La preview in 3D della chirurgia plastica

Il 3D sta invadendo lentamente la vita di tutti: inizialmente lanciato come timida novità in ambito cinematografico, è diventato un must per ogni film che si rispetti e una caratteristica imprescindibile per ogni dispositivo tecnologico, dal televisore casalingo al multimedia player portatile. Non solo: grazie all'utilizzo di sofisticati sistemi di cattura dell'immagine o grazie alla manipolazione di dispositivi di ultima generazione (come il Kinect tanto per citare il più recente e anche il più chiacchierato), il 3D sta diventando il mezzo grazie al quale si sta camminando letteralmente verso il futuro. Ologrammi, manipolazione degli oggetti, cucine in grado di interagire direttamente con gli alimenti, sono solo alcuni degli esempi possibili.

Non poteva dunque mancare, in questa storia ancora incompleta fatta tutta di immagini e di "aspetto", un'applicazione del 3D in ambito estetico, dove per estetica non mi limito a indicare soltanto quella disciplina che studia ogni giorno nuovi ritrovati dedicati alla presunta bellezza fisica, ma anche quella branca della filosofia che in questa novità ci sguazzerebbe come i biscotti al cioccolato nel latte.

Un chirurgo plastico di Beverly Hills, tale Dottor Simoni, ha lanciato un nuovo ed esclusivo servizio nel suo studio: la preview in 3D degli interventi a cui le pazienti vorrebbero sottoporsi. Un sofisticato sistema di sei telecamere elabora un'immagine del "prima" e interviene virtualmente per forgiare il "dopo", con dovizia di particolari e un'impressione estremamente vivida del possibile risultato.

Il concetto in fondo non esprime nulla di nuovo: vuoi acquistare un prodotto? Prima te lo faccio vedere e provare, così puoi decidere meglio se lo desideri davvero. Certo, i software di manipolazione di immagini già facevano il loro bel lavoro in questo senso, ma un'elaborazione in 3D dovrebbe apparire sicuramente più veritiera.

In effetti, prima di spendere tanti soldi e sottoporsi a quello che è sempre un intervento chirurgico, doloroso e potenzialmente anche dannoso, non è una cattiva idea quella di poterne vedere i risultati, in modo da decidere avendo a disposizione ancora più strumenti e dati. Ma attenzione: per quanto verosimile, il 3D non è realtà: ed è qui che fanno capolino l'estetica filosofica e la sociologia delle immagini, che ancora disquisiscono sul fatto che una fotografia, collettivamente riconosciuta come riproduzione fedele della realtà, rappresenti la verità oppure no.

Sta quindi al paziente decidere fino a che punto fidarsi della veridicità del presunto risultato in 3D; certo è un servizio in più, ma potenzialmente anche un metodo innovativo per confondere le acque. Di sicuro non fermerà chi è intenzionato a sottoporsi alla chirurgia plastica, anzi sarà un ulteriore incentivo. Ecco sorgere gli aspetti controversi della tecnologia; e se qualcuno riesce a decidere se siano positivi o negativi, per favore ce lo dica.

Via | Gizmodo

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