Yara Gambirasio, ultime notizie: il procuratore di Brescia impugna l'assoluzione a Bossetti per calunnia

È stata impugnata l'assoluzione per il reato di calunnia nei confronti di Massimo Bossetti. A deciderlo è stato il Procuratore generale del distretto di Brescia Pier Luigi Maria Dell'Osso, che ha competenza anche su Bergamo e ha depositato la sentenza. Infatti, aveva così dichiarato qualche tempo fa, prima che arrivasse la conferma:

"La Procura di Bergamo ha fatto un eccellente lavoro. Ho solo dei dubbi sull'assoluzione per calunnia. Potrei impugnare la sentenza solo per quel capitolo".

Il pm Letizia Ruggeri, titolare delle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, aveva chiesto alla Corte d’Assise di Bergamo che ha giudicato Bossetti, che all’imputato venisse anche riconosciuto il reato di calunnia nei confronti dell’ex collega Massimo Maggioni, che nel primo interrogatorio Bossetti chiamò in causa, paventando l’ipotesi che l’uomo potesse essere in qualche modo implicato nell’omicidio della 13enne di Brembate. Il presidente della Corte, Antonella Bertoja, aveva però assolto il muratore di Mapello da questo reato.

Il muratore di Mapello è stato condannato all'ergastolo per l'uccisione di Yara Gambirasio. L'appello alla sentenza è già stato depositato così come le motivazioni.

La famiglia di Bossetti chiama due nuovi consulenti

6 ottobre 2016

Non si arrendono Massimo Bossetti, condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, e la sua famiglia. Hanno avviato un'indagine alternativa sul delitto affidandosi a due nuovi consulenti.

Uno dei professionisti incaricati di trovare elementi per far riaprire la fase dibattimentale presso la Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha spiegato:


“Su un punto siamo in disaccordo con i difensori: riteniamo che il Dna di Ignoto 1 trovato sugli slip e i legging della vittima sia probabilmente di Bossetti ma abbiamo trovato riscontri molto forti su una possibile contaminazione. Dimostreremo che Massimo è innocente perché altri avevano più opportunità, più moventi e più ragioni per commettere un delitto così atroce. Abbiamo già molti riscontri che ci dimostrano la validità della nostra pista”.

Il processo d’appello, probabilmente, partirà con questa nuova difesa. E non è detto che non si arrivi in cassazione perché la condanna di luglio è stata davvero pesante. Ecco la motivazione della sentenza:

La presenza del profilo genetico dell’imputato a provare la sua colpevolezza: tale dato privo di qualsiasi ambiguità è insuscettibile di natura alternativa, non è smentito né posto in dubbio da acquisizioni probatorie di segno opposto e anzi è direttamente confermato da elementi ulteriori.

A questo si aggiunge che l’omicidio non è un raptus:

Ha operato sul corpo della vittima per un apprezzabile lasso temporale, girandolo, alzando i vestiti e tracciando, mentre la ragazza era ancora in vita, dei tagli lineari e in parte simmetrici, idonei a causare sanguinamento e dolore ma non l’immediato decesso. Dopodichè ha lasciato la vittima ad agonizzare in un campo isolato e dove è stata trovata tre mesi dopo.


Bossetti condannato all'ergastolo

1 luglio 2016

È arrivata la sentenza. Questa sera alle 20.35, i giudici hanno condannato unitamente all’ergastolo Massimo Bossetti. La condanna arriva dopo circa 10 ore di camera di consiglio, quasi quattro anni di indagine raccolte in 60 faldoni e un dibattimento lungo 45 udienze con decine di testimoni.

L’imputato è rimasto impassibile durante la lettura del verdetto. I giudici gli hanno tolto la podestà genitoriale ed è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà. La corte presieduta da Antonella Bertoja, invece, lo ha assolto dall’accusa di calunnia nei confronti dell’ex collega di lavoro.

Se questo non bastasse, c’è anche il risarcimento: la Corte ha disposto provvisionali complessive per 1,2 milioni di euro per la famiglia Gambirasio. La mamma di Yara ha commentato:

Ora sappiamo chi è stato, anche se siamo consapevoli che Yara non ce la riporterà indietro nessuno. E andata come doveva andare, ma questa è e resta una tragedia per tutti che non ci restituisce indietro nostra figlia.

Il pm: “Il suo dna su Yara è come la firma del delitto”



17 giugno 2016

Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri non ha dubbi: ad uccidere Yara Gambirasio è stato Massimo Giuseppe Bossetti e il dna è la prova schiacciante.

“Il dna sul cadavere della vittima è chiaro come una firma che sia quello dell’imputato, ed è la provaprincipale che sia Bossetti l’autore del delitto di Yara. Il dna è chiaro che sia suo ed è la prova regina. Poi ci sono indizi che ricostruiscono il quadro accusatorio, come le riprese delle telecamere, le celle telefoniche, le fibre, le sfere”.

Le prove raccolte non sono state contaminate e non sono parziali, come ha sostenuto la difesa. E non è tutto, il pm, a proposito della mancata corrispondenza tra il dna nucleare e mitocondriale ha ribadito che si è arrivati a Bossetti

"attraverso il dna nucleare che è l'unico in grado di identificare un soggetto specifico".

Cadrebbe del tutto quindi l’ipotesi con la quale la difesa ha da sempre cercato di sgretolare le basi dell’impianto accusatorio: ovvero che il campione fosse contaminato e il test non ripetibile.

"Non lo dicono né il figlio né la moglie, né si può usare l'argomento che fosse un abitudinario e che avrebbe telefonato qualora avesse fatto tardi. Non si è mai visto uno che sta uccidendo una ragazza e telefona a casa per dire che è in ritardo".


La difesa: "Bossetti non l’ha mai vista né conosciuta"

10 giugno 2016

Nuova udienza per il processo a Massimo Bossetti, accusato della morte di Yara Gambirasio. La difesa ha ripercorso le varie udienze, sottolineando le testimonianze chiave:


«Nessuno ha visto Bossetti, o Yara con Bossetti, nessuno ha visto Yara salire sul furgone»

E’ questo il punto centrale su cui gli avvocati hanno cercato di focalizzare. L’ avvocato Camporini ha anche ricordato che una fisioterapista che lavorava nel centro sportivo quel pomeriggio fu molestata da un uomo.

«In un processo normale questo ne farebbe l’indiziato numero uno: c’è stato detto che sono state fatte indagini, ma non possiamo accontentarci di questo. Massimo Bossetti, fin dall’inizio, ha scelto la strada della sincerità: avrebbe potuto dire che si conoscevano e, quindi, che il Dna poteva derivare da un contatto e invece è un testone, bergamasco, un crucco: non l’ha mai vista né conosciuta».

La difesa parla mistificazione della realtà, mentre per l'accusa non ci sono dubbi sulla colpevolezza di Bossetti.

I genitori chiedono un risarcimento da 3,2 milioni di euro

Manca poco alla fine del processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Se dovesse essere giudicato colpevole Massimo Bossetti potrebbe essere anche condannato a pagare una cifra superiore ai tre milioni di euro. La richiesta di risarcimento è stata calcolata calcolato sulla base delle tabelle del tribunale di Milano relative al danno morale che ammonta esattamente a 3,2 milioni di euro, così suddivisi: 1,4 milioni per conto del papà e della sorella maggiore di Yara e 1,8 milioni per conto della madre di Yara.

A questi soldi si aggiungono anche 100 mila per il danno subito, ovvero per la calunnia, da parte del collega di lavoro di Bossetti, che ha cercato di far ricadere la colpa dell’omicidio di Yara su di lui. L’avvocato Andrea Pezzotta dei genitori, durante l’udienza, ha così sollecitato il murator:

«Ci dica come sono andate veramente le cose - ha detto -. Lei è un uomo tormentato: liberi la propria coscienza, così potrà vivere meglio. È lei che deve decidere e non le resta molto tempo. Per la famiglia sarebbe importantissimo saperlo».

Il pm chiede l'ergastolo e sei mesi di isolamento per Bossetti

19 maggio 2016

Il pm di Bergamo dopo una requisitoria di 12 ore ha chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno per Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. Un delitto consumato con crudeltà, sempre secondo il pm, che ha parlato di lesioni e dolore eccessivi e agonia particolarmente lunga. Il tutto aggravato dalla minorata difesa: una bambina contro un uomo.

Si torna in aula il 27 maggio e per l’occasione sarà presente anche Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti accompagnata dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, il legale che la segue. Finora Ester Arzuffi si è mostrata una sola volta, nell’udienza del 24 febbraio.

Venerdì saranno ascoltati gli interventi degli avvocati dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio, la sorella maggiore Keba (che non saranno in aula). Nella mattinata parlerà l’avvocato Enrico Pelillo, nel pomeriggio l’avvocato Andrea Pezzotta. Parola anche al legale di Massimo Maggioni. Bossetti deve rispondere anche di calunnia nei confronti di Maggioni, suo collega di lavoro in un cantiere a Palazzago, per i sospetti che gli aveva indirizzato nell’interrogatorio con il pm dell’8 luglio 2014.


Il pm Ruggeri: "Morta tra paura e dolore". Bossetti rischia l'ergastolo

13 maggio 2016

Sempre più grave la situazione di Massimo Bossetti, oggi in aula, seduto accanto ai suoi avvocati, con il maglioncino viola delle prime udienze. Il pm Letizia Ruggeri inchioda la sua requisitoria alla certezza scientifica della prova del Dna e non solo. Yara sembra essere stata uccisa in grandi sofferenze.

“L’abbondante produzione di acetone ritrovato tra gli organi di Yara, ha rivelato lo stress subito da questa bambina. Così come l’edema polmonare ci ha raccontato che ha avuto difficoltà respiratorie prima di morire. Stava perdendo sangue, avrà provato, dolore, paura e freddo”.

Sembrano ormai confermate anche le dinamiche: è morta in quel campo, colpita proprio lì. Non c’è stato trascinamento del corpo, che non è stata avvolta in un tappeto e poi portata nel campo di Chignolo, che non è stata spogliata e rivestita

Ed è proprio il freddo che alla fine la ucciderà, dopo una lunga agonia, senza arresto cardiaco: morta nel peggiore dei modi, abbandonata a pochi chilometri da casa dopo essere stata picchiata, senza probabilmente, nemmeno capire il perché. La traccia di Dna è stata confrontata con ben 23 marcatori quando ne sarebbero stati sufficienti 15, formata da 18 prelievi che hanno permesso di isolare 1000 microgrammi per microlitro, restituendo un profilo genetico inequivocabile, quello di “ignoto uno”.

Bossetti si è già detto pronto al peggio, perché probabilmente il pm chiederà l’ergastolo. La pena base per il reato di omicidio è di 21 anni, cui si aggiungono due aggravanti la minorata difesa (un uomo adulto contro un’adolescente) e l’aver "adoperato sevizie e aver agito con crudeltà".

Respinte le nuove perizie richieste dalla difesa. La sentenza dopo il 10 giugno

22 aprile 2016

Si mette male per Massimo Bossetti. La Corte d'Assise di Bergamo ha respinto tutte le richieste di perizie avanzate dalla difesa. In particolare l'attenzione era puntata sulla perizia relativa al dna trovatosi sugli indumenti della vittima 13enne. Una traccia genetica mista su cui, secondo la difesa, c'erano delle "anomalie", rendendo di fatto necessari ulteriori approfondimenti. Tesi non condivisa dall'accusa e ora anche dalla Corte presieduta da Antonella Bertoja.

I giudici di Bergamo hanno acconsentito invece ad alcune richieste integrative di prova documentale tra cui le lettere 'hot' ("tutte, per intero e nell'originale")che l'imputato ha scambiato in carcere con la detenuta Gina. E non è tutto, sono stati ammessi come nuovi elementi di prova anche alcune slide fornite dai carabinieri relative all'indagine sulla morte della 13enne di Brembate, mentre sono state respinte altre richieste di prova documentale avanzate dai legali dell'unico imputato in carcere per il delitto di Yara.

Questa situazione fa presumere che la Corte d’Assise sia per la colpevolezza di Bossetti. La sentenza non arriverà, però, prima del 10 giugno. In aula, l’appuntamento è il 13 maggio, a seguire il 18, il 20 e il 27 maggio.

Venerdì potrebbe esserci un anticipo di sentenza

Venerdì è un giorno importante per Massimo Bossetti e per i genitori di Yara Gambirasio. L’udienza dovrebbe essere un anticipo di sentenza. I giudici di Bergamo, infatti, sono chiamati a esprimersi sulle perizie chieste dalla difesa di Massimo Bossetti, unico imputato per il delitto di Yara Gambirasio. Una risposta che può tenere accese le sue speranze o ridurle definitivamente.

Quali sono gli scenari futuri? Se la Corte dovesse respingere il supplemento di indagine invocato dai legali dell'imputato, che consiste in 5 perizie (di cui una sul Dna), il pm Letizia Ruggeri chiederà il massimo della pena per chi è accusato di aver ucciso, la sera del 26 novembre 2010, la 13enne di Brembate. Al contrario se la richiesta fosse accolta, si allungherebbero i tempi della giustizia e la nomina dei periti cui affidare l'incarico farebbe slittare la sentenza di primo grado a dopo l'estate.

