
L’articolo del Corriere che stila la classifica delle 100 donne che hanno fatto la storia del 2009 è un invito alle donne. E’ un invito che sprona le donne all’agire, perchè siamo noi donne che superiamo le crisi, noi che reinventiamo mestieri e sappiamo sfruttare le occasioni, noi che abbiamo cura dei nostri uomini e dei nostri figli daisecolideisecoli, noi che siamo solidali con le più deboli, noi che ci raccontiamo l’un l’altra al telefono come in rete. Se solo a volte smettessimo di fare le vittime e prendessimo esempio da chi, donna come noi, ha preso l’iniziativa e ha firmato la storia.
Vediamole quindi, chi sono, queste nostre sorelle maggiori, che hanno fatto la storia del 2009. Al primo posto Angela Merkel, in vetta in tutte le classifiche internazionali, unica donna a tenere in mano il comando del suo paese, con una fermezza che fa invidia ai suoi pari in cravatta. Al secondo posto Connie Hedegaard, ministro dell’ambiente che ha portato la Danimarca nella green economy e ha guidato il vertice di Copenaghen. Al terzo posto Aung San Suu Kyi, icona della non-violenza, eroina birmana contro il governo cinese. Al quarto posto Neda Agha Soltan, l’angelo iraniano ucciso a Teheran che porta al collo la bandiera verde della libertà .
E poi ancora le nostre Rosy Bindi, Rita Levi Montalcini coi suoi 100 anni, Veronica Lario, Federica Pellegrini e ancora attrici, modelle, cantanti, scrittrici, religiose, donne vittime di violenza e tante, tante altre donne di tutto il mondo che hanno firmato un pezzo di storia con le loro azioni ed i loro pensieri, quello dell’anno 2009.
Sono cento quelle scelte dal Corriere, ma io sono certa che le donne pronte a scrivere la storia siano molte di più, nascoste tra le pieghe della vita quotidiana, dietro le pareti delle proprie faccende domestiche, ferme tra i propri incubi ed i propri sogni, in equilibrio tra il voler essere superdonne e l’istinto ad essere madri, tutte caratterizzate da quel potere speciale che è l’essere donna stesso.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Le 100 donne che hanno fatto la storia del 2009

Chi l’ha detto che l’anello di fidanzamento perfetto è quello col diamante? C’è chi ha chiesto la propia compagna in sposa con un SexontheBeach, e chi ha optato per un anello da pollice verde. Ecco che alla lista dell’anello di fidanzamento perfetto, si aggiungono questi deliziosi anelli a forma di meringa.
Della designer Tanja Hartmann, purtroppo, i dolcissimi anelli meringa non sono fatti di albume d’uovo montato a neve e cotto in forno, ma di morbido silicone, di certo più duraturo del classico dolce bianco. Lo so che avreste voluto leccarvi le dita meringate al primo attacco di ansia da matrimonio, volendo potete ciucciare il silicone. L’anello è disponibile a 15 euro qui su CharlesandMarie in 3 misure diverse ed è elastico.
Bianco e meringato, non è delizioso come anello per una proposta d’amore che più dolce non ce n’è o come regalo di Natale per l’amica golosona perennemente a dieta? Se nel frattempo vi è venuta voglia di meringa e il vostro fidanzato tra i fornelli, ben lungi dall’essere un pasticcere, è solo un pasticcione, trovate qui su Gustoblog la ricetta della meringa per consolarvi.
Continua a leggere: L'anello di fidanzamento perfetto è dolce come una meringa

Quella dello Swap Party è una tendenza nata a Manhattan, da poco approdata anche in Italia. Dopo l’esperienza di Milano, la tendenza che permette di fare shopping a costo zero e di rinnovare il proprio guardaroba, arriva a Roma.
Lo Swap Party approda a Roma grazie a Komen Italia onlus per la lotta contro i tumori al seno. La manifestazione che permette di scambiare i proprio vestiti ed accessori avrà luogo a Roma, domani presso la Casina Valadier di Villa Borghese.
Ricordandovi che un altro modo di fare shopping è possibile, se siete a Roma vi consiglio di fare un salto allo Swap Party. Save the date: domenica 8 novembre dalla h.18.00, perchè fare shopping è diventato ecochic!
Foto | Flickr
Continua a leggere: La moda dello Swap Party domani a Roma contro il tumore al seno

