Donne e avventura: La strada alla fine del mondo di Erin McKittrick

Copertina del libroPer quanto Erin e Hig continuino a considerarsi persone normali, la lettura del loro lungo viaggio lascia in noi comunque un'impressione di eccezionalità. Nel libro La strada alla fine del mondo, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri, Erin McKittrick, biologa, racconta passo dopo passo il viaggio di seimila chilometri, durato un anno, intrapreso insieme a suo marito Hig da Seattle in Alaska. La particolarità del loro progetto sta nel fatto che si erano concessi solo due mezzi di trasporto: i piedi e il canotto.

Scopo del viaggio era entrare in contatto con un territorio da loro amato e in buona parte poco conosciuto. Intendendo per territorio anche i piccoli villaggi locali e la sparuta popolazione dell'Alaska, non solo boschi selvaggi e natura, come scoprirete leggendo il libro, ben poco incontaminata.

Diciamo subito che i due non sono avventurieri: non hanno solo pianificato il viaggio minuziosamente in modo da non correre rischi, ma hanno anche alle spalle una lunga esperienza di chilometriche escursioni nella natura selvaggia. Perciò, mentre noi tremeremmo al pensiero di tutto ciò che potrebbe succederci, loro sapevano esattamente a cosa andavano incontro e come l'avrebbero affrontarlo.

Mentre preparavano il viaggio, inoltre, i loro appunti prendevano vita su di un blog, mettendoli in comunicazione con gli abitanti dei luoghi che si accingevano a visitare. Infatti, strada facendo, sono stati calorosamente accolti non solo da amici e parenti/conoscenti di amici, ma da persone che avevano sentito parlare di loro ed erano curiosi di conoscerli.

Che siate appassionati di avventura, natura, viaggi, ecologia o meno, il libro vi piacerà comunque. Sin dalle prime pagine vi ritroverete immersi in paesaggi molto lontani dalla nostra esperienza, incontrerete giganteschi alberi secolari e foreste pluviali, camminerete su stretti sentieri fiancheggiati da un dirupo, remerete nel fedele canotto temendo le rapide ed il vento, verrete salutati da delfini e balene, vi ritroverete a fare i conti con snack al cioccolato e patatine come unico cibo rimasto.

Certo, poi resterete anche molto perplessi dalle deforestazioni in atto e scoprirete con sorpresa, come è capitato a me, quanto può inquinare l'allevamento di salmoni. Un libro prezioso, insomma, perché al di là delle informazioni ufficiali, vi consentirà di esplorare un territorio attraverso gli occhi di due normalissime persone.

Vi consiglio di abbinare la lettura del libro, che si propone come un'ottima strenna natalizia, alla visione dell'album fotografico postato da Erin sul loro blog. Resterete davvero incantati dai paesaggi e farete finalmente la conoscenza di questi singolarissimi attivisti ambientali. Se poi volete leggere un piccolissimo estratto del libro, recatevi dai cugini di Ecoblog che ne avevano parlato solo pochi giorni fa.

Se volete confrontarvi, poi, con un improvvisatore di viaggi avventurosi, potreste abbinare La strada alla fine del mondo a Una passeggiata nei boschi di Bill Bryson. Mentre leggevo il libro di Erin McKittrick, infatti, non potevo fare a meno di pensare a lui, al suo esilarante compagno di escursioni, alla disorganizzazione e all'inesperienza di due persone partite con tanta buona volontà e poche conoscenze. Il tono del racconto e anche il genere di viaggio intrapreso sono molto diversi, ma entrambi i libri sono stati capaci di catapultarmi in posti che so già che non visiterò mai, lasciandomi però esplorare anche l'umanità sia dei viaggiatori sia delle persone incontrate nel lungo cammino.

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