Le altre perizie, invece, sono per capire l'epoca della morte e quanto il corpo è rimasto nel campo di Chignolo d'Isola, poi è stato richiesto l'allineamento dell'orario delle tre telecamere che la sera della scomparsa di Yara inquadrerebbero il furgone di Bossetti, infine un nuovo esame sulle fibre e le piccole sfere metalliche trovate su corpo e indumenti della vittima.

Chiamato a deporre anche il figlio di Massimo Bossetti

Aggiornamento 15 aprile 2016

È stato chiamato a deporre anche il figlio di Massimo Bossetti, Nicholas di 14 anni. Prima di lui è intervenuto Luigi Nicotera, perito informatico e consulente della difesa di Massimo Bossetti, che ha illustrato le sue analisi sui cellulari di Yara Gambirasio e Massimo Bossetti, nel corso delle quali si è cercato – tramite le celle telefoniche – di stabilire se fosse possibile individuare la posizione geografica dei due terminali la sera della scomparsa della ragazzina (26 novembre 2010) tra le 17,30 e le 18,55.

Nicotera ha sostenuto che una cella telefonica può raggiungere un’ampiezza notevole, fino a 5 chilometri quadrati, e che per questo non è possibile avere la posizione esatta di un telefonino, ma solo stabilire un’area dove probabilmente si trova.

Come mai, invece, la scelta di ascoltare anche la testimonianza del figlio? Lo ha spiegato l’avvocato Claudio Salvagni:

È importante per tratteggiare la figura del padre. Vogliamo dimostrare che il nostro assistito è una persona assolutamente normale, un padre affettuoso e quindi non un killer come è stato dipinto.

Gli avvocati di Bossetti chiederanno la perizia sul codice genetico

Dopo numerose testimonianze e colpi di scena, il processo sulla morte di Yara Gambirasio è arrivato a un punto quasi inevitabile. I legali di Massimo Bossetti venerdì prossimo (il 15 aprile) chiederanno che venga disposta una perizia sul codice genetico che venne ricavato da tre minuscole tracce miste di sangue rimaste sui leggings e gli slip della piccola Gambirasio.

È stato proprio attraverso questo esame che Bossetti è finito in galera. Ricordiamo che il confronto con il confronto con il dna del muratore di Mapello, dopo avere ottenuto un campione salivare con il pretesto dell’alcoltest. Una comparazione che all’epoca diede un match scientificamente sicuro e portò al fermo dell’artigiano. Questo risultato è sempre stato messo in dubbio dalla difesa, anche perché è l’unica prova schiacciante a oggi.

Non è tutto. L'udienza di venerdì vedrà deporre come teste a difesa il figlio maggiore di Bossetti, un ragazzo che oggi ha quindici anni. Si inizierà alle tre del pomeriggio, a porte chiuse. Nel corso della mattinata, invece, deporranno altri testimoni chiamati dai difensori, fra cui una fisioterapista che dichiarò di essere stata importunata attorno alle sei e mezzo della sera del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve, un tecnico della Vodafone, due testimoni scelti dalla difesa fra amici e conoscenti dell’imputato.

Numerose incongruenze nella testimonianza del custode della palestra

21 marzo 2016

Una nuova e inquietante testimonianza ha creato un po’ di sgomento. Walter Brembilla, il custode del centro sportivo di Brembate Sopra in cui si allenava la giovane ginnasta, ha ricostruito in Aula la serata di quel drammatico 26 novembre 2010, chiamato a deporre dagli avvocati di Massimo Bossetti:

“Quella sera a mezzanotte cercammo Yara in palestra, pensando fosse rimasta dentro. Dopo mezzanotte è venuta da me l’istruttrice Laura Capelli e mi ha detto che non si trovava più la Yara, la Gambirasio Yara. Abbiamo acceso tutte le luci della palestra e abbiamo iniziato a cercarla lì, pensando fosse rimasta dentro. Ma niente. Allora controllammo anche all’interno del campo da calcetto. Nulla. Guardammo anche all’interno di una casetta in muratura utilizzata come deposito di attrezzi. Ma non c’era”.

Brembilla non è la prima volta che viene chiamato in aula e quello che ha destato stupore sono le incongruenze nelle quattro precedenti testimonianze dell’uomo agli inquirenti. Come mai?

Avevo paura che mi davate la colpa perché ero il custode. Ero sotto pressione, sono stato in questura un casino di volte. Se non fossi stato in grado di dare risposte molto precise sugli orari, avrebbero sospettato di me. Ma io non ho visto niente.

Nel primo verbale, 5 giorni dopo la scomparsa di Yara, l'uomo aveva riferito di essere rimasto a casa (l'abitazione si trova all'interno del complesso) dalle 17.40 alle 19. Poi aveva raccontato di essere andato a prendere un ragazzo che si doveva allenare alla stazione di Ponte san Pietro e di averlo riportato. Ricordiamo che Brembilla è risultato negativo agli esami del Dna. In aula è stata chiamata anche Cinzia Fumagalli in difesa del carpentiere.

“Intorno alle 19 stavo portando fuori il sacco dell’immondizia e all’improvviso sentii un urlo come strozzato. Sembrava una persona giovane. Non so dire se fosse di un ragazzino o di una ragazzina. Poi ho visto un furgone chiaro transitare a tutta velocità in via Papa Giovanni. Non l’ho visto bene. Non so che tipo di cabina avesse. Ma la parte posteriore era chiusa (quello di Bossetti è aperto, Ndr). Non ho invece potuto vedere in quale direzione andasse”.

Massimo Bossetti: "Quel furgone nelle immagini non è mio"

17 marzo 2016

Massimo Bossetti continua a difendere la sua posizione e a dichiararsi innocente. Nell’udienza di ieri ha rilasciato un’altra dichiarazione choc sul furgone. Ricordiamo che sul corpo della ragazzine sono state ritrovate delle fibre appartenenti ai sedili dell’Iveco del presunto assassino e il mezzo è stato ripreso più volte dalle telecamere di zona la sera della scomparsa della ragazzina. L’autocarro nelle immagini degli inquirenti non è suo, sulla bade di differenze morfologiche, come la lunghezza del cavalletto.

Ha installata una cassetta doppia rispetto alla mia. Il mio ha solo una maniglia di apertura ma questo ne ha due.

Qual è l’alibi di Bossetti? Era lì per comprare le figurine ai bambini. Davanti a un mazzetto, portato in aula dalla moglie Marita Comi, ha dichiarato:

Ce ne sono molte altre - ha detto - e qualche volta lasciavo anche il numero di telefono e gli edicolanti mi chiamavano perché io potessi completare la serie.

L’edicolante, però, non l’ha riconosciuto:

Mente, non è possibile che non mi ricordi.

Poi in aula è stato chiamato un nuovo testimone, un giovane che nel novembre 2010 aveva 11 anni e frequentava lo stesso centro sportivo. Il ragazzo ha raccontato che in quel periodo, mentre lasciava il complesso sportivo da cui sparì la ragazza, aveva visto una ragazzina parlare con tre uomini nel pressi di un furgone bianco chiuso (quindi diverso dall’Iveco di Bossetti). Il ragazzo non è riuscito a collocare l’episodio in una data precisa, ma ha ricordato che la ragazzina aveva i capelli raccolti in uno chignon e indossava un giubbotto nero con la scritta Hello Kitty.


Massimo Bossetti oggi in aula: "Quel Dna non mi appartiene"

Aggiornamento 11 marzo 2016

Bossetti è tornato in aula proprio oggi. Questa è la trentaduesima udienza ed è la seconda settimana consecutiva che viene ascoltato. La settimana scorsa aveva detto di non aver mai visto, né conosciuto la tredicenne e che i testimoni ascoltati prima di lui avevano tutti mentito.

"Rispondo a tutto, non ho niente da nascondere. Sono uno dei pochi imputati che ha accettato l'esame incrociato anziché le semplici dichiarazioni spontanee. Prima mi "fidavo" di quello che mi sentivo dire, poi seguendo tutto il processo ho visto che tante prove sono cadute. Adesso andrò fino in fondo per dimostrare mia innocenza".

Questa la dichiarazioni di Massimo Bossetti, prima di entrare in tribunale per essere interrogato, come riporta Repubblica. Alla pm Letizia Ruggeri, la prima a sottoporlo all'esame incrociato, ha invece dichiarato:

"Quel Dna non mi appartiene, è strampalato e per metà non corrisponde. E' dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda, visto che non ho fatto niente e voi lo sapete".

La pm ha ribattuto:

"Evidentemente la vicenda non è strampalata come dice lei".

una nuova donna nella vita di Massimo Bossetti

2 marzo 2016

La perfetta coppia Massimo Bossetti e Marita Comi è più volte vacillata, dando la sensazione di essere più una coppia di facciata. Vero, falso? Sono solo supposizioni, anche perché nell’omicidio di Yara Gambirasio ancora molte domande sono senza una risposta e soprattutto c’è un’unica prova importante, il Dna. Come riporta Il Giornale, dagli interrogatorio della moglie, Marita Comi, spunta una nuova misteriosa donna nella vita di Bossetti.

Sembrerebbe che il carpentiere abbia un'amica, probabilmente una detenuta. Tra i due è nata una specie di amicizia di penna. La donna si chiamerebbe Gina, la sua presenza è confermata anche dalla moglie di Bossetti: in un interrogatorio, la Comi prima dice di non conoscere chi sia questa persona. Poi invece si ricorda: "Ah sì, quella delle lettere".

La situazione però non si è voluta approfondire. Gli avvocati di Bossetti hanno chiesto e successivamente ottenuto dal giudice Antonella Bertoja l' inammissibilità della domanda. Fuori dalla aule del tribunale, i legali Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno precisato che ignorano l'identità di Gina.

La moglie di Bossetti: "Le ricerche porno sono mie"

Aggiornamento 26 febbraio 2016

Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, cambia nuovamente le carte in tavola e si assume la responsabilità delle ricerche pedopornografiche trovate nel computer del marito. Secondo quanto dichiarato dalla donna, cercava di tutto dai filmati sadomaso a «come rimorchiare una ragazza in palestra». E lo faceva da sola o con il marito Massimo Bossetti, quasi in una sorta di gioco erotico tra loro. Ma non ha mai «fatto ricerche con la parola tredicenne». Ne è sicura Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, che ha deposto al processo a carico del marito davanti alla Corte d’Assise di Bergamo.

«Conosco mio marito, se non mi avesse detto la verità sarebbe crollato subito. Se avessi avuto dubbi sulla sua innocenza lo avrei lasciato, anche per tutelare i miei figli».


Massimo Bossetti sarà ascoltato in Corte d'Assise di Bergamo il prossimo 4 marzo. Lo ha comunicato la presidente della Corte Antonella Bertoja al termine dell’ultima udienza. Per quanto riguarda la dichiarazione della teste che conferma la presenza del presunto killer davanti alla palestra, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno commentato:

«Possiamo dimostrare che Bosseti non poteva essere lì».

Nuovo testimone oggi in auta: "Ho visto Yara e Bossetti in auto"

Oggi in aula ha deposto un super testimone. Si tratta di Alma Azzolin, una donna di Trescore Balneario che ha raccontato di aver visto Bossetti a Brembate Sopra in compagnia di una ragazzina. Quella ragazzina era Yara.

Ha visto Bossetti ben due volte. L’uomo è arrivato a bordo di una station wagon, poco dopo è arrivata una ragazzina con i capelli lunghi ed è salita in auto. L’uomo mi fissava. La seconda volta all’Eurospin. Ero nel supermercato a prendere delle bibite e alla cassa ho rivisto lo stesso uomo con delle birre, l’ho riconosciuto.

Ha poi raccontato che dopo il fermo di Bossetti, il 14 giugno 2014, guardando una trasmissione televisiva che mostrava anche il parcheggio del cimitero si era ricordata della circostanza e ne aveva parlato con i carabinieri, poi era stata convocata dai militari per deporre.

La macchina si è fermata vicino alla mia e un uomo con gli occhi chiarissimi mi fissava e mi ha messo a disagio.

Poi si accorse della bambina:

All'inizio non sapevo chi fosse quella ragazza, le davo 13/14 anni. Aveva una maglietta color salmone e i capelli mossi che si muovevano mentre correva. Poi quando Bossetti è andato in televisione, ho capito che potevo aiutare a sciogliere questo mistero. La ragazzina sull’auto era Yara, ho intravisto anche l’apparecchio ai denti. La polizia mi mostrò alcune fotografie di Yara e l’ho riconosciuta nella ragazzina che avevo visto.

(v.r)

Oggi udienza sul Dna, ancora molti i dubbi sulle prove genetiche

Aggiornamento del 3 febbraio 2015, ore 10.50

Continua il processo e continuano le polemiche sul Dna. Il consulente di parte civile della famiglia di Yara Gambirasio, Giorgio Portera, condivide il risultato della relazione del Ris per quanto riguarda l'appartenenza del dna trovato sul corpo della ragazza a Ignoto 1 e la conclusione che ha portato gli investigatori a ricondurre il dna di Ignoto 1 "a quello dell'odierno imputato", quindi a Massimo Bossetti.

Non è della stessa opinione il genetista Sarah Gino, consulente della difesa di Massimo Bossetti, che ha messo in luce sette peli, trovati sul corpo di Yara, che non appartengono né alla vittima né al muratore di Mapello, unico imputato per l'omicidio della tredicenne. Ciò vuol dire che, sempre secondo l’esperta, che non vi è stata contaminazione sulla scena del crimine.