I nostri curiosi cugini di Queerblog ci fanno sapere che nell’ultima puntata di Victor Victoria si è parlato dell’ultima pubblicità di Dolce&Gabbana, quella con testimonial niente di meno che i pacchi dei nostri calciatori, ops, i nostri campioni.
Si dice che uno dei modelli portasse in dote un pacco molto molto vistoso, tanto da richiedere l’intervento del caro Photoshop per una ritoccatina al contrario. Chi è il calciatore con il pacco da 90?
A voi immaginare una session al novantesimo con colui che ritenete sia la vittima del ritocco: Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Manuele Blasi, Andrea Pirlo o Gennaro Gattuso, chi è?
Continua a leggere: Il gioco dei pacchi: indovina il calciatore con quello più grosso

Il 2 ottobre la Lega ha depositato una proposta di legge anti-burqa, che modifica la legge Reale del 1975 in materia di Tutela dell’ordine pubblico e identificabilità delle persone, che prevede il divieto di utilizzare senza un “giustificato motivo” indumenti o oggetti che impediscano il riconoscimento della persona, così come leggiamo sul Corriere della Sera.
La proposta della Lega è di togliere il “giustificato motivo” e inserire tra le cose che non si possono idossare indumenti o oggetti scelti per motivi religiosi, ovvero burqa e veli. Per coloro che hanno proposto la modifica alla legge, la proposta non vuole colpire le donne musulmane, né essere razzista, ma essere uguale per tutti.
Come giustamente fa notare Donatella Ferranti del Pd al Corriere, cosa diremmo delle nostre suore se questa legge entrasse in vigore? Sono forse le suore ree di “affiliazione religiosa”? Se una legge simile entrasse in vigore si protrarrebbe una discriminazione sulla discriminazione, poichè si costringerebbero tutte le donne musulmane che per cultura indossano il burqa in luoghi pubblici, a non uscire più di casa per scelta o per non incappare nella condanna da parte della propria comunità .
Foto | Flickr

Le donne soffrono di infelicità , sempre di più. A rivelarlo è uno studio americano, che ha seguito l’umore degli americani dagli anni Settanta ad oggi, intervistando ogni anno uomini e donne sul loro stato di felicità . bene, è risultato che le donne tendono a vedere sempre più nero, mentre gli uomini riescono a ritagliarsi meglio il loro angolo di felicità .
Le donne sono fragili, ed il loro livello di felicità è diminuito notevolmente rispetto al passato ed anche rispetto al livello di felicità generale degli uomini. L’happiness gap, così è stato denominato dalla scuola di economia dell’Università della Pennsylvania, è un campanello d’allarme, perché le donne sono sull’orlo di una crisi di nervi.
Gli studi rivelano anche un’altra tendenza: le donne nascono felici e man mano che vivono perdono la propensione alla positività , mentre gli uomini nascono meno felici delle donne, ma man mano che crescono riescono a conquistare e a godere della propria felicità .
I risultati degli studi sono stati riportati da due importanti giornaliste americane, Arianna Huffington dell’HuffingtonPost in The Sad Shocking Truth, e Maureen Dowd del New York Times, esempi di donne in carriera emancipate, sicure, forti. Entrambe hanno alzato bandiera bianca e confermato che la maggiore autonomia conquistata dalle donne ha portato maggiori responsabilità e stress. Che questo stato di conquistata autonomia abbia portato per noi donne soltanto conseguenze negative? Data questa diffusione infelicità , con ripercussioni gravi sulla salute delle donne, è forse giunto il momento di ammettere che si stava meglio quando si stava peggio, se l’emancipazione ci ha causato tanto malessere?
Foto | Flickr
Un’analisi condotta da un network di professionisti europei mostra che la questione di genere è determinante nel mondo del lavoro e la parità è ancora lontana, sia per quanto riguarda velocità di carriera che stipendi.
La ricerca, condotta su più di 1 milione di iscritti a Experteer Italia dimostra che a parità di livello di carriera le donne sono circa 2 anni e mezzo più giovani dei colleghi maschi, ottengono più facilmente posizioni di leadership, con circa tre anni di anticipo per quanto riguarda gli avanzamenti di carriera.
Questo vantaggio anagrafico non ha però ripercussioni positive sullo stipendio, che cresce maggiormente per gli uomini, e arranca per le donne: se all’inizio della propria carriera una donna guadagna l’1,2% in meno rispetto ad un uomo, a livello manageriale la differenza arriva al 17%.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Le donne lavorano prima degli uomini, ma guadagnano meno
Lo scorso weekend è uscito nelle sale Niente velo per Jasira, pellicola di Alan Ball del 2007, arrivata in Italia con due anni di ritardo e vietata ai minori di 14 anni, nonostante racconti la storia di una protagonista tredicenne.
Niente velo per Jasira è un film crudo, forse anche un po’ crudele, com’è nella tradizione di Alan Ball, già autore di American Beauty e Six feet under. Il film è la storia di Jasira, una ragazzina di tredici anni, nata e cresciuta in America da mamma americana e papà libanese, che viene allontanata da casa perché la madre è preoccupata del rapporto tra la figlia e il fidanzato.
La ragazzina viene così spedita a vivere con il padre, libanese tradizionalista e superprotettivo. Lì, alla scoperta del proprio corpo e della propria sessualità , incontra un susseguirsi di uomini adulti, in un continuum inizatico alientante e meschino. Un passagggio dall’infanzia all’adolescenza forse troppo precoce e veloce, ma è giusto imporre il divieto ai minori di 14 anni se Jasira ha 13 anni e la sua storia dimostra che non c’è velo, o imposizione, che tenga?
Continua a leggere: Niente velo per Jasira, il sesso a 13 anni
Luca Bianchini è l’uomo accusato di essere lo stupratore che ha terrorizzato Roma, incastrato e legato a due stupri dall’esame del Dna, riconosciuto ieri da altre due donne vittime di tentati stupri, che erano riuscite a mettere in fuga lo stupratore.
Dal carcere Bianchini continua a proclamarsi innocente, mentre gli avvocati difensori vorrebbero chiedere la perizia psichica. A voi che siete donne, solidali per natura e per mancanza di forza per difendersi a tutte coloro che sono state vittima di stupro e di violenza, io chiedo quale pena vorreste per lo stupratore.
L’istinto porta alla castrazione, la razionalità ad affidarsi alla giustizia italiana e a chiedere per lui la pena prevista dalla nostra legislazione, ma nessuna pena potrà mai riportare la libertà e la serenità alle donne che sono state vittima degli stupri. Se foste voi a dover decidere quale pena infliggere all’uomo che ha mosso violenza su così tante donne, che ha tentato altrettanti strupri, propendereste più per la castrazione, per l’ergastolo o per qualche altra forma di violenza?
E nel caso in cui la mia domanda dovesse sembrarvi troppo irrazionale e la castrazione eccessiva, vi invito a guardare il video sugli appostamenti dell’uomo prima degli stupri e a mettervi nei panni delle donne che sono state violentate.

