Curvy o non curvy?

Mi ritrovo a guardare questo video inebetita: è la presentazione del libro di Daniela Fedi e Lucia Serlenga, "Curvy". Ne parlano con Franca Sozzani, direttrice di Vogue. Dovrei essere contenta di un libro così, inveve ci sono troppi pensieri nella mia testa di donna rotonda. Primo fra tutti quello che mi dice che stiamo assistendo e partecipando ad un equivoco di fondo: dividere il mondo in donne grasse e donne magre. Dividere le donne in grasse e magre.

Vado a leggere la scheda del libro e leggo una frase che mi lascia di pietra:

La cosa più difficile da fare è una, anzi tre: amarsi, perdonarsi e accettarsi come portatrici sane di rotondità.

Perdonarsi? E per quale peccato? In effetti, però è così: noi donne non magre ci sentiamo in colpa. In colpa per non essere belle, in colpa perché non troviamo le taglie, in colpa perché i nostri compagni non ci possono esibire e le nostre figlie non avranno mai una mamma moderna amante del fitness. Quello che però mi chiedo: è giusto insegnare alle donne sovrappeso a perdonarsi?

Non sarebbe più corretto spiegare che non abbiamo nulla, ma proprio nulla da perdonarci? Che sono gli altri che devono accettare che la gente non si misura a chili, ma che ogni essere umano è diverso dall'altro e che il fascino non ha a che fare con la cellulite o con capi all'ultima moda. Non sarebbe più giusto dire che le donne sono donne e non donne magre o grasse e che non c'è guerra tra di loro?

Sono sempre più convinta che questa divisione di peso influenzi moltissimo il nostro presente e futuro lavorativo. Siamo troppo impegnate nelle diete, nella disistima per pensare che valiamo e non per il tipo di mascara o di perizoma che abbiamo scelto. Cosa accadrebbe a chi vive di moda, di diete, di concorsi, di immagine se noi donne andassimo tutte d'accordo, se il peso non fosse più un nostro problema?

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