A questo quadro si aggiunge il problema del Dna: secondo il biologo manca la corrispondenza del Dna nucleare di Massimo Bossetti con quello Dna Mitocondriali trovati sul corpo di Yara. Il genetista, tra le altre cose, ha affermato a proposito del Dna nucleare che è stato attribuito a Bossetti che si tratta di "un pezzo di Dna e non di una traccia forense".

Massimo Bossetti scrive una lettera dal carcere: "Sto male, la mia dignità è distrutta"

Aggiornamento dell'11 gennaio 2015, ore 10.50

Massimo Bossetti, l'unico accusato per l'omicidio di Yara Gambirasio, dal carcere scrive una lettera al settimana Oggi in cui racconta come sta e soprattutto come si sente:

“Con una dignità completamente distrutta, continuamente stuprata dai media, e tutti i giorni, mesi e forse anni trascorsi ingiustamente in questa cella per i loro dannati sbagli. Chi mi ridarebbe la vita, famiglia e dignità che totalmente mi hanno distrutto?”.

Per la prima volta, Bossetti racconta la sua vita da detenuto.

“Sto terribilmente soffrendo per tutta questa lontananza dal mio amore Marita e i miei fantastici adorabili cuccioli, tutto perché al giorno d’oggi essere innocente si diventa altamente scomodo per tanti altri”.

Bossetti accusa la stampa, ma non solo la stampa, anche alcuni colleghi. E poi nella lettera emerge anche una fatica a vivere:

“Il mio dolore, rabbia, sofferenze affondano sempre più il mio desiderio di vita… Mi hanno vivisezionato la vita, la famiglia e dignità completamente distruggendola…”.

Non è l’unica lettera del Muratore di Mapello. Avrebbe scritto anche ai genitori di Yara. La lettera è in mano al suo avvocato Claudio Salvagni, il quale si è limitato a confermare spiegando che la lettera sarà consegnata a Fulvio e Maura Gambirasio solo alla fine del processo in corso alla Corte d'Assise di Bergamo. Non è noto il contenuto della missiva.

Dissequestrate Massimo, scatta online la petizione per i domiciliari

Aggiornamento dell'8 gennaio 2015, ore 10.54

È stata lanciata su Change.org una petizione per chiedere i domiciliari di Massimo Bossetti, dopo che il 22 dicembre la Corte d'Assise di Bergamo ha respinto la richiesta degli avvocati del carpentiere di Mapello accusato in primo grado dell'omicidio di Yara Gambirasio.

La petizione è stata lanciata da Cristina Bigi, 40 anni di Milano in base a quanto riferiscono i dati sul profilo, ed è stata intitolata "Dissequestrate Massimo". La lettera "Chiediamo gli arresti domiciliari per Massimo Bossetti" verrà inviata al ministro di Giustizia, Andrea Orlando. In sei giorni (è stata infatti aperta il primo gennaio) sono 178 le persone che hanno sottoscritto, convinte dal ragionamento di Cristina Gibi:

"Fino al terzo grado di giudizio è giusto che Bossetti possa rimanere a casa con la propria famiglia. Come è stato ad esempio anche per Alberto Stasi. Se non sono disponibili questi braccialetti elettronici, possiamo anche comprarglielo noi. Non conosco personalmente Bossetti, mi batto solo per la giustizia. Tante cose non mi tornano in questa indagine".

Le motivazioni della signora si concludono così

“Ho preso parte nel 2011 al funerale di Yara e ho un figlio che ora avrebbe la sua età. Posso capire cosa sta provando sua madre e voglio che si arrivi alla verità su questo caso”.

Oggi, inoltre, al Tribunale di Bergamo, riprende il processo. Davanti alla Corte d’Assise sarà Ezio Denti a parlare, criminologo investigativo che fa parte dei consulenti della difesa. Successivamente sarà un vecchio amico di Bossetti a presentarsi in aula. Infine testimonierà un consulente dell’accusa, che si è occupato dell’analisi chimica relativa alle micro sfere di metallo trovate sugli indumenti e sotto le suole delle scarpe di Yara.

Respinta la richiesta dei domiciliari, Bossetti visita la camera ardente del padre

Aggiornamento del 28 dicembre 2015, ore 09.51

È stato un Natale molto complicato per Massimo Bossetti. Prima è arrivata la notizia che la Corte d'assise di Bergamo ha respinto la richiesta dei domiciliari avanzata durante l’ultima udienza dai suoi legali. La decisione sarebbe – nuovamente – stata motivata dal pericolo di reiterazione del reato.

Massimo Bossetti ha però ottenuto l’autorizzazione di uscire dal carcere per essere accompagnato a far visita alla camera ardente del padre legittimo, Giovanni, morto nelle prime ore del mattino del 25 dicembre. Ammalato da tempo, aveva 73 anni. È rimasto all’interno per 40 minuti, poi è stato riportato in carcere con il furgone della polizia penitenziaria. All’interno della camera ardente c’erano sua madre Ester Arzuffi, sua sorella gemella Laura Letizia e altri familiari.

Non è stato ancora deciso se potrà o meno partecipare anche ai funerali del padre legittimo, fissati per martedì alle 10 a Terno d’Isola. La sorella gemella ha così commentato:

Da due settimane era ricoverato: alternava periodi di ricovero a periodi a casa. Ora ci auspichiamo davvero che Massimo possa partecipare al funerale: del resto lo avevano già autorizzato per due volte a fargli visita quando era ricoverato in ospedale.

La difesa chiede i domiciliari per Bossetti

Aggiornamento del 21 dicembre 2015, ore 15.28

I legali di Massimo Bossetti hanno chiesto gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico per il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio. Secondo l’avvocato non c’è pericolo di fuga o di inquinamento del prove. Marita Comi, moglie dell’imputato, si è detta disponibile ad accoglierlo a casa. La pm Letizia Ruggeri, invece, si è opposta alla richiesta dei legali, la Corte si è riservata di decidere e ha cinque giorni di tempo per farlo. Molto duro il commento dell’avvocato dei Gambirasio, Enrico Pelillo:

Mi sembra che, sfruttando il clima natalizio, si sia avanzata una richiesta che vi fa capire le dichiarazioni dell'imputato in questa udienza e nella precedente, mentre è rimasto in silenzio quando in aula passavano le immagini raccapriccianti della 13enne. Se è vero, come dice la difesa, che un uxoricida non può più uccidere perché ha ucciso la moglie, di ragazzine di 13 anni ce ne sono ancora tante. La difesa dice che i due vivevano in mondi diversi e non si erano mai incontrati, è perché l'imputato è vivo e la vittima è altrove.

Durante l’ultima udienza Massimo Bossetti è tornato a parlare in aula, in occasione della testimonia dell’ex collega Massimo Maggioni. Bossetti in passato avrebbe gettato dei sospetti sull’ex collega, che sembra essere estraneo ai fatti:

Quello che ho detto riferendomi a Maggioni, era una semplice esternazione di un sospetto. Sono sempre stato rispettoso davanti al pm e da subito ho detto che non volevo accusare nessuno e solo dare un sospetto investigativo. Se però dopo mi accusano di calunnia, questo aspetto non lo vedo chiaro: se uno sente di avere un dubbio, un sospetto, dovrebbe essere ascoltato. Se poi tutto risulta infondato, va bene. Io non volevo calunniare nessuno.

Una nuova testimonianza incastra Bossetti

Aggiornamento del 10 dicembre 2015, ore 15.36

Una testimonianza chiara, che non lascia dubbi alle interpretazioni. È quella di Federico Fenili, 49enne di Valbrembo: la sera del 26 novembre 2010, stava accompagnando la figlia al corso di nuoto agli impianti sportivi di Brembate Sopra, gli stessi dove Yara è stata vista per l’ultima volta.

Stavo portando mia figlia al corso, che si tiene tra le 18,40 e le 19,30. Percorso il rettilineo dovevo svoltare a sinistra per parcheggiare. Dal lato opposto ho visto arrivare un furgone chiaro a tutta velocità, Erano le 18,40: ricordo di aver guardato l’orologio sul cruscotto perché ero in ritardo.

Un orario interessante, in quanto compatibile con la sparizione della ragazza. Durante l’udienza si è tornati a parlare dei presunti video tarocchi. Enrico Pelillo, legale di parte civile Gambirasio, al termine del l'udienza del processo a Massimo Bossetti.

Mi pare che oggi si siano sgombrati definitivamente i dubbi sul furgone. Nessuno può più parlare di tarocco. Il Ris ha fatto un lavoro certosino e probante.

Il difensore Claudio Salvagni:


"Finalmente si è sgombrato il campo da ogni equivoco. C'è solo l'immagine di via Caduti dell'Aeronautica che, confrontata con il mezzo del mio assistito che porta a una probabilità".


Per la prima volta dall’inizio del processo, Bossetti ha perso le staffe. Si stava affrontando un’altra tematica delicata, quel del suo presunto tentativo di suicidarsi.

Non è vero che ho mai minacciato di uccidermi...

Ha detto Bossetti rivolgendosi ad Ennio Panzeri, un imprenditore della provincia di Bergamo con cui in passato Bossetti ha collaborato, chiamato a testimoniare:

Mi disse che stava passando un periodo difficile con sua moglie. E minacciò anche il suicidio

Offerte in parrocchia per la famiglia di Bossetti

Aggiornamento del 10 dicembre 2015, ore 10

La vita della famiglia di Massimo Bossetti è stata sconvolta da quando l'uomo è stato arrestato con una pesante, accusa, quella di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio. Una famiglia composta da Marita Comi, moglie dell'uomo, e dai loro figli, che oggi riceve la solidarietà di alcune persone che hanno deciso di aiutare economicamente questo nucleo famigliare, che non può più contare sulla fonte di reddito del papà, carpentiere in carcere da tempo per l'accusa di omicidio.

Per questo motivo, alcune persone, rimaste ovviamente anonime, hanno voluto dare un sostegno economico alla famiglia dell'uomo, portando nella parrocchia di Sotto il Monte Giovanni XXIII una busta con un po' di contanti. La busta è stata consegnata a mano al Monsignor Claudio Dolcini, al quale è stato chiesto di portarla dalla moglie di Massimo Bossetti.

Il sacerdote spiega:

Non intendo quantificare questo fenomeno che comunque c'è e nasce tutto dal territorio. Chi viene in parrocchia per offrire un minimo di solidarietà economica non dice nulla sul processo in corso, lascia i soldi e basta. Non si tratta né di innocentisti né di colpevolisti, nel senso che io non chiedo nemmeno e non mi addentro in questi ragionamenti. La decisione sull’innocenza o la colpevolezza di Massimo spetta ai giudici del tribunale di Bergamo, ma in parrocchia certe dinamiche non entrano: questo è solo un esempio di carità cristiana.

Via | Corriere

(p.c.)

Nessun testimone conferma l'alibi di Bosetti

Aggiornamento del 3 dicembre 2015, ore 15.31

Nessun teste ha confermato l’alibi di Bossetti. Il muratore di Mapello, per giustificare la sua presenza a Brembate Sopra, aveva sostenuto di essere stato in più riprese in zona perché si sarebbe recato dal meccanico, dalla commercialista e in diverse edicola ad acquistare le figurine per i figli.

Gli edicolanti hanno sostenuto che non fosse un cliente abituale e in molti hanno semplicemente affermato di non ricordare (come il commercialista e il carrozziere), mentre le estetiste hanno raccontato che Bossetti era solito farsi le lampade abbronzanti una o due volte alla settimana, a volte anche tre. Nel corso degli interrogatori l'imputato aveva invece dichiarato di farsi solo raramente le lampade, anche per questo in aula ha scosso la testa di fronte alla deposizione delle estetiste.

Quello che risulta sospetto invece è l’acquisto di sabbia. Bossetti si è rivolto a Giancarlo Bonacina, socio della Edil Bonacina di Chignolo d’Isola, per comperare un metro cubo di sabbia il 9 dicembre 2010. Sono i giorni successivi alla scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra, il cui cadavere verrà ritrovato il 26 febbraio 2011 tra le sterpaglie del campo di via Bedeschi, proprio a Chignolo.

Perché è un dettaglio importante? Per l’accusa, quel metro cubo di sabbia, registrato in una bolla di trasporto, è stata solo una scusa per permettere a Bossetti di passare nella zona del campo dove Yara era stata abbandonata agonizzante la sera del 26 novembre, due settimane prima. Giancarlo Bonacina ha infatti dichiarato che Bossetti era stato un cliente saltuario prima del 2010 e che non lo vedeva da parecchio tempo. Ovviamente, trattasi solo di supposizioni perché attualmente a carico di Bossetti c’è solo il Dna.

Capelli di una donna trovati sul corpo della vittima, è la mamma di una compagna

Aggiornamento del 24 novembre 2015, ore 09.31

Un nuovo sospettato entra nel caso della morta di Yara Gambirasio, attualmente c’è il processo in corso. Peli o capelli di donna sono stati trovati incastrati tra il giubbotto di Yara Gambirasio e il terreno di Chignolo d'isola, dov'è stato rinvenuto il corpo della ragazzina. Sembrerebbe che questi reperti appartengano a Rosita Brena, una donna che ha lo stesso cognome dell'insegnante di Yara, Silvia Brena, ma non sono parenti.

