Loredana Bertè, tutta la forza di una non-signora

Ho sempre visto Loredana Bertè come una delle poche, vere, dive della nostra bella penisola italica. L’equivalente nostrana della camaleontica Madonna, solo più rock, in salsa calabra, e senza decolorazione ai capelli.

A leggere l’ultima stravagante notizia che la vede protagonista, si potrebbero rintracciare degli archetipi da fiaba: la “principessa” (unica e irripetibile), un oscuro malvagio/a che la osteggia nell’ombra, una mela (anzi addirittura un cesto), un ostacolo sulla sua strada (un amplificatore).

La principessa si trovava ad Asti, per inaugurare il suo BabyBertè tour, durante le prove sale sul palco dicendo di non voler cantare perché è senza voce. Pare che oltre ai problemi di voce un oscuro presagio l’abbia messa ulteriormente di malumore: un misterioso cesto di mele arrivatole in camerino da un ammiratore (?). Un pensiero salutista, avrei detto io, vitamine e tanta fibra. No, un tentativo di iettatura ha pensato Loredana, regalare mele porta male.

Non sono per niente diva, lo ammetto. E Loredana, che non è una signora, in preda alla rabbia, prende a calci un amplificatore e si rinchiude in camerino. Solo dopo l’intervento del medico si ha l’infausta diagnosi:

«[Loredana] risulta affetta da laringite catarrale acuta e sospetta frattura di un dito del piede destro provocata da contusione»

Fantastico, perfino la laringite catarrale acuta acquista una sua dignità, affiancata da un gesto così rock, di rottura, no-future e grunge come quello di accanirsi con casse e amplificatori. In quel calcio c’è tutta la rabbia del rock, l’umore passionale ed isterico di una donna imbizzarrita e testarda come la sig.na Bertè, un pettirosso da combattimento senza controllo.

Morale della favola: concerto annullato, la divina non può cantare, tra il catarro e il dito fratturato. Decisamente Loredana, bellissima.

Via | LaStampa

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