Paola, giornalista del Corriere inizia sciopero della fame



"Senza cibo protesto per la mia condizione di precaria a vita al Corriere della Sera. Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore. Mi sento un po’ debole, ma sto bene. Oggi al telefono ho sentito qualche collega. Nessun altro. Al giornale lo sanno tutti e la direzione tace. Bene. Spero che la mia protesta rappresenti la battaglia d’inizio di una guerra, la guerra dei precari che non accettano più di essere trattati da reietti. Non so se riuscirò a far sentire la mia voce. Ci provo".

Lasciarsi morire di fame è una pratica tradizionale irlandese: ci si lascia morire di fame sulla soglia di chi ha agito ingiustamente. Un cadavere sulla porta è come un cadavere sulla coscienza. Nel tempo però tale pratica di protesta si è spostata nelle carceri e la storia riporta numerosi casi di questo tipo, come per esempio il sindaco di Coork, o il giovane Bobby Sands. Paola Caruso lavora al “Corriere” da 7 anni e da 3 giorni ha iniziato uno sciopero della fame e della sete per farsi dare retta. Probabilmente è il primo caso del genere in Italia. “Come un topolino mi rivolgo ad un gigante”, è questo l’incipit della lettera aperta che ha scritto al suo direttore Ferruccio de Bortoli. Spiega le sue motivazioni e la sua esasperazione davanti alla certezza di non essere mai assunta. Queste motivazioni sono le stesse di tutti gli altri precari d’Italia, che collaborino con il Corriere, con Repubblica, con Ansa, con l’ospedale di provincia, con le aziende metalmeccaniche in crisi, con tutte le scuole d’Italia e chi più ne ha più ne metta.

Esprimo tutto il mio rispetto e la mia solidarietà per la giornalista e spero di non essere fraintesa: la trovo una soluzione figlia dei tempi. E’ vero, ognuno ha la sua storia, ma allora vuol dire che ogni volta che succede qualcosa (mi licenzio, mi licenziano, mi scade il contratto ecc..) dovrò ricorrere allo sciopero della fame e della sete così ne guadagno in pubblicità, divento un caso e ottengo quello che voglio? E’ questa la strada per ottenere un lavoro stabile? Chi non può permettersi il lusso di scioperare (in termini di cibo o di assenze), o di pubblicarlo su un blog, perché, così giusto per fare un esempio, è impegnato a pensare 24 ore su 24 a come portare a casa il pane, che strategia deve attuare? Tutte quelle persone che per le stesse scoraggianti ragioni iniziano il loro sciopero della fame silenzioso devono renderlo pubblico?

Tutti quei precari che ogni giorno non dimenticano di andare a lavoro senza minacciare gesti estremi sono stupidi e fessi? La crisi delle aziende (che siano redazioni, scuole o cantieri edili) e l’anzianità o liste d’attesa (chiamatela come volete) di chi non ha ancora un inquadramento a tempo indeterminato non ha nessun valore? Se Marchetti, de Bortoli o chi per loro adesso trovassero come per magia un posto a questa ragazza, non dovrebbero trovarlo anche a tutti gli altri precari del gruppo? Oppure tutti dovrebbero iniziare a fare lo sciopero della fame?

Si annoverano casi di medici in sciopero della fame per farsi assumere come primari e ce l’hanno fatta. Casi di giocatori di Serie A che hanno avuto la stessa idea per diventare titolari e anch'essi sono riusciti nell'intento grazie anche allo sciopero del biglietto millantato dai tifosi. Alla fine però qualcuno però ha preso 6 gol.

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