Dopo le analisi, il Dna mitocondriale di Rosita, infatti, coincide perfettamente con il Dna dei capelli trovati incastrati nel giubbotto della tredicenne di Brembate. Chi la signora Brena? È una donna adulta con due figli e si è lasciata intervistare da un’inviata di Pomeriggio Cinque, senza apparire in video. Forse i capelli trovati su Yara potrebbero essere di sua figlia, una ragazzina coetanea della vittima, amica e compagna di Scuola. Così riporta le parole di Rosita Brena il Tgcom:

Mia figlia andava a scuola con Yara. Erano nella stessa classe, per cui mi sembra più che probabile che ci fosse un capello di mia figlia sul suo corpo, perché ovviamente le ragazzine si abbracciano, si sta insieme in classe e può essere che sia successa questa cosa. La cosa più ovvia è questa.

Potrebbe essere falso video del furgone di Bossetti vicino alla palestra

Aggiornamento del 2 novembre 2015, ore 10.41

Nuove accuse e nuove indiscrezioni sul processo a Massimo Bossetti. Sembrerebbe che il video del furgone del muratore di Mapello, nei pressi della palestra, non sia autentico. Scrive così Luca Telese su Libero:

"Quel documento è stato confezionato dai Ris e diffuso ai media, ma che incredibilmente non compare nel fascicolo processuale. E subito dopo ho scoperto un secondo elemento che non sono come definire altrimenti: questo filmato, immaginifico e decisivo, è un falso. Un filmino tarocco".

A sostenere il falso è stato, da come si apprende dall’ huffingtonpost, il comandante dei Ris dei Carabinieri Giampietro Lago. Sempre dal Comandante però arriva una seconda interessante novità:

“Gli esiti del lavoro di comparazione tra le sfere di metallo trovate sul corpo e quelle acquisite dall'autocarro dell'imputato supportano le ipotesi che sia stato il tessuto del sedile del mezzo all'origine di quelle particelle trovate sul cadavere".

Quindi le sferette di metallo (individuate con uno strumento che ingrandisce le particelle 200.000 volte più di uno tradizionale) sono risultate essere composte da del ferro e in parte di manganese e cromo. Materiali praticamente assenti nel terreno dov'e' stato trovato il corpo di Yara e anche negli indumenti degli studenti o delle ragazze della palestra di Brembate Sopra, ma che erano presenti in grandissima quantità sui sedili del furgone di Bossetti. Questa prova si va aggiungere a quella dei leggings.

Le fibre trovate sui leggings di Yara corrispondono a quelle del sedile di Bossetti

Aggiornamento del 28 ottobre 2015, ore 10.41

Gli indizi a carico di Massimo Bossetti si stanno facendo pesanti. La deposizione di Giampiero Lago, comandante dei Ris di Parma, durante il processo per la morte di Yara Gambirasio, è sicuramente stata incisiva, perché l’esperto ha dichiarato che c’è piena compatibilità tra le fibre del tessuto dei sedili del furgone Iveco Daily di Massimo Bossetti e quelle rintracciate sui leggings indossati da Yara Gambirasio il giorno della sua scomparsa.

A dimostrarlo sono le analisi chimico-merceologica. Al momento del ritrovamento del corpo, il 26 febbraio 2011, i leggings indossati da Yara erano piuttosto rovinati, soprattutto nella parte posteriore che combaciava con il terreno. Gli esperti del Ris hanno tuttavia rintracciato sui pantaloni delle fibre estranee. Si è resa dunque necessaria una sperimentazione più approfondita. Giampiero Lago ha così spiegato:

Abbiamo acquistato sul mercato un paio di leggings analogo a quelli della vittima, e li abbiamo fatti indossare a una collega con caratteristiche fisiche, soprattutto per quanto riguarda il peso corporeo, a quelli di Yara. L'abbiamo fatta sedere per pochi secondi sui sedili e abbiamo verificato quante e quali fibre dei sedili stessi siano state trasferite sui leggings. È stato un esperimento necessario per verificare la tendenza di questo tessuto, tipico dei veicoli commerciali e dunque molto resistente, a rilasciare fibre. Per morfologia, compatibilità chimica indistinguibilità cromatica e percentuale di rilascio del tessuto, abbiamo avanzato una diagnosi di piena compatibilità.

Bossetti 195 volte a Chignolo d'Isola dopo la scomparsa

Aggiornamento del 21 ottobre 2015, ore 11.02

Durante il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, continuano a essere svelati dei dettagli molto interessanti per ricostruire quanto è avvenuto la sera della sua scomparsa. Fra il 19 settembre e il 26 novembre del 2010 (poco più di 2 mesi) il cellulare di Massimo Bossetti agganciò la cella di Chignolo d’Isola 13 volte. E non è tutto, nei cinque mesi dopo la sparizione della ragazzina di Brembate, avvenuta il 26 novembre del 2010, il cellulare del carpentiere ha invece agganciato la stessa cella ben 195 volte.

A dare queste informazioni è stato il maresciallo del Ros di Brescia Giuseppe Gatti, che ha precisato che, di quelle 195 volte, 40 agganci sono stati registrati fino al 26 febbraio del 2011, quando il corpo della ginnasta fu ritrovato. Gli altri 155 contatti sono avvenuti dopo il ritrovamento e fino a maggio. E non è tutto, c’è un altro dettaglio a insospettire. Per sette giorni, Bossetti e la moglie Marita Comi non si sono mai sentiti al telefono: un buco che va dal 21 al 28 novembre 2010, proprio quando scomparve la ragazzina.

Esiste però la testimonianza di un esperto che potrebbe aiutare il presunto assassino. Francis Collins, genetista statunitense, «padre» del genoma e massimo esperto di genetica sostiene che il Dna possa essere trasferito. Francis Collins ha rilasciato un'intervista esclusiva al quotidiano «L'Eco di Bergamo» che sarà pubblicata sull'edizione di domani, giorno in cui riprende anche il processo. Come può avvenire questo trasferimento? Può accadere molto spesso se sangue, saliva, liquidi seminali e altri fluidi corporei sono lasciati su superfici.

Oggi udienza a porte chiuse, in aula le foto choc dell'autopsia

Aggiornamento del 7 ottobre 2015, ore 14.23

Oggi un’altra udienza per il processo a Massimo Bossetti per la morte di Yara Gambirasio. È stato chiesto al pubblico di uscire. Il motivo? A deporre è stata chiamata Cristina Cattaneo, l'anatomopatologa che ha condotto l'autopsia sul corpo della vittima tredicenne: in aula sono state proiettate le diapositive sul ritrovamento del corpo.

La dottoressa ha confermato che morì in quel campo. E le cause della morte furono debolezza a causa del sanguinamento delle ferite, le lesioni al capo e il fatto che rimase per ore al freddo nel campo. Si è inoltre dilungata su una ferita di punta e taglio trovata sotto la mandibola e sulle tracce di calce sul corpo e le microsfere sotto le scarpe (materiali che riconducono al mondo edile).

Tra le novità, si scopre che per ben tre anni e un mese è stata nascosta una telecamera nei pressi della tomba di Yara attraverso cui sono stati scrutati tutti i visitatori. Nessuno si è comportato in modo sospetto, e nessuno di loro era Massimo Bossetti.

Il messaggio sospetto lasciato da papà Fulvio nella segreteria della figlia

Aggiornamento del 2 ottobre 2015, ore 10.o3

Emergono sempre più dettagli sulla morte di Yara Gambirasio. Il settimanale Oggi ha portato alla luce alcuni retroscena nuovi e inquietanti. Al centro dell’attenzione del giornale i messaggi di papà Fulvio inviati alla figlia dopo la scomparsa. Uno è delle 9.16 del 30 novembre 2010 e Yara è sparita da quattro giorni. Nella segretaria telefonica di Yara lascia detto:

"Sono passati quattro giorni... Eh... Devo cominciare a preoccuparmi? Fatti sentire. Fatevi sentire".

Cosa vuol dire “Devo cominciare a preoccuparmi?” e soprattutto per plurale che fa sospettare qualcosa in “Fatti sentire. Fatevi sentire”. Per la difesa ci sono dei dettagli che il padre non ha mai rivelato. Sospetta forse che Yara si sia allontanata con qualcuno? O che sia stata rapita? Nessuno glielo ha chiesto, né il Pm Letizia Ruggeri né i difensori di Massimo Bossetti. Poi ci sono delle lettere anonime, che sempre Oggi riporta alla luce:

"Quelle lettere giunte nel settembre 2014 e nel marzo 2015, raccontano di una morte accidentale provocata da un muratore polacco ubriaco in casa di una misteriosa signora e in presenza di altre persone. Prese dal panico, queste si sarebbero liberate del corpo di Yara a Chignolo d’Isola. Fra loro ci sarebbe stato anche Bossetti, che sarebbe svenuto. E il polacco, che parlava troppo, sarebbe stato eliminato facendolo cadere da un ponteggio”.

Yara è morta proprio nel campo in cui è stata ritrovata

Aggiornamento del 25 settembre 2015, ore 10.20

Yara è morta proprio nel campo in cui è stata ritrovata. Non sarebbe dunque stata uccisa altrove, come ipotizzato dalla difesa, ma in quel campo, a pochi chilometri di distanza da casa. A sostenerlo è il tenente colonnello dei carabinieri Michele Lorusso che durante la testimonianza in aula ha raccontato:

"Stringeva in pugno dell'erba ancora radicata a terra".

A testimoniare quanto ha detto ci sono delle fotografie agli atti. Inoltre sulla tentata fuga di Bossetti, sono intervenuti gli avvocati dell’imputato, rispondendo che Lorusso non era presente. Il tenente colonnello ha solo riportato quanto verbalizzato dai colleghi. L'ufficiale si è dilungato sugli agganci dei telefonini di Bossetti alle celle di Brembate il pomeriggio del 26 novembre del 2010 quando Yara sparì, ma soprattutto sulle immagini di quello che gli investigatori ritengono con certezza essere il furgone Fiat Daily del muratore che compare sette volte, ripreso da alcune telecamere di sicurezza, in un lasso di tempo tra le 18 e le 19.51 nei dintorni della palestra di Brembate di Sopra da cui Yara sparì (l'ultimo testimone ad averla vista nel centro sportivo la colloca alle 18.40).

I carabinieri del Ros sono certi che sia il suo perché, dopo il fermo di Bossetti, presero in esame 20mila veicoli prodotti dal 1999 al 2006, quando Bossetti acquistò il suo Fiat Daily. Con l'aiuto del Ris e dei progettisti dell'Iveco, sulla scorta di determinate caratteristiche, ridussero il numero dei sospetti a 4.500. Questi ultimi furono fotografati e i loro proprietari sentiti a sommarie informazioni. Ne rimasero cinque, tra questi il muratore: i restanti quattro proprietari furono sentiti a verbale e le loro dichiarazioni verificate, confrontandole con i loro traffici telefonici: nessuno di loro poteva essere a Brembate quel maledetto 26 novembre del 2010.

Il colonnello del Ros: "Bossetti provò a fuggire dal cantiere"

Aggiornamento del 24 settembre 2015, ore 10.20

La testimonianza del il colonnello del Ros Michele Lorusso, tra i principali investigatori sull’omicidio di Yara Gambirasio, ha gettato una nuova ombra su Bossetti. Durante l’udienza in tribunale ha svelato infatti una serie di retroscena relativi all’’arresto, che sicuramente non giocano a favore dell’imputato:

Bossetti provò a fuggire dal cantiere. Dovevamo raggiungerlo in un cantiere a Seriate. In un primo momento abbiamo fatto entrare un gruppo di uomini in borghese, che hanno spiegato di trovarsi lì per fare un controllo su eventuali lavoratori in nero immigrati. Ma mentre i nostri uomini erano all’interno con quella scusa, l’imputato ha accennato a una fuga, scendendo da un ponteggio e spostandosi. A quel punto siamo intervenuti.

Durante l’udienza, sono stati ripercorsi anche le tappe investigative, come si è arrivati a ignoto1, sono stati elencati gli orari in cui tre telecamere di Brembate Sopra inquadrano un furgone del tutto simile a quello dell’imputato. L’ufficiale del Ros ha anche chiarito perché, durante le indagini, è stato escluso ogni sospetto su Silvia Brena, l’istruttrice di ginnastica di Yara, il cui Dna è stato trovato su una manica del giubbotto della vittima.

Silvia Brena è stata intercettata, così come il fratello dell’istruttrice. Tutto ciò che hanno raccontato è stato verificato e il loro racconto è stato giudicato coerente. Si è capito che entrambi non c’entravano nulla con la scomparsa di Yara.

La sorella della vittima: "Non avevo mai visto Bossetti"

Aggiornamento del 18 settembre 2015, ore 15.11

È stata interrogata questa mattina la sorella più grande di Yara Gambirasio. Keba, accompagnata da mamma e papà, ha raccontato con dolcezza e tranquillità il suo rapporto con Yara, definito normale. Il giorno della scomparsa, Keba aveva discusso con la sorellina per chi dovesse portare lo stereo in palestra. La ragazza ha spiegato che si sarebbe accorta se ci fosse stato qualcosa di strano nei giorni precedenti alla sparizione di Yara.

Se fosse successo qualcosa di preoccupante lo avrei saputo. Se avesse avuto qualche approccio me lo avrebbe detto.

