Ana Paula de Oliveira è una guardalinee del campionato brasiliano, 29enne di bell’aspetto che ha posato per un servizio fotografico di Playboy. Di lavoro fa la guardalinee, non la modella, ma come altre sportive avvenenti (Amanda Beard), ha strizzato l’occhio alla celebre rivista.
Soldi, fama, fortuna, o almeno così sembrava, se non che nel servizio fotografico che ha girato, oltre che i vestiti a quanto pare c’ha lasciato il lavoro. Si, perché dopo l’uscita di quelle foto Ana Paula è stata ritenuta inadatta dalla “Confederaction Brasilena del Futbol”, a ricoprire incarichi internazionali perché “più preoccupata di farsi vedere che di svolgere il suo lavoro”. […]
Prima che si abbattesse su di lei l’ira funesta della Fifa, la Oliveira aveva dichiarato “Se mi punissero, sarebbe un gesto di discriminazione, perché questa cosa non ha nulla a che vedere con il calcio”. Al di là della iattura che si è portata con l’ intervista menagrama, io le do perfettamente ragione.
Il servizio di Playboy non c’entra nulla con il calcio e con la professionalità che come guardalinee dimostra o meno, di avere in campo. Vi sembra una cosa accettabile venire “puniti” nella propria professione per quello che si fa al di fuori di essa?
Voglio dire, si sa che su Playboy non ritraggono giovinette intente a impastare crostate ai mirtilli, le immagini lasciano poco all’immaginazione (invece molto a Photoshop…) ma come questo esibizionismo individuale debba ledere nello svolgimento di un lavoro come quello del guardalinee, mi resta davvero incomprensibile, quasi quanto la ricetta della pastafrolla perfetta.
La cosa peggiore di questa assurda discriminazione, è che secondo me non si sarebbe verificata se Ana Paula si fosse chiamata “Pedro”, tanto per fare un esempio. Vi pare che la Fifa abbia mai vietato la partecipazione ai mondiali a Cannavaro, Totti, Zidane o altri calciatori impegnati in servizi fotografici e calendari sexy?
Nemmeno per le stelle internazionali del rugby, come il nostro Mirco Bergamasco, spesso impegnati in calendari molto molto osè. Non mi risulta che la FIGC li abbia rimproverati perché “si preoccupavano più di farsi vedere che svolgere il proprio lavoro”. Che passino il proprio tempo a fare barbecue o spogliarsi per un giornale quello che conta è come giocano in campo…forse per i guardalinee c’è un particolare codice etico-comportamentale che mi sfugge?
Via | GazzettadelloSport
DKe
12 lug 2007 - 12:48 - #1Una cosa da valutare e che qui non è stata detta è se per fare quel servizio fotografico abbia rinunciato a praticare l’attività di guardalinee in una o più occasioni. Forse se non si da abbastanza disponibilità si viene esclusi automaticamente.
Per il resto ognuno può fare ciò che vuole del suo tempo libero.