The Twisted Sisterhood, il lato oscuro dell'amicizia fra donne

Kelly Valen era una ragazza adolescente che credeva nell'amicizia e che faceva parte di un gruppo di ragazze apparentemente molto affiatate. Improvvisamente e dolorosamente però Kelly scoprì che quelle che credeva amiche, la stavano in realtà deridendo: la sua prima volta fu un disastro a cui le "amiche" parteciparono facendosi grosse e grasse risate. Fu una delusione anche da parte degli amici di sesso maschile per Kelly, ma il colpo subito dalle sue amicizie femminili fu molto, molto più duro.

Da allora Kelly si è tenuta a distanza dalle donne, permettendosi di scegliere solo una ristretta cerchia di amicizie femminili e rimanendo diffidente con il resto della popolazione. Finchè all'età di 41 anni ha deciso di scrivere la sua esperienza sul New York Times: le voci accorate della popolazione che lei aveva ignorato fino a quel momento sono così giunte fino a lei, esprimendo non solo una scontata solidarietà, ma raccontando esperienze di vita simili alla sua, toccanti e decisive.

Kelly ha quindi lanciato un sondaggio sulla questione dell'amicizia fra donne e su 3.000 risposte, provenienti da venusiane di tutti i generi e le età, un'altissima percentuale ha raccontato storie di amicizie femminili fatte di invidie, gelosie, dispetti, cattiveria. Kelly allora ha deciso di trasformare la sua esperienza e il suo sondaggio in un libro intitolato "The Twisted Sisterhood".

In questo libro Kelly esplora il lato oscuro dell'amicizia fra donne, fra creature ugualmente fragili ma ugualmente capaci di spirito aggressivo, dove la cattiveria sembra essere sempre in agguato, alimentata da una rivalità che tratteggia contorni quasi incredibili. Kelly, che ha diffidato praticamente tutta la vita delle altre donne e che sicuramente non ha mai creduto nella solidarietà femninile se non fino a 15 anni, vuole lanciarci un messaggio: l'enorme potenziale che noi donne rappresentiamo rischia di essere distrutto da stupide competizioni, da insulsi antagonismi.

Perchè la cattiveria che gli uomini possono manifestare nei confronti delle donne è meno sorprendente e anche meno dolorosa? Forse perchè l'appartenenza a una stessa sfera semantica e umana ci porterebbe naturalmente alla condivisione e non alla lotta; ma altrettanto naturalmente sembra che ce ne dimentichiamo troppo spesso. E perchè invece fra gli uomini una rivalità così pungente sembra non esistere o comunque essere risolta da una scazzottata saltuaria che rimette tutto a posto?

Forse fra donne non sappiamo parlare schietto: rimaniamo sospese sul filo di un apparente equilibrio tra il non voler ferire e il tradire alle spalle, tra la delicatezza che ci contraddistingue e la ferocia di cui siamo capaci per difenderci. Sarebbe interessante capire cosa significa veramente "rivalità femminile" e perchè un lato oscuro così ingombrante in un fenomeno che dovrebbe invece riempirci di gioia come quello dell'amicizia fra donne, è arrivato addirittura ad essere oggetto di analisi.

Personalmente questo lato oscuro mi spaventa e mi rattrista, ma oggettivamente non posso negarlo: chi di noi donne potrebbe? Se c'è anche solo una fra noi che non ha mai conosciuto la rivalità femminile, io la invito a insegnarci come sconfiggere questo morbo, perchè di morbo si tratta. Di una malattia che a poco a poco ci consumerà, come genere intero e come donne singole.

Via | Lemondrop

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