [...]
"Ci sono altre cose che mi mancano" ha continuato [...]
"Dormire fino alle undici. I week end al mare con Francesco. I pomeriggi di shopping. Il mio lavoro. Uscire con le amiche. Però, sai, alla fine la vita di una madre è così."
"Così come?"
"Rinunci a tante cose, cambia tutto. Pensa che io adesso sono in divisa perenne: tuta e scarpe basse. Ti ricordi com'ero prima, no?"
"Una figa!"
"Eh, ehm. Sì.Vabbè ma poi si fa l'abitudine a tutto".
Anche a essere un cofano in tuta...

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