E Bossetti? Keba ha raccontato di non conoscerlo, di non averlo mai visto vicino alla palestra, né vicino a casa. Ha poi ammesso di guardare il diario della sorella per verificare se faceva i compiti. La risposta data da Keba al legale di Bossetti ha smontato un po’ i sospetti sui contenuti del diario sollevati dagli avvocati dell’unico imputato nel corso della scorsa udienza.

È stato sentito anche Ilario Scotti, l’aeromodellista di Bonate Sotto che per caso scoprì il corpo della ragazzina nel mezzo del campo di via Bedeschi a Chignolo d’Isola, mentre provava il suo modellino di aereo radiocomandato. Ha raccontato l’episodio e ha aggiunto di aver visto:

Un uomo calvo, di 50-55 anni, al volante di un’utilitaria: ha posteggiato l’auto all’inizio della stradina, sceso dall’auto l’uomo è salito con i piedi sui dei blocchetti di cemento e ha iniziato a guardarmi, è rimasto lì per 10-15 minuti, poi si è allontanato quando hanno iniziato a sentirsi le sirene.

Spuntano due uomini non identificati coinvolti forse nel rapimento

Aggiornamento del 16 settembre 2015, ore 16.24

Il delitto di Yara sembra avere ancora troppe zone d’ombra. Durante il processo i difensori di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno citato Marina Abeni ed Enrico Tironi. La Abeni è una vicina di casa dei Gambirasio: ha visto in via Rampinelli portando a passeggio i suoi cani due uomini, uno sul marciapiede e l’altro in mezzo alla strada. Parlavano in italiano e parevano litigare. Anche Enrico Tironi è un vicino dei Gambirasio e pochi giorni dalla scomparsa di Yara aveva dichiarato di aver visto due uomini in via Rampinelli.

Il luogo dell’avvistamento: l’intersezione fra via Morlotti e via Rampinelli. Un’auto rossa ferma nei pressi dell’ufficio postale. Infine, c’è anche un terzo avvistamento: la sera del 26 novembre una colf di Brembate rincasava in auto al termine del lavoro. Allo stop tra via Morlotti e via Rampinelli scorse due auto: una chiara e l’altra rossa. Questa testimone però non è considerata attendibile perché l’orario dell’avvistamento (le 17.45) precede di troppo quello relativo alla scomparsa di Yara.

Via | Il Giornale

Aggiornamento del 14 settembre 2015, ore 14.24

Il processo è ripartito e dal diario di Yara si può fare un quadro ancor più chiaro di questa ragazza, molto dedita allo studio e allo sport. Il diario era stato analizzato dagli esperti del Ros e del Racis già nel dicembre del 2010, quando Yara era ancora una persona scomparse e non si sapeva della sua morte. Si cercavano degli spunti, degli indizi, ma non era emerso nulla, se non il ritratto di una ragazza tranquilla e serena.

Tra le pagine, ci sono i compiti, le amicizia e la famiglia. Annota, per esempio, che il 7 novembre è il compleanno della sua mamma. E poi fa un pensiero sulla vita:

"Ci sono due modi di vedere il domani, c’è chi lo vede come un giorno chiuso tra due notti e chi invece preferisce vedere nel domani una notte confinata tra due giorni".

Molte le cose emerse da venerdì, nessuna che ha cambiato il corso del processo. Ha colpito, invece, l’amnesia collettiva che ha colto le amiche e le compagne della ragazza, interrogate dai legali di Bossetti. Non ricordano nulla. Il vuoto più totale, atteggiamento che ha destabilizzato la difesa, che non ha nessuna intenzione di mollare il colpo sulle giovani testimoni.

Acquisita una lettera di un ex compagno di cella di Bossetti

Aggiornamento del 11 settembre 2015, ore 15.12

È ripartito questa mattina il processo contro Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. I giudici della corte d’assise di Bergamo hanno acquisito una lettera inviata alla madre di Yara Gambirasio da Loredano Busatta, il pregiudicato che raccontò di avere raccolto le confidenze di Bossetti, riguardanti il delitto, in un periodo di comune detenzione.

Nella lettera il pregiudicato sostiene di essere disposto a rivelare tutte le confidenze raccolte e che Bossetti è un “animale”. In passato Busatta è già stato sentito dal pm Letizia Ruggeri ed era stato ritenuto inattendibile. Dopo un periodo in comunità è tornato in carcere in quanto coinvolto in una serie di rapine. La lettera non è ritenuta una prova:

Spero che Bossetti venga condannato per il crimine che ha fatto ho passato tre mesi con lui, era spavaldo, nemmeno un attimo ha rivolto un pensiero a vostra figlia

Si legge nella missiva. In aula è stata ascoltata la toccante testimonianza della mamma, che ha raccontato dell’ultimo giorno della figlia, la gioia per la pagella, la palestra e infine la scomparsa. Dopo due ore e mezza, è toccata al papà, Fulvio Gambirasio:

La sera della scomparsa notai in via Rampinelli un mezzo con dei fari accesi, era lontano 150 metri, non vidi bene, ma ipotizzai che potesse essere un furgone. Mia moglie inizialmente mi disse solo che Yara era in ritardo, poi dopo alcuni minuti mi richiamò dicendo che era stata alla palestra e nostra figlia non c’era. A quel punto sono rientrato.

Domani ricomincia il processo e spunta un terzo Dna

Aggiornamento del 10 settembre 2015, ore 10.48

Riprende domani, venerdì 11 settembre, il processo per stabilire chi ha ucciso Yara Gambirasio. L’unico accusato è il muratore di Mapello, Massimo Bossetti. Domani in aula saranno sentiti i genitori Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, la sorella maggiore Keba, la zia paterna Nicla, le compagne di scuola e di sport.

Nuovi dettagli potrebbero complicare ulteriormente le indagini, che dovrebbero essere chiuse. Secondo quanto riporta Bergamonews, l’ex vicecomandante del Ris di Parma, docente alla Statale di Milano, già consulente scientifico della famiglia di Chiara Poggi, Marzio Capra ha rivelato al settimanale Oggi che sugli indumenti intimi della ragazzina sarebbe stato trovato un terzo profilo genetico del quale nessuno aveva mai parlato.

Si tratta di un altro profilo mitocondriale. Non si sa a chi appartenga. Nessuno si è preoccupato di scoprirlo. E il nucleare che lo doveva accompagnare dove è finito? La stessa traccia genetica contiene quindi un Dna nucleare e due mitocondriali di tre persone diverse. Una mostruosità scientifica mai vista perché contro natura. C’è una sola spiegazione: la cancellazione selettiva. Fatta da chi? Qualcuno ci ha messo le mani? Perché? No, mi rifiuto di pensarlo.

I dubbi sono quindi ancora tanti: è stato Bossetti, c’è stato un errore nelle analisi, ha “solo” assistito all’omicidio? Intanto il muratore continua a sostenersi innocente. Ha anche scritto una letta, di cui hanno parlato in esclusiva a TeleLombardia, in cui sostiene di non aver più voglia di vivere, perché il peso di questa accusa lo sta consumando.

Ezio Denti: il corpo di Yara è stato spostato

Aggiornamento del 24 agosto 2015, ore 14.03

Continuano i misteri sull’omicidio di Yara Gambirasio. Secondo Ezio Denti, consulente della difesa di Massimo Bossetti accusato di aver ucciso la 13enne bergamasca, il corpo della ragazzina fu spostato sul campo incolto di Chignolo d’Isola solo poco prima del ritrovamento. A svelarlo è la sim telefonica della vittima.

È sufficiente fare una prova empirica per capire che una sim telefonica lasciata all’aperto non avrebbe l’aspetto di quella trovata, avvolta in un guanto umido, nella tasca destra del giubbotto di Yara. La parte in cui esistono i contatti in rame non ha nessuna patina, sembra immacolatà e questo non si concilia con un corpo rimasto per tre mesi alle intemperie, neve compresa.

Ha commentato il criminologo all’Adnkronos. Il consulente della difesa ha visto solo attraverso delle fotografie gli elementi trovati accanto a Yara e per questo chiede tramite un’istanza che sarà presentata dai legali di Bossetti di poter accedere agli stessi, in modo da eliminare ogni dubbio, anche sull’Ipod che la 13enne aveva con sé.

"Lo stato in cui è la sim mi convince che Yara sia stata spostata sul campo di Chignolo d’Isola solo poco prima del suo ritrovamento. A pochi giorni dalla scomparsa un elicottero sorvolò quell’area e non vide nulla, le ricerche non hanno trascurato la zona, la posizione della vittima è di chi viene trascinata da due persone, lo stato di conservazione non combacia con un corpo abbandonato per tre mesi".

La Corte d’Assise di Bergamo: "Bossetti non ha tentato il suicidio"

Aggiornamento del 29 luglio 2015, ore 10.37

Un altro no per Bossetti. È l’ottavo. La Corte d’Assise di Bergamo ha bocciato l’istanza di sostituzione del regime di carcerazione con gli arresti domiciliari. Gli avvocati avevo utilizzato come alibi lo stato depressivo del muratore di Mapello.

Non c’è riscontro alla consulenza. Il direttore del carcere e il comandante della polizia penitenziaria hanno escluso in radice ogni tentativo autolesionistico dopo l’ultima udienza e dopo il colloquio del Bossetti con la moglie, e anzi hanno testimoniato di aver raccolto lo sfogo dell’uomo, deluso dal comportamento della moglie ma per nulla incline a gesti anticonservativi.

Questo è quello che hanno scritto i giudici dopo l’episodio di settimana scorsa, nel quale sembrava che Bossetti avesse tentato di farsi del male con un cintura volontariamente. E si legge anche:

Il diario clinico attesta le buone condizioni generali del detenuto, salvo qualche episodio di faringite, lombalgia e problemi connessi all’ernia inguinale, per cui è stato recentemente operato. In particolare, una perdita di peso si è registrata nei mesi successivi all’arresto, ma risulta ampiamente recuperata alla data del 5 novembre, quando il peso era di oltre due chili superiore a quello “d’ingresso” in carcere. Né lo psicologo né lo psichiatra hanno mai segnalato problematiche tali anche solo da far sospettare un problema di compatibilità.

Bossetti avrebbe tentato di ferirsi in carcere

Aggiornamento del 22 luglio 2015, ore 09.24

Ci sono ancora numerosi dubbi sulla vicenda, ma sembrerebbe che Bossetti abbia tentato il suicidio. L’episodio sarebbe avvenuto sabato, il giorno dopo alla seconda udienza, durante cui il giudice ha respinto tutte le richieste dei difensori del muratore di Mapello.

Sono stati proprio gli avvocati a riferire che l’uomo avrebbe compiuto un gesto autolesionista nel carcere di via Gleno, a Bergamo dove è detenuto dal 16 giugno dell'anno scorso per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio. Bossetti avrebbe cercato di ferirsi, non si sa se in modo dimostrativo, ma gli agenti di polizia penitenziaria, sollecitati tra le altre cose dai legali a prestargli particolare attenzione, l'avrebbero fermato.

L’episodio comunque non è stato riferito al pubblico ministero e Bossetti non è stato portato in ospedale.

Il processo riprende l'11 settembre

Aggiornamento del 20 luglio 2015, ore 11.50

La prossima udienza è prevista dopo le vacanze estive. Appuntamento all’11 settembre: in questa occasione saranno ascoltati i primi testimoni. Tra questi ci sarà anche la madre della vittima. Un momento molto drammatico perché all’imputato sarà chiesto di sedersi vicino ai genitori della vittima per un confronto il più possibile diretto.

Tra le testimonianze di quel giorno anche la figlia maggiore Keba e la zia Nicla. Nel frattempo i giudici hanno fissato un fitto calendario composto da una ventina di udienze da settembre alla fine di dicembre. I giudici hanno escluso dal dibattimento la vicenda di Mohamed Fikri, già scagionato, e le ricevute di un motel in cui la moglie di Bossetti avrebbe incontrato un presunto amante. Sospiro di sollievo per gli avvocati del muratore di Mapello, preoccupati che diventasse un processo al matrimonio.

Potranno però essere sentiti i due uomini indicati come amanti dalla Comi nelle indagini, qualora dovesse rivelarsi utile. Il pm Letizia Ruggeri lo ritiene necessario per ricostruire l’ambiente familiare di Bossetti che la coppia descriveva come idilliaco e che non sembra così favoloso.

Seconda udienza, respinte le eccezioni della difesa di Bossetti

Aggiornamento del 17 luglio 2015, ore 14.59

Si è svolta questa mattina la seconda udienza del processo a Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. La Corte di Assise ha respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dalla difesa. Insomma, nulla di buono per il muratore di Mapello, in carcere ormai da oltre un anno.

Bossetti, che ha chiesto un processo pubblico, non è stato sostenuto neanche in questo caso dei giudici. Le telecamere sono state ammesse unicamente nel momento della lettura della sentenza. Secondo la Corte non c’è un "interesse sociale particolarmente rilevante" che possa mettere in secondo piano quelle che sono le esigenze di regolarità del dibattimento e di tutela delle parti.

