Volevo essere una gatta morta

La gatta morta è una micidiale categoria femminile. E’ quella categoria verso la quale gli uomini hanno una particolare propensione e contro cui non c’è niente da fare, perché lei vince, vince sempre.

La gatta morta è furba, determinata e ha come unico scopo quello di catturare l’uomo che fin dall’inizio ha individuato, puntato e strategicamente sedotto. La gatta morta riesce a essere perfetta in ogni circostanza, si ubriaca con un sorso di birra e quando sorride durante una cena non ha mai, dico mai, l’insalata tra i denti. Non è divertente ma è seducente. Non esprime opinioni, ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il ragazzo con gli amici, non si concede al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Qualcuno l’ha studiata al microscopio per una vita e ha capito che contro di lei non ci sono armi.

C’è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi nel gioco della sedia o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta.

"Volevo essere una gatta morta", di Chiara Moscarbelli, un libro che narra una catena di disavventure buffe e grottesche, tutto irrorato con una sana ironia. Dedicato a tutte le donne incapaci di ideare strategie di conquista ma genuine ed uniche nella loro semplicità. E voi, cari lettori di Pink, cosa ne pensate?

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