"Togliete i libri alle donne e faranno più figli"

Proviamo a non indignarci. Proviamo a ragionare da persone civili quali siamo; così, giusto per prendere bene le distanze da chi scrive articoli come quello apparso su Liberoquotidiano.

Il giornalista Camillo Langone porta alla nostra attenzione il fatto che secondo una ricerca dell'Harvard Kennedy School of Government le donne con più educazione e con più competenze, resterebbero maggiormente nubili, rispetto a quelle meno "educate" e meno "competenti"; inoltre il ministro conservatore inglese David Willets avrebbe affermato che più istruzione superiore per le donne significa meno famiglie e meno figli. Ergo, il titolo dell'articolo di Liberoquotidiano appare chiaro: "Togliete i libri alle donne e faranno più figli".

La prima cosa che mi viene da dire, e forse è soltanto una mera provocazione, è: se le donne più istruite evitano di sposarsi e/o di fare 7 figli ognuna, forse un motivo c'è. La crescita demografica non è sempre un dato completamente positivo, specie se il mondo che popoliamo è "finito", saturo, al completo; non per niente, dove la scolarizzazione è un'utopia, luoghi che coincidono spesso anche con regole sociali a dir poco arretrate, i figli sono di più; ma sono maggiori anche altri fattori come povertà, malattie, fame. Dunque fare figli non è solo un fatto personale, è un fatto di coscenza collettiva, che dovrebbe mediare tra la necessità di "ringiovanire" un popolo come il nostro, composto per la maggior parte da adulti e anziani, e la necessità invece di non sovraffollare ancor di più un mondo già privo di risorse. E questo probabilmente le donne "scolarizzate" lo tengono bene in mente.

Il discorso poi dovrebbe proseguire su un altro fronte: la libera scelta personale sembra essere stata messa al bando, senza sconti, quindi inutile aprire un dibattito su questo tema; però una cosa da dire, fondamentale, c'è: i figli non si fanno per dovere, i figli non si fanno perchè la società te lo impone, i figli non si fanno tanto per occupare il tempo; e soprattutto i figli non si fanno per avere braccia su cui poter contare o per usarli come bastoni della vecchiaia. Siamo nel 2011: i figli si dovrebbero fare quando si sente forte, fortissimo il desiderio di donare la propria vita a un'altra creatura, quando si è disposti a fare dei sacrifici pur di crescere una persona, quando si è disposti a cambiare tutta la propria vita in funzione di un bambino. E questo non vale solo per le madri: i figli si fanno in due, dunque sono anche i padri a dover sentire questo desiderio.

Ma proviamo per un attimo a immaginare lo scenario disegnato nell'articolo di Liberoquotidiano e ci accorgeremo di quanto non si discosti molto da ciò che siamo stati abituati a leggere sui libri di storia, più o meno nel periodo della seconda media. Anzi: lo scenario non potrebbe essere più vicino a quello dei Paesi di cui il giornalista dichiara apertamente di avere paura; xenofobia d'altronde significa questo, paura; dunque Langone ci suggerisce di diventare esattamente come gli stranieri che vorrebbe mandar via dall'Italia??

Sarebbero tante altre le cose da dire, non ultimo il fatto che sembra facile dimenticarsi del fatto che esistono tante donne con educazione superiore e competenze che hanno deciso di avere dei figli (nonostante le innumerevoli difficoltà economiche), ma arriveremmo ad arrabbiarci e ad assumere quell'atteggiamento da cui vogliamo prendere le distanze. Quindi concludo dicendo soltanto: non curiamoci di chi sostiene che siamo soltanto uteri ambulanti, senza cuore nè tantomeno cervello, non curiamoci di chi vorrebbe distruggere in un sol colpo tutte le conquiste che siamo state capaci di fare in decenni; soltanto con l'indifferenza infatti potremo avere il nostro riscatto. Indignarsi, in fondo, non serve: facciamo esattamente quello che ci chiedono, o almeno facciamoglielo credere: non dobbiamo pensare? Bene, non penseremo. O almeno è quel che loro sapranno. Oppure rispondiamo; come? Leggete cosa dicono i nostri amici di Booksblog.

Foto | Flickr

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