Quali sono le eccezioni respinte? Prima di tutto la presunta indeterminatezza del capo di imputazione del quale la difesa di Bossetti chiedeva la nullità. I giudici hanno invece ritenuto che il capo di imputazione fosse sufficientemente determinato. È stata poi respinta la richiesta di nullità della relazione dei Ris sul Dna di Ignoto 1. Gli avvocati hanno inoltre chiesto che non vengano ammessi alcuni testi che dovrebbero confermare un qualche contatto tra Yara e Bossetti. I testi della difesa sono invece oltre 700.

Bossetti resta in carcere, la Cassazione boccia la richiesta

Aggiornamento del 8 luglio 2015, ore 16.13

La Cassazione ha bocciato la richiesta di scarcerazione e Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, deve restare in carcere. Ancora una volta la giustificazione è “il rischio di reiterazione del reato”.

Proprio per questa possibilità, lo scorso 25 febbraio, la Cassazione aveva già detto no alla prima richiesta di scarcerazione di Bossetti presentata alla Suprema Corte. L’avvocato Claudio Salvagni aveva spiegato che questa nuova istanza è stata presentata perché all’udienza del 25 febbraio “non era stata valutata la questione del dna mitocondriale“. Il legale su Facebbok ha commentato:

Massimo deve restare in carcere! Nonostante la normativa sulla custodia in carcere che vuole il pericolo di reiterazione concreto e attuale. Incredibile questa è la giustizia in Italia.

Intanto il 3 luglio è partito il processo: la prossima udienza è fissata per il 17 luglio.

Processo rinviato al 17 luglio

Aggiornamento del 3 luglio 2015, ore 11.12

È iniziato il processo a Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio. Molte persone sono rimaste fuori, perché i posti in aula sono pochi, proprio come ha disposto il giudice, nonostante l’appello di Bossetti ad avere un grande processo mediatico. Sono numerose, invece, le troupe televisive posizionate fuori dal palazzo di Giustizia bergamasco per seguire il dibattimento.

L’aula è blindatissima: non si possono usare tablet e telefoni cellulari. Quali sono le prove a carico di Bossetti? Prima tra tutte il dna ritrovato sulle mutandine e sui leggins di Yara che corrisponde alla traccia biologica del muratore, unica ad avere una corrispondenza di 21 cromosomi su 21 tra miliardi di miliardi di miliardi di individui. La difesa ha chiesto la nullità di questa prova.

Poi ci sono diversi indizi come la presenza dell’Iveco furgonato vicino alla casa e alla palestra di Yara la sera in cui la ragazzina scomparve. Importanti anche le tracce della cella telefonica del muratore che tra le 17,45 e le 18,47 di quel 26 novembre 2010 agganciano la zona in cui si trova Yara. E poi un filo di tessuto sintetico sui calzoncini elastici della bambina che corrisponde al tessuto del sedile del furgone di Bossetti.

L'udienza si è conclusa dopo due ore e mezza: il giudice Antonella Bertoja dovrà decidere e darà la propria risposta alla prossima udienza il 17 giugno.

(v.r)

La difesa presenta 711 testi, ma manca la mamma di Bossetti

Aggiornamento del 1 luglio 2015, ore 16.03

Solo due giorni al processo e le indiscrezioni sono davvero numerose. La difesa presenta 711 testi, ma manca un personaggio chiave, la mamma di Ignoto 1, la donna che ha permesso di rintracciare il presunto killer. Ester Arzuffi, la madre di Massimo Bossetti, potrebbe non essere un testimone facile a difesa del figlio. È stata inserita, infatti, nei 120 testi citati dal pubblico ministero Letizia Ruggeri ma non tra i 711 che chiedono di sentire gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

Per Bossetti, è l’unico vero teste che non si può smentire: il suo Dna è compatibile con quello della madre e con quello trovato sugli abiti di Yara Gambirasio. La difesa ha invece chiamato
Mohamed Fikri, il marocchino coinvolto e poi completamente scagionato nell’omicidio. Gli avvocati del muratore di Mapello sono interessati in particolare al furgone del cugino imbarcato sulla nave per il Marocco quando Fikri fu arrestato. Atri testi della difesa sono Enrico Tironi, il diciannovenne che disse di aver visto Yara con due uomini in via Rampinelli, il giorno della scomparsa, ma che ritrattò. Ci sono poi Marina Abeni e Mario Torraco, ex guardia giurata.

Massimo Bossetti: "Voglio le telecamere, non ho nulla da nascondere"

Aggiornamento del 29 giugno 2015, ore 16.03

Mancano pochi giorni all’avvia del processo per la morte di Yara Gambirasio. Sul banco dell’accusa il muratore di Mapello, Massimo Bossetti, che a più di un anno dall’arresto continua a professarsi innocente. A suo carico la conferma del Dna e numerose registrazioni che lo collocano la sera della scomparsa della ragazzina, a ridosso della palestra e dell’abitazione.

Voglio le telecamere. Voglio lottare perché questo processo si svolga esclusivamente a porte aperte, così che chiunque possa prendere atto di tutte le dichiarazioni fatte da me e dall’accusa, perché non ho niente da temere e da nascondere. Questo è il mio grandissimo, solo e unico desiderio.

Queste le parole di Bossetti, che chiede quindi le telecamere in aula per il 3 luglio, giorno in cui prenderà il via il dibattimento. Il giudice Antonella Bertoja ora dovrà valutare se c’è realmente interesse pubblico: attualmente si sa che i cameraman non sono ammessi: La morte di Yara dovrebbe essere un fatto privato, nonostante il caso si sia trasformato in un fenomeno mediatico.

(v.r)

Intercettata la mamma di Bossetti: "Massimo era a Brembate quella sera"

Aggiornamento del 18 giugno 2015, ore 16.03

Tra pochi giorni Massimo Bossetti dovrebbe andare a processo con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. A un anno dall’arresto del muratore di Mapello, continuano le indiscrezioni. L’ultima riguarda un'intercettazione ambientale della madre Ester Arzuffi. La donna si trovava in caserma, e attendeva insieme all'altro figlio di essere sentita dagli inquirenti.

La signora Arzuffi si è lasciata scappare una frase che entrerà negli atti del processo come prova contro il figlio:

"Parlando della scomparsa di Yara, Massimo mi aveva detto di essere passato di lì...”

Questo quanto ha riferito al figlio Fabio, che confermerebbe la presenza di Bossetti sul luogo del rapimento. Marita Comi, invece, è stata intervistata in una puntata di diletti e “Segreti e delitti” su Canale 5 e ha descritto la sua drammatica situazione.

"Quando gli ho chiesto di dirmi la verità durante i nostri incontri in carcere, non è che dubitavo di lui, ma gli ho fatto tutte le stesse domande che i pm e gli inquirenti avevano fatto a me dicendomi che erano sicuri che fosse lui l’assassino di Yara. Gliele ho fatte per guardarlo negli occhi: sono uscita più convinta di prima della sua innocenza. Le bugie che diceva, le diceva al lavoro. Se una persona dice banali bugie, non è un assassino. Chiunque lo conosce non direbbe mai che è pericoloso".

Due nuove lettere anonime: l'assassino è un muratore polacco

Aggiornamento del 10 giugno 2015, ore 10.34

Manca poco al processo e forse nuovi elementi potrebbero cambiare le sorti di Massimo Bossetti. Secondo due lettere anonime arrivate nella redazione del settimanale Oggi e consegnate agli inquirenti bergamaschi, a uccidere Yara Gambirasio sarebbe stato un muratore polacco proprio sotto gli occhi di Massimo Bossetti.

Le missive, scritte in italiano senza errori, sostengono che il vero assassino fosse abituato a bere troppo e a causa dell’alcol perdeva facilmente le staffe diventando violento. L'uomo sarebbe poi stato ucciso dai complici in un cantiere, dove avrebbero simulato un infortunio sul lavoro facendolo cadere da un ponteggio. I complici hanno costretto Massimo Bossetti al silenzio. L’autore delle lettere ha fatto riferimento anche alle aggressioni alla sorella di Bossetti, strumento utilizzato per far tacere l’accusato.

"Nessuna meraviglia qualcuno se la prenda con sorella di Massi. Lui non può, non deve proprio parlare ok? (in trappola)... Il Massi ricordo che è scappato dalla spavento... certo eravamo in diversi e voi non lo capite".

Le lettere provengono da Padova, esattamente da Santa Giustina in Colle. Nelle 59 mila pagine dell'inchiesta c'è una sola persona che proviene da Santa Giustina. È Roberto Benozzo, il datore di lavoro di Fikri, il piastrellista fermato, una settimana dopo la scomparsa di Yara, su un traghetto diretto in Marocco e prosciolto dopo due anni.

Bossetti era dal commercialista il giorno della scomparsa

Aggiornamento del 1 giugno 2015, ore 10.04

È la domanda che si fanno tutti, la domanda che potrebbe incastrare definitivamente Massimo Bossetti. Dove si trovava il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara Gambirasio? Più di una volta ha sostenuto di essere andato a Brembate per andare dalla commercialista. La prova? I moduli F24 pagati dalla commercialista la mattina del lunedì successivo, il 29 novembre, a nome di Bossetti Massimo.

La professionista è stata ascoltata due volte dagli inquirenti e avrebbe confermato che il cliente era solito recarsi un paio di volte al mese presso il suo studio, proprio nei giorni immediatamente precedenti questo tipo di incombenze fiscali. Secondo l’avvocato del muratore di Mapello, ciò dimostra l’assoluta normalità di quest’uomo e dei suoi comportamenti. Esistono però delle prove a suo carico molto pesante: i filmati in cui si vede il suo furgone nei pressi della casa di Yara prima della scomparsa e il dna.

Ammesse tutte le tracce genetiche in aula, prima sconfitta per Bossetti

Aggiornamento del 6 maggio 2015, ore 11.24

Prima sconfitta per Bossetti: sono utilizzabili tutti gli atti compiuti dai carabinieri del Ris e confluiti nella relazione conclusiva stilata nel dicembre 2012 e oggi allegata dal gup di Bergamo, Ciro Iacomino.

La Suprema Corte pur non escludendo che - come sostenuto dalla difesa dell'indagato - i campioni di Dna prelevati possano aver subito un grave deterioramento, ha comunque considerato che questa prova consiste in un "accertamento tecnico irripetibile" ed è stato condotto in maniera legittima nel febbraio del 2011 quando si procedeva ancora contro ignoti e quindi non era possibile darne avviso ai legali di Bossetti che venne indagato ed entrò in questa vicenda solo nel 2014.

Non è tutto, perché a ottobre scorso il riesame ha affermato che "non solo è perfettamente valida la complessa serie di attività compiute dal reparto specializzato dell'Arma dei carabinieri, ma anche ne restano utilizzabili integralmente gli esiti, compendiati nella relazione conclusiva".

Bossetti rinviato a giudizio sarà processato il 3 luglio

Aggiornamento del 27 aprile 2015, ore 16.40

Massimo Bossetti è stato rinviato a giudizio. A deciderlo è stato il gup di Bergamo, Ciro Iacomino, accogliendo la richiesta del pm Ruggeri. Il muratore, arrestato il 16 giugno con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, sarà processato il 3 luglio davanti ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo. E' accusato di omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà, dalla minorata difesa della vittima, e di calunnia.

Durante l'udienza preliminare i difensori di Bossetti avevano chiesto la ripetizione, con la formula dell'incidente probatorio, dell'esame del Dna. Il gup ha però respinto la richiesta. E non è tutto, sono stati rispinti anche altre richieste della difesa, tra cui la nullità o l' inutilizzabilità degli accertamenti biologici compiuti dal Ris e la nullità del capo di imputazione in quanto presentava un doppio luogo di commissione del delitto: Brembate di Sopra e Chignolo D'Isola.

(v.r)

Non esistono numeri segreti, la sim era del padre

Aggiornamento del 23 aprile 2015, ore 13.00

Sembra essere un’altra bolla di sapone, quella relativa alla rubrica segreta nascosta nella Sim di Yara. Fonti dei Ros dei carabinieri hanno confermato a "Chi l'ha visto?" che la scheda telefonica inserita nel cellulare (mai ritrovato) in uso a Yara Gambirasio era in precedenza utilizzata dal padre della ragazza. Ecco quindi che una prima spiegazione potrebbe far cadere l’ennesimo mistero.

I numeri memorizzati, ai quali si accede attraverso un codice pin, si riferivano a contatti memorizzati quindi dal papà. I controlli sugli intestatari delle utenze, effettuati a suo tempo dagli investigatori, non evidenziarono alcuna situazione anomala o sospetta. Non esiste quindi un elenco di persone che Yara frequentava all’oscuro della sua famiglia e ancora una volta l’unico sospettato resta Massimo Bossetti. La difesa non potrà usare quindi nuove argomentazioni in tribunale.

(v.r)

Scoperti 79 numeri segreti nel telefono della ragazzina

Aggiornamento del 22 aprile 2015, ore 09.48

Sempre più misterioso il caso di Yara Gambirasio. Dopo anni dalla sua morte si scopre che la ragazzina di Brembate aveva una rubrica segreta nella sua Sim del cellulare: la memoria del telefono custodiva solo 9 numeri, ma ce n’erano altri 79 nella scheda, protetti da un codice d’accesso del quale i genitori non sapevano l’esistenza.

A scoprirlo sono stati gli inquirenti analizzando prima i tabulati e poi la Sim trovata in una tasca del giubbotto di Yara assieme alla batteria del suo telefono. Molti dei titolari di queste 79 utenze, interrogati, hanno dichiarato di non conoscere Yara. Probabilmente prima di Yara, la scheda è stata utilizzata da un’altra persona.

