The Case of Falling in Love: gli stereotipi sugli uomini?? Non esistono

The Case of Falling in Love - Why We Can't Master the Madness of Love—and Why That's the Best Part, è un libro scritto da Mari Ruti, professoressa di Harvard che vorrebbe far risvegliare l'umanità intera da un lungo torpore, un torpore che finora ha visto gli uomini circondati da stereotipi facilmente distruttibili e che ha convinto le donne di sapere tutto sul carattere maschile e su come intrattenere dunque una relazione, appiattendo di fatto anche loro sul muro del pianto dei clichè.

Secondo la Ruti, la cosiddetta psiche "maschile" non esiste, così come non esistono canoni obbligatori entro cui calarsi necessariamente soltanto perchè si possiede un pezzo di carne flaccida in più oppure no.

Gli uomini non vengono da Marte, non sanno cambiare necessariamente le lampadine meglio delle donne e soprattutto non sarebbero totalmente disadattati nel gestire l'emotività, così come invece siamo abituate a pensare dai retaggi culturali che provengono dalla società in cui viviamo.

L'uomo infatti "ha da puzzà" soltanto nell'immaginario collettivo popolare: ed è proprio in virtù di questo immaginario collettivo che le donne tendono a far regredire il loro lato pratico e a soffocare quello emotivo, in modo da soddisfare l'ego maschile che si sentirebbe utile nel gestire problemi tecnici e inutile invece nel gestire quelli inerenti le questioni di sensibilità. E guai a mostrarsi diversi.

La Ruti sostiene che queste caratteristiche non sono legate ai cromosomi che nel DNA ci identificano come maschi o femmine, bensì sono il risultato di una massiccia "alfabetizzazione sociale", dove per alfabetizzazione si intende per lo più un instupidimento generale. E, sempre in virtù di questa linea di pensiero, in amore non vince chi fugge, soprattutto se a fuggire è la donna perchè il predatore è l'uomo; se l'esemplare maschio in questione è dotato di un moderato quoziente intellettivo, non vorrà sentirsi rifiutato e quindi si disinteresserà della donna impegnata a correre. Chi ci perderebbe a questo punto?

Gli stereotipi di genere riguardanti l'universo maschile poi, non farebbero altro che giustificare certi atteggiamenti ritenuti tipicamente marziani: non saper gestire le emozioni ad esempio, è soltanto una scusa per non affrontarle. Anche perchè se l'uomo mostra di saper piangere, perde automaticamente la sua virilità. Quindi meglio apparire duri e "puzzolenti" di fronte a qualunque emozione, per poi crollare al primo mal di pancia.

Ahimè, mi viene in mente una frase del Gattopardo...

Tutto questo non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli ...; e dopo sarà diverso, ma peggiore.

Precursore dei tempi Giuseppe Tomasi di Lampedusa, o semplice acuto spettatore di situazioni che da quando è nato l'uomo, si evolvono continuamente, ma che alla fine rimangono sempre uguali???

Tuttavia qualche segnale positivo dalla professoressa Ruti ci arriva: il suo obiettivo infatti è quello di dire a tutte le donne che le alternative esistono, che ci sono uomini capaci di emozionarsi e di essere sensibili, e che non tutti aderiscono (fortunatamente) ai canoni prestabiliti. Quindi, donne, smettetela di inseguire (pensando invece di FARVI inseguire, come brave prede) uomini arroganti, che non sanno andare oltre gli stereotipi; al mondo, pare, esistono anche altri tipi di uomini, basta cercarli. (Davvero???E le donne?? Si sono già spogliate tutte.......degli stereotipi che le riguardano???)

Via | Glamour

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