Slave Register: c’era una volta la parità dei sessi

Argomento sempre scottante, il sesso. Specie se si sconfina nelle terre inesplorate di pratiche che si tende a mantenere ben nascoste entro le pareti della camera da letto.
Non sto a chiedervi se avete mai praticato piccanti giochi di ruolo, perché anche se sono un’impicciona riconosco che non è proprio il caso di andare a fare certe domande ai miei lettori.
Però posso suggerirvi da buona amica di lasciar perdere certe estremizzazioni come quella di cui voglio mettervi a conoscenza.

Tutti conoscono il giochino della mistress e dello schiavo, immagino. Bene, chi non lo conosce lo scoprirà presto.
Un certo sito dal nome esplicito che di più non si può s’è inventato una specie di ufficializzazione del giochino privato, per gridare al mondo chi comanda. Stavo per dire chi porta i pantaloni in casa, ma si tratta di situazioni in cui i pantaloni stanno da tutt’altra parte.

Funziona come una semplice registrazione, solo che in questo caso invece che l’username vi viene assegnato un codice a barre che dice a chi appartenete. O chi vi appartiene. Con tanto di mansioni, capacità e regole d’obbedienza.
Ma non si usa più prendersi un cagnolino e insegnarli a riportare il bastone?

Questi codici finiscono tatuati sul corpo dello “schiavo” (non vi dico neanche dove, immaginatelo da sole), altri li portano incisi su piastrine e ciondoli. Oppure su… collari.
Un tantino inquietante, non trovate?

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