A rivelare l’indiscrezione è il settimanale Oggi, che racconta che i genitori di Yara ovviamente di questo non sapevano nulla e che la difesa di Massimo Bossetti, ora, punterà molto sul nuovo dato.

(v.r)

La moglie di Bossetti: "Non ho mai saputo cosa hai fatto quella sera"

Aggiornamento del 13 aprile 2015, ore 15.03

Il caso di Yara Gambirasio continua a essere un puzzle senza fine. Secondo quanto riferisce il settimanale Giallo, Marita Comi, moglie Massimo Bossetti in carcere dallo scorso giugno con l’accusa di aver ucciso la ragazzina di Brembate, avrebbe smentito l'alibi fornito all'uomo.

Non ho mai saputo cosa hai fatto quella sera. Non ne abbiamo mai parlato. Non mi ricordo all'ora che se venuto, non mi ricordo neanche cosa hai fatto. Perché io ricordo che eravamo arrabbiati. Su questo sono sicura.

Queste le parole della donna intercettata durante una visita in carcere. Sembrerebbe quindi che durante la settimana del delitto la coppia non si parlasse, fosse in crisi. Non a caso non risultano messaggi e telefonate tra i coniugi. Intervista però da Luca Telese a Matrix, avrebbe dichiarato:

Sono sicura che era a casa quella sera.

(v.r)

Bossetti e Yara si conoscevano, la ragazzina non è stata sequestrata

Aggiornamento del 24 marzo 2015, ore 09.27

È stata depositata la richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Bergamo ed è emerso un dato molto interessante: Massimo Bossetti, accusato di essere l’assassino di Yara Gambirasio, e la ragazzina di Brembate si conoscevano. Non a caso negli atti si dice che Yara è salita di sua spontanea volontà nel furgone di Massimo Bossetti, nei confronti del quale il sostituto procuratore Letizia Ruggeri chiede il processo per due capi di imputazione: omicidio pluriaggravato e calunnia. Manca quindi il sequestro di persona.

Secondo i Ros, Bossetti e la vittima si conoscevano, seppur in modo superficiale. Il rapporto tra di loro, assolutamente innocente (nessuno può stabilire tra l’altro se ci fosse una seppur minima frequentazione) sarebbe iniziato almeno tre mesi prima della scomparsa, quando una testimone racconta di averli visti appartati nella macchina ferma al parcheggio davanti la palestra. La testimone, per gli inquirenti, è credibile.

(v.r)

Bossetti avrebbe confessato a un detenuto di aver ucciso Yara

Aggiornamento del 23 marzo 2015, ore 16.03

Non è una confessione in pieno stile, ma è la testimonianza di un detenuto, riportata dalla Trasmissione Quarto Grado, complica ulteriormente la posizione di Massimo Bossetti, che è in carcere allo scorso giugno con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio:

Bossetti mi ha detto di aver ucciso Yara Gambirasio. Mi ha detto: Le ho fatto 'cose', ma non l’ho violentata. Quando siamo arrivati a Chignolo l'ho presa in spalla come un sacco di cemento, il mio complice mi faceva da palo.

Sarà vero? Bisognerà attendere il processo. Intanto, la Procura di Bergamo ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio. L’uomo muratore dovrà rispondere anche di calunnia ai danni di un collega. In uno degli interrogatori, il muratore di Mapello, secondo l’accusa, avrebbe cercato di sviare i sospetti su di lui.

(v.r)

Bossetti verso il rito abbreviato

Aggiornamento del 15 marzo 2015, ore 09.43

Netto cambio di strategia per il legale di Massimo Bossetti, che sembra essere intenzionato ad accettare il rito abbreviato che permettere di avere uno sconto della pena di circa un terzo: da 24 anni a 16. L’avvocato Claudio Salvagni all'agenzia Ansa ha dichiarato:

"Quello che mi sento di escludere è una richiesta di giudizio abbreviato secco. L'abbreviato condizionato è una possibilità che potremmo prendere in considerazione dopo aver studiato le carte".

Bossetti, infatti, con il rito ordinario rischia l’ergastolo con isolamento diurno per un paio d'anni, con l'abbreviato, c'è uno sconto di pena. Ovviamente la riduzione di un terzo dipende da molti fattori, tra cui la decisione di Bossetti di confessare. Attualmente il muratore di Mapello continua a professarsi innocente.

(v.r)

Negata per la quinta volta la scarcerazione a Bossetti

Aggiornamento del 13 marzo 2015, ore 14.53

Un altro no per Massimo Bossetti. I giudici del Riesame di Brescia hanno respinto, ancora una volta, l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa. Si tratta della quinta volta che Bossetti si vede negare la libertà. L’istanza era stata discussa martedì scorso e per la prima volta il muratore di Mapello ha parlato in auto, sostenendo di non conoscere Yara personalmente e di essere solo un padre di famiglia. Il legale di Bossetti, Claudio Salvagni, aveva chiesto la scarcerazione del muratore sulla scorta di presunte discrepanze tra l’esito degli accertamenti sul Dna mitocondriale (che non riconduceva all’ indagato) e l’esito delle analisi sul Dna nucleare che, invece, secondo le consulenze della Procura, è certamente di Bossetti.

(v.r)


Bossetti al fratello: "Non patteggio, rischio l'ergastolo"

Aggiornamento del 10 marzo 2015, ore 13.41

Bossetti ancora una volta intercettato in galera, rilascia dichiarazioni sorprendenti. Le parole del principale accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio stavolta sono state estrapolate da una conversazione del 23 dicembre con il fratello Fabio Bossetti e la cognata Monica Esposito.

"La Procura vuole farmi patteggiare il meno che dà, 16 anni. Io siccome continuo a dire che sono innocente, e lo dirò fino alla fine, prendo quella strada qua. Lo so che rischio grosso, rischio l'ergastolo lo so".

E non è tutto, ha anche aggiunto:

Se mi arriverà, se mi daranno la condanna io la faccio finita giuro, perché non è giusto che un innocente deve finire in carcere.

Oggi, inoltre, comparirà per la seconda volta davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Brescia che già una volta hanno bocciato la sua richiesta di scarcerazione.

(v.r)

Aggiornamento del 2 marzo 2015, ore 13.41

È Massimo Bossetti il killer di Yara Gambirasio? Sono sempre più numerosi gli indizi a carico dell’accusato, dal Dna alle intercettazioni telefoniche e con microspie. Molto interessante la conversazione avuta con la moglie in carcere, dieci giorni dopo l’arresto. È stato il primo colloquio tra i due. Il muratore di Mapello accusa Marita Comi di non aver risposto correttamente alle domande, di non avergli fornito un alibi. Molto sospetta anche la conversazione sulle armi, in cui Bossetti invita la Comi a buttare sia un coltello grosso, da Rambo, sia altri due piccolini che teneva in una scatola chiusa.

Molto complessa la comunicazione tra i coniugi del 4 dicembre: secondo indiscrezioni giornalistiche, sono emersi altri "profili telefonici" all'interno dei quali sarebbero stati trovati contatti con Yara.

La moglie: " Prima dicevano che la conoscevi così, poi che ti è venuto un raptus, che l'hai presa così, e l'hai portata via (...) lei non ci stava ed è degenerato nel... ".
Bossetti: "C'è qualcuno che mi ha visto? "
La moglie: "Loro c'hanno le prove"
B: "Eh? Tirino fuori le prove, glielo dirò anch'io".

(v.r)

La moglie di Bossetti dubita dell'innocenza del marito

Aggiornamento del 27 febbraio 2015, ore 16.28

Dopo mesi a sostenere l’innocenza del marito, ora Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, sembra avere dei dubbi. Come racconta il Corriere della Sera, la donna sembra non essere più così convinta che Bossetti sia stato incastrato e durante un colloquio avrebbe gridato:

Tu eri lì. Non puoi girare lì tre quarti d’ora, a meno che non aspettavi qualcuno.

Sul caso, inoltre, emergono nuove indiscrezioni. Sembrerebbe che l’uomo alcuni giorni dopo il rapimento della ragazza avrebbe prelevato dei soldi al bancomat di fronte a casa Gambirasio. Gli inquirenti interpretano il gesto, come il desiderio di controllare la situazione personalmente. Intanto, il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha chiuso l’inchiesta sull’omicidio e gli contesta due reati l’omicidio volontario aggravato e la calunnia.

(v.r)

La Cassazione conferma carcere per Bossetti

Aggiornamento del 26 febbraio 2015, ore 09.06

Anche la Cassazione ha confermato il carcere per Bossetti, respingendo il ricorso della difesa che ne chiedeva la scarcerazione. Dopo circa 3 ore e mezza di camera di consiglio, i Supremi giudici hanno confermata l'ordinanza con la quale lo scorso 14 ottobre, il tribunale della Libertà di Brescia ordinava la custodia cautelare decisa dal Gip il 15 settembre. L’ avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, ha commentato:

"Il Pg della Cassazione ha svolto un discorso molto articolato e anche se ha chiesto il rigetto del nostro ricorso, ha però sottolineato come fosse condivisibile l'eccezione procedurale da noi avanzata sulla inutilizzabilità dell'accertamento del Ris sulle tracce del Dna trovate sui leggins di Yara. Parlerò con Massimo Bossetti non prima di venerdì, domani".

(v.r)

Bossetti intercettato in cella: "Non confesso per la mia famiglia"

Aggiornamento del 23 febbraio 2015, ore 13.12

Massimo Giuseppe Bossetti è stato intercettato in carcere e sono emerse conversazioni interessanti.

“Se confessi ti danno uno sconto di pena. Altrimenti fai l’ergastolo”

Il muratore, in carcere con l’accusa di aver ucciso la tredicenne di Brembate, avrebbe risposto:

“Rischio l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia”.

Frasi che ovviamente lasciano senza parole e che secondo il pm Letizia Ruggeri, tali presunte ammissioni di Bossetti sono interessanti ai fini investigativi. La loro raccolta è stata possibile grazie alle cimici piazzate negli ambienti del carcere e in funzione finché altri detenuti non le hanno notate. Ovviamente, l’avvocato di Bossetti è convinto che la confessione non ci sia perché non ha nulla da confessare.

(v.r)

Nuova richiesta di scarcerazione per Bossetti

Aggiornamento del 20 febbraio 2015, ore 13.49

Il legale di Bossetti continua la sua corsa contro il tempo: ha scelto di depositare, ancora una volta, istanza di scarcerazione per il muratore arrestato il 16 giugno scorso con l’accusa di essere il killer di Yara Gambirasio. La richiesta fa seguito al rigetto della istanza di scarcerazione da parte del gip di Bergamo, Ezio Maccora, che nei giorni scorsi ha confermato la galera fino al processo per Bossetti. Il 25 febbraio della vicenda dovrà occuparsi anche la Cassazione. Gli indizi a carico del muratore iniziano a essere numerosi: sono 60 mila le pagine dedicate all’uomo su un’inchiesta di 60 mila (contenute in 50 faldoni). Da discutere in aula c’è molto e ovviamente il finale è ancora una sorpresa, anche se oggi oltre alla prova del dna sugli slip, si sono aggiunti i fili di tessuti del furgone Iveco di Bossetti sui leggings di Yara.

(v.r)

I genitori di Yara: “Bossetti dica la verità”

Aggiornamento del 20 febbraio 2015, ore 13.20

L’ultimo indizio a carico di Bossetti potrebbe essere la prova decisiva: alcuni fili del tessuto
dei sedili del suo furgone del muratore di Mapello sono stati ritrovati sui leggings della tredicenne uccisa a Brembate. Nonostante tutto, Bossetti continua a sostenere di essere innocente, di essere stato incastrato da una giustizia “contro” per partito preso. I genitori di Yara, riporta La Stampa, gli chiedono di confessare, di raccontare tutta la verità. Maria e Fulvio Gambirasio non sono soliti a rilasciare dichiarazioni, a raccontare ed esibire il loro dolore. Chiedono però giustizia e chi li conosce bene, arrivati a questo punto, sa che desiderano solo Bossetti dica finalmente la verità.

(v.r)

I fili trovati sui leggings della ragazzina sono gli stessi del furgone di Bossetti

Aggiornamento del 17 febbraio 2015, ore 09.08

I dubbi sembrano essere sempre meno, dopo l’ultima novità emersa dalle indagini dei Ris. Si cerca il movente, si cerca l’arma del delitto, si cerca una prova che Massimo Bossetti sia realmente l’assassino di Yara Gambirasio. Sui leggings della ragazzina sono stati ritrovati fili del sedile del camioncino del suo presunto assassino. La comparazione scientifica ha dimostrato che proprio quei fili di stoffa, sottilissimi, rinvenuti sulla parte esterna dei leggings della ragazzina appartengono proprio al tessuto delle poltroncine dell’Iveco Daily di Bossetti. Secondo i Ris, è il medesimo materiale. E questo potrebbe essere il tassello mancante, quello che conferma tutte l’indagine svolta fino a oggi.

