"La donna che collezionava farfalle": un romanzo tutto al femminile

Quest'estate, sotto l'ombrellone, mi sono imbattuta in un romanzo uscito poco tempo fa, intitolato "La donna che collezionava farfalle". La trama mi ha subito incuriosita: a distanza di decenni dai fatti, emerge lentamente la verità su una morte atroce avvenuta a fine '800, apparentemente senza misteri, un episodio che coinvolse una mamma e una figlia; ma non solo. Una sorta di breve saga familiare a conduzione femminile, dipinta sullo sfondo di una suggestiva ambientazione d'epoca, con i colori dell'Irlanda del Nord.

La scrittura di questo romanzo è sublime e ciò che ne viene sorprendentemente fuori è un inno alla femminilità, ai lati talvolta più oscuri e anche inconsapevoli dell'essere donna, alle difficoltà del sentirsi tale in un'epoca e in un contesto pieno di pregiudizi, divieti, disparità sociali.

L'animo femminile è sondato in profondità attraverso molteplici temi: la maternità, la passione, il dolore; e così mi sono ritrovata ad assaporare, con tutto il gusto amaro della perdita, la storia di due donne, legate indissolubilmente e inconsapevolmente dalla tragicità di un evento, schiacciate dal susseguirsi delle conseguenze, punite dalla durezza spietata della vita.

Un ritratto splendido, delicato e lento, ma anche duro e fulminante. E ho pensato che non avrei potuto evitare di parlarne qui, perchè raramente mi è capitato di prendere in mano un libro pensando di trovarci un mystery e di lasciarlo sapendo di aver conosciuto delle donne, che per quanto fittizie, mi sono sembrate più vere di tante persone reali.

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