Pink talent: Egle Picozzi, fotografa

egle picozzi fotografaEgle Picozzi, terza ma non terza perla trovata in mezzo alle conchiglie, fin dall'età di 14 anni racconta la sua vita attraverso la fotografia. Nata nel 1979 a Oristano si è trasferita a Torino per frequentare lo IED, e nonostante adori apparecchiare "colorato", sviluppa durante la sua formazione una particolare sensibilità per il bianco e nero, curando numerosi progetti personali.

Nel 2005decide di intraprendere un viaggio nello Sry Lanka per documentare la vita delle persone colpite dallo Tsunami: il reoportage diventerà la sua tesi di laurea. A www.deamadre.it risponde l'Associazione di Fotografia Sociale che Egle ha fondato nel 2006 assieme a Irene Rubiano. L'associazione organizza mostre e corsi di fotografia rivolti a donne, bambini, persone anziane o diversamente abili.

Per una volta dalla parte opposta dell'obbiettivo, le scattiamo un post, fermandone su pink il talento e il sorriso.

egle picozzi per pink talentL: Nel Mare del web si trovano a volte isole speciali, come la tua (il tuo sito comunica suggestioni talmente contrastanti e intense che viene voglia di guardarlo e riguardarlo)
Mi descrivi che posto è, che tempo fa, di che colore è il cielo?

E: La mia è un’isola speciale: il cielo cambia continuamente colore, così come il tempo...è comunque un posto felice che profuma di vecchi ricordi anche se a volte si sente una gran nostalgia d’infanzia.

L: Nudi femminili, bagni scalcinati con l’intonaco rosa che cade a pezzi, lenzuola, bouquet di fiori lasciati sul tavolo… chi è la donna che vede le cose così e perché?

E: E’ una donna che si nasconde e prova a raccontarsi attraverso la vita quotidiana cercando di non ritrarre sempre e solo se stessa, ma tutto ciò che vede intorno a sé, le piccolezze che esprimono i suoi stati d’animo, l’armonia dei pensieri o la confusione di un momento…

egle picozzi bagno rosa

L: Quanto conta per te l’apparenza, lo stile e come lo esprimi?Quali sono i tesori scovati nel baule della nonna?

E: E’ importante il come si pone una persona: la sua stretta di mano, il calore che ti trasmette, la luce che emana…poi che sia vestita di stracci o in abito da sera, non fa tanta differenza. Mi piace la trasparenza, la sensualità di uno sguardo, di un sorriso (un pò di malizia non fa mai male). Il baule della nonna conserva freschi ricordi e perle colorate, bolle di sapone e vestiti d’altri tempi. E’ divertente curiosare nel passato e trovare tante affinità.

L: Tra i tuoi progetti personali un estratto del tuo diario raccontato attraverso le immagini: “Nel silenzio di una stanza la luce si allontana dagli occhi, qui dove i nostri corpi disegnano sulle lenzuola profumi, carezze, orgasmi, emozioni, sogni…” poi del sangue… cosa significa?

E: E’ un progetto molto significativo per la mia vita, racconta la mia storia d’amore con il mio attuale compagno, la passione, i litigi, le notti insonni e le risate… Il letto è stato per me sempre il rifugio segreto nel quale lasciar addormentare i miei pensieri, le mie emozioni e i miei dubbi: è una sorta di autoritratto. Il sangue rappresenta una delle ferite che non vorrei mai avere, fa parte di un progetto più ampio: “Vorrei e non vorrei…": vorrei una vita movimentata, attimi di passione, brividi, entusiasmarmi sempre per ogni piccola cosa…non vorrei mai la sofferenza di quel sangue.

L: Descrivici la foto della donna secondo te

E: E’ naturalmente una foto profumata e sensuale, dai colori contrastanti ma allo stesso tempo con una leggera velatura, un’immagine in movimento piacevolmente confusa. E’ la fatica, l’entusiasmo, la disperazione e l’angoscia ma anche la freschezza e la fragilità…ma come si fa a esprimere in un solo scatto un’immagine così forte e così “piena”? Non ci sono ancora riuscita…

L: Descrivici la foto della felicità secondo te

E: Beh, la felicità per me è il mare. Fa parte di me perché rappresenta la mia vita, la mia infanzia e adolescenza, è il mio antidoto contro qualsiasi stress o preoccupazione, ma capisco che sia un pensiero un po’ troppo personale!
Da questo punto di vista mi reputo una persona molto semplice: mi basta osservare, ad esempio, i sorrisi dei bambini che ho ritratto in Sri Lanka dopo lo Tsunami, per sentirmi realmente felice…

Saluto Egle, il suo occhio per guardare il suo dito per bloccare un mondo che, visto così, parla di lei, di donne e di realtà senza bisogno di altri commenti.

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