Caro diario ti scrivo: due pagine in anteprima per le nostre lettrici

caro diarioDal diario di Matilde Serao scritto da Patrizia Rinaldi:

Caro Dario
[...]
Da grande mi vestirò di bianco. Quando sarò io a decidere. Non userò strascico e veli, il bordo del vestito sarà rotondo e senza code, perché mi piacerà, come mi piace, camminare, per andarmene in giro a vedere le cose e a scriverle. E ci risiamo con il profumo che ha abbandonato la verdura amara ed è di nuovo molto intenso e assoluto.
Da grande mi vestirò di bianco, sì, già l’ho scritto, e farò l’annusatrice ufficiale di carta stampata. Ce l’ho stampato in testa, dentro il cervello, nello stomaco e pure nel cuore, in quanto il profumo, si sa, va dove vuole lui.
Allora, l’annusatrice ufficiale di carta stampata è un mestiere che non esiste. E la giornalista esiste? Il giornalista esiste, ma le bambine, che poi diventano donne, nei giornali le vogliono? Boh?
Probabilmente pensano che le donne non possono bene bene andare in giro e poi raccontare. Forse pensano che i sentimenti delle donne sono… sono… non mi viene la parola… ecco, ci sono! Quasi certamente pensano che i sentimenti delle donne sono dolciastri. I sentimenti miei non sono dolciastri nemmeno per niente, per ora, comunque credo che non diventeranno dolciastri
nemmeno in futuro.
Non possiedo la sfera magica, e manco la voglio, ma mi chiedo: uno può cambiare poi così tanto da grande? Si possono abbandonare completamente tutti i modi di fare, i pensieri, che piacciono da bambini, per farsene piacere altri che sono opposti? Non so, ma mi sa di no.

Dal diario di Beatrix Potter scritto da Nadia Terranova:

Ore 12:00
L’ho visto! L’ho visto di nuovo! Stavolta un po’ più a lungo. Il coniglio era di nuovo sotto la mia finestra. Dopo averlo cercato in lungo e in largo per tutto il giardino (per non dare nell’occhio ed evitare rimproveri mi ero messa il paltò di velluto e mi ero portata dietro Bertram tenendolo per mano), mi ero rassegnata al fatto che Peter se ne fosse tornato a casa sua, oppure fosse
andato da una bambina più buona di me.
Sono tornata su in camera, ho preso dal cassetto lo stesso foglio di ieri e ho ricominciato a disegnare il coniglio che gli assomigliava. Se non posso avere lui, ho pensato, almeno avrò un suo simile… Dopo pochi minuti il disegno era finito, ma la malinconia non voleva saperne di passare. Così mi son detta: come faccio a stare ancora in compagnia del mio coniglietto? E pensa che ti ripensa mi è venuto in mente che avrei potuto scrivere una storia in cui lui era il protagonista.
«C’era una volta un coniglio di nome Peter», ho cominciato a scrivere… e poi qualcosa mi ha distratta, non saprei dire cosa, la sensazione di un fruscio, di un’ombra. Ho schiacciato il naso sul vetro e di nuovo il coniglietto era lì, accovacciato a guardarmi. Questa volta la testolina era ferma, gli occhi puntati su di me. Sembrava che mi stesse aspettando.

Caro diario ti scrivo...
Patrizia Rinaldi -Nadia Terranova
Sonda Marzo 2011
€ 10,90

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