Venerdì, all’auditorium di Roma è previsto un incontro tra il leader libico Muammar Gheddafi e una rappresentanza di 700 donne del mondo politico, intellettuale, della cultura, capitanate da Mara Carfagna.
Accanto al gruppo di donne che si prepara ad accogliere Gheddafi, ce n’è un altro, che ha deciso di disertare l’incontro perché ritiene il leader libico “uno dei principali e diretti responsabili delle pratiche disumane nei confronti di una parte dell’umanità ” e ha scritto una lettera a Gheddafi, mandata per conoscenza ai rappresentanti del governi italiano e dell’Unione europea.Vi riporto un pezzo della lettera, tratto da Apcom, e vi invito a leggerla attentamente, per scegliere poi se condividere simbolicamente la protesta del gruppo di coloro che si asterranno dall’incontro, tra cui le scrittrici Gabriella Ghermandi, Judith Revel, Igiaba Scego e l’astrofisica Margherita Hack.
“Siamo donne italiane, di vari paesi europei e africani estremamente preoccupate e scandalizzate per le politiche che il suo Paese, con la complicità dell’Italia e dell’Unione europea, sta attuando nei confronti delle donne e degli uomini di origine africana e non, attualmente presenti in Libia, con l’intenzione di rimanervi per un lavoro o semplicemente di transitarvi per raggiungere l’Europa. Siamo a conoscenza dei continui rastrellamenti, delle deportazioni delle e dei migranti attraverso container blindati verso le frontiere Sud del suo paese, delle violenze, della ‘vendita’ di uomini e donne ai trafficanti, della complicità della sua polizia nel permettere o nell’impedire il transito delle e dei migranti. Ma soprattutto siamo a conoscenza degli innumerevoli campi di concentramento, a volte di lavoro forzato, alcuni finanziati dall’Italia, in cui donne e uomini subiscono violenze di ogni tipo, per mesi, a volte addirittura per anni, prima di subire la deportazione o di essere rilasciati. Alcune di noi quei campi li hanno conosciuti e, giunte in Italia, li hanno testimoniati.
Siamo consapevoli, anche, che Lei e il suo Paese non siete gli unici responsabili di tali politiche dal momento che gli accordi da Lei sottoscritti con il governo italiano prevedono ingenti finanziamenti da parte dell’Italia affinché esse continuino ad attuarsi e si inaspriscano nei prossimi mesi e anni in modo da bloccare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane. (…) Chiediamo che ogni donna, ogni uomo, ogni bambino, venga considerato un essere umano e rispettato in quanto tale. Finché tale condizione non verrà considerata da Lei né dalle autorità italiane ed europee noi continueremo a contestare e a combattere le politiche dell’