(v.r)

Via | LaStampa

Perizia informatica sul pc di Bossetti: ossessionato dalle ragazzini di 13 anni

Aggiornamento del 12 febbraio 2015, ore 14.04

Novità sui risultati della perizia informatica sul pc di Bossetti. Secondo quanto emerge e riferisce il Tgcom, il muratore di Mapello sembra ossessionato dalle "ragazzine rosse tredicenni, vergini”. I tecnici della procura hanno messo ai raggi x il suo computer e hanno trovato, non senza fatica visto che Bossetti cercava di non lasciare tracce, le ricerche web fatte dall'indagato. Sono emerse visite a siti porno per trovare bambine molto simili a Yara. La navigazione era fatta con una certa consapevolezza, faceva infatti di tutto per non lasciare tracce sul suo portatile quando andava su Google. Al termine, infatti, lo "ripuliva" evitando di far trovare in cache qualcosa di compromettente.

(v.r)

Il gip boccia per la terza volta l'istanza di scarcerazione

Aggiornamento del 11 febbraio 2015, ore 09.58

Ancora una volta è stata bocciata l’istanza di scarcerazione. Massimo Bossetti, in galera dal 16 giugno, si è visto respingere per la terza volta la richiesta. Il gip bergamasco Ezia Maccora è convinta che non ci siano dubbi sull'attendibilità della prova del dna trovato sul corpo della ragazza. L'accusa ha fatto valere due elementi, considerati gravi indizi: le ricerche a sfondo sessuale nel computer di Bossetti riguardanti ragazze minori fino al maggio 2014 e la testimonianza d'una donna che sostiene di averlo visto con una ragazzina fuori dalla palestra. Ha testimone ha detto che l’uomo cercava contatti intimi. Si teme quindi, ancora, a distanza di mesi, il “pericolo di reiterazione del reato".

(v.r)

La difesa chiede la scarcerazione di Bossetti

Aggiornamento del 9 febbraio 2015, ore 11.52

Il legale di Massimo Bossetti hanno deciso di presentare al gip la richiesta di scarcerazione per la seconda volta. Il motivo? Ovviamente la svolta sui risultati del dna. Come abbiamo raccontato, il dna mitocondriale di Ignoto 1 non coincide con quello di Bossetti, mentre il dna nucleare sembra non dare alcuna prova di dubbio. Resta il fatto che la difesa ha visto in questi nuovi esisti una strada non solo verso la scarcerazione, ma anche la dichiarazione di innocenza dell’assisto. L’avvocato Claudio Salvagni ha dichiarato:

Se non c'è questa corrispondenza, da qualche parte c'è un errore e di fronte al dubbio che tutto possa aver preso una piega strana, secondo me Bossetti deve essere rimesso in libertà, per rispetto ai cardini del nostro diritto: la presunzione di innocenza.

(v.r)

Il dna mitocondriale di Bossetti non è quello di Ignoto 1. E' innocente?

Aggiornamento del 28 gennaio 2015, ore 09.47

Si continua a discutere sul Dna di Bossetti. Come abbiamo già accennato il Dna mitocondriale (ovvero il il Dna dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, che viene trasmesso dalla madre a tutti i figli) del muratore di Mapello non combacia con quello dell’assassino, mentre il Dna nucleare non lascia alcun tipo di dubbio (corrisponde al 99,99999987% con quello dell’assassino). Questa è un’anomalia che sta sollevando molte polemiche e gli esperti non sanno come spiegarlo.

Si è pensato che il Dna mitocondriale ritrovato fosse quello di Yara, in realtà secondo la relazione firmata da Carlo Previderè, ricercatore responsabile del laboratorio di genetica forense dell'Università di Pavia e incaricato dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri si certifica che mista alla traccia biologica della vittima c'è quella di uno sconosciuto che non è Bossetti. Previderè ha quindi tentato di dare la seguente spiegazione:

Ci può essere un numero di mitocondri diverso nelle cellule delle due componenti (vittima e indagato), nel caso in cui queste provengano dallo stesso tessuto biologico (per esempio sangue della vittima e sangue dell’indagato). In parole povere, il profilo mitocondriale di Yara potrebbe aver «coperto» quello di 'Ignoto 1'.

Esisterebbe un ignoto 2. La difesa ha già annunciato che desidera chiedere istanza immediata di scarcerazione perché l’assistito è innocente. Ovviamente, noi non sappiamo come stiano le cose, ma leggendo questo dato da un altro punto di vista si potrebbe pensare che Ignoto 1 non abbia agito da solo. La presenza di un complice non è più un semplice sospetto, ma con questa nuova traccia di Dna potrebbe diventare una certezza.

Durante gli esami sembra essere stato commesso, tra l’altro, un grave errore. A raccontarlo è Giorgio Portera, consulente della famiglia Gambirasio:

Si è sbagliato confrontando il dna delle 532 donne che avevano lasciato la Valle Seriana con il dna di Yara e non con quello di “Ignoto 1”. L’errore è stato scoperto grazie a noi, quando abbiamo chiesto l’analisi dei peli ritrovati sul corpo di Yara. Ma proprio grazie alle nuove analisi del dna mitocondriale si è arrivati all’individuazione di Ester Arzuffi e da lei al figlio Massimo Bossetti.

Questo errore ha causato una riduzione della traccia (inizialmente molto abbondante), poiché pare essersi realizzata un'inversione delle proporzioni dei campioni misti dei Dna di vittima e 'Ignoto 1'.

Ci sono poi delle altre anomalie. Si è sempre sostenuto che l'esame sulla traccia 'abbondante' trovata sugli slip della vittima sia ripetibile, ora sembra non essere più tale. I campioni estratti sembrano essere esauriti. Si tratta quindi di un gravissimo problema, che mette in discussione la permanenza di Bossetti in carcere.

(v.r)

Via | Adnkronos

L'avvocato Salvagni: "Il Dna mitocondriale non è di Bossetti"

Aggiornamento del 26 gennaio 2015, ore 09.43

Potrebbe esserci una svolta nelle indagini sulla morte di Yara. Massimo Bossetti è in carcere da giugno con l’accusa di essere il presunto omicida perché sugli abiti della ragazzina è stato trovato il suo Dna. Secondo l’avvocato del muratore di Mapello, il "dna mitocondriale" esaminato non sarebbe quello del suo assistito, per il quale chiederà la scarcerazione immediata. La condanna preventiva nei confronti del carpentiere si fonda appunto su questa prova.

Il Dna mitocondriale (di derivazione materna) di Bossetti non coincide con il dna mitocondriale nel profilo genetico che “Ignoto 1”, sempre secondo la difesa. È invece perfettamente sovrapponibile quello nucleare, che invece ha condotto le forze dell’ordine da Bossetti senza alcun ombra di dubbio e che gli inquirenti anche alla luce di questa novità sostengono sia valido. Che cosa ci sia di vero e di attendibile è molto complesso da capire. Durante questa indagine ci sono stati gravi errori e grandi colpi di scena, ma non c’è ancora la prova schiacciante o almeno non è stata divulgata l’informazione.

A questa novità spunta anche un fantomatico uomo, un muratore 23enne, romeno, di cui si conosce il nome ma che in questo momento non è stato rivelato alla stampa e soprattutto non è stato ancora rintracciato. Secondo la ricostruzione dell’avvocato Claudio Salvagni e del criminologo Ezio Denti, che sta lavorando come consulente della difesa, potrebbe essere un potenziale fidanzatino di Yara. Anche se è davvero molto strano che questo dettaglio venga alla luce solo ora. Potrebbe essere lui l’assassino? Ovviamente tutto questo dovrà essere dimostrato durante il processo.

Via | Il Tempo, Tgcom, Il Giorno

Per la difesa un operaio romeno è coinvolto nella morte della bambina

Aggiornamento del 20 gennaio 2015, ore 11.10

Sulla morte di Yara Gambirasio ci sono davvero ancora tante zone d’ombra. L’ultima novità, riportata da Il Giorno, e attualmente in fase di verifica, riguarda la presenza nella vita di Yara Gambirasio di un operaio romeno sparito. Secondo il criminologo Ezio Denti, consulente della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti (intervistato da Telelombardia), il 26 novembre del 2010 (il giorno della scomparsa di Yara) l’operaio avrebbe cercato ospitalità vicino a Brembate: era in viaggio verso casa perché doveva tornare dalla madre malata. Si è fermato però in provincia di Bergamo per incontrare Yara.

Alcuni giorni dopo la donna (testimone a favore di Bossetti cui l’operario romeno ha chiesto ospitalità) riceve una chiamata da parte dell’operaio che dice di essere arrivato a destinazione. Quando il caso della scomparsa di Yara diventa nazionale, la donna collega la vicenda all’operaio. A quel punto prova a telefonargli ma da quel momento il cellulare dell’operaio risulta spento. Dalla nostra testimone abbiamo ricevuto ben due lettere. Io l’ho personalmente incontrata almeno venti volte. Noi, al momento, stiamo verificando dove si trovi effettivamente oggi quell’operaio e se la Yara di cui si parlava sia veramente Yara Gambirasio.

Ha raccontato Denti. Sembra inoltre esserci un altro strano dettaglio emerso nelle ultime ore. Un cellulare di Bossetti sembra essere finito in Marocco. Le domande aperte sono numerose: come mai?

(v.r)

Aggiornamento del 19 gennaio 2015, ore 10.25

La trasmissione Quarto Grado ha rivelato un nuovo dettaglio importante: esiste una testimone, valutata attendibile dagli inquirenti, che avrebbe avvistato Yara in macchina con Bossetti proprio nel parcheggio di fronte alla palestra di Brembate. La donna avrebbe anche raccontato di aver rincontrato casualmente il muratore di Mapello mentre stava comprando birre per il pranzo in un piccolo supermarket di Brembate, proprio alcuni giorni dopo.

L’avvistamento con Yara invece è avvenuto mentre la signora stava accompagnando la figlia a un corso di ciclismo proprio nel centro sportivo frequentato anche dalla bambina di Brembate. Attraversando il parcheggio su via Locatelli, la testimone ha notato una macchina ferma. L’auto assomiglia a quella di Bossetti: una familiare grigia e ovviamente al suo interno un uomo biondo con la bambina. Stavano parlando in modo fitto e il presunto Bossetti impediva alla piccola di scendere dall’auto.

Questa testimonianza, raccolta spontaneamente per la donna si è presentata di propria volontà in commissariato, è attualmente a verbale e potrebbe essere molto rilevante in fase di processo, nonostante non possa essere considerata una prova sufficiente.

(v.r)

Nuovo testimone in difesa di Bossetti

Aggiornamento del 9 gennaio 2015, ore 09.35

La situazione di Bossetti non si sblocca o forse dei nuovi elementi potrebbero essere un punto importante a favore della difesa. Gli attrezzi da lavoro e il telefonino che il muratore di Mapello aveva con sé la sera della scomparsa della bambina di Brembate risultano puliti. Sono stati analizzati a lungo dai carabinieri del laboratorio di Parma, senza trovare, però, alcun elemento che riconduca Bossetti a quell'omicidio.

Nulla è stato lasciato al caso, ovviamente. I Ris hanno svolto i loro controlli in modo approfondito. Pure il predellino del furgone è stato analizzato millimetro per millimetro alla ricerca di un traccia di Yara, così come quel telone che copriva i sedili dell'Iveco Daily. C’è da dire che sono passati diversi anni e che gli inquirenti si aspettano di non trovare nulla. È strano però che non ci sia neanche un indizio, seppur debole.

Attualmente l’accusa ha da la sua solo le tracce di dna e le immagini delle telecamere intorno al centro sportivo proprio la sera in cui Yara è stata rapita. Ora la difesa ha annunciato un testimone: Claudio Salvagni, intervistato durante La Vita in diretta, detto:

Esiste una testimonianza che potrebbe consentire di scrivere tutta un’altra storia, in favore di Bossetti. Stiamo verificando la veridicità di alcune parole che ci sono state riferite da un testimone. Se tutto venisse confermato e fosse riscontrato ci rivolgeremmo direttamente alla procura della Repubblica di Bergamo.

(v.r)

Massimo Bossetti: "Non confesso un delitto che non ho commesso"

Aggiornamento del 7 gennaio 2015, ore 09.50

Bossetti da ormai da 200 giorni vive sospeso nel limbo. È in carcere con l’accusa di essere l’assassino di Yara Gambirasio. A suo carico solo le tracce di dna trovate sugli slip della ragazzina. Non ci sono altri elementi emersi da giugno a oggi che possono dimostrare che sia stato lui a uccidere la ragazzina di Brembate. In un’intervista a Repubblica, ha raccontato.

Non confesso un delitto che non ho commesso. Il killer di Yara non sono io, lo dimostrerò in aula, davanti ai giudici. Però vorrei un processo giusto. Anche nei tempi. Sono stato dipinto come un mostro, accusato di un reato orribile. Ma io con la morte di quella povera ragazzina non c’entro niente. In carcere le rivolgo ogni giorno un pensiero. Spero che al processo venga fuori la verità, hanno fatto indagini in un’unica direzione, è come se l’opinione pubblica, i media, mi avessero già condannato.

Come giustifica la presenza del suo Dna sugli slip?

Deve essere stato fatto un errore. Non ho mai conosciuto né visto Yara. Dopo la Cassazione con il mio avvocato chiederemo eventualmente la ripetizione dell’esame del dna, ammesso sia davvero mia, quella traccia potrebbe essere finita lì, come ho detto ai magistrati, a causa dell’epistassi di cui soffro da sempre.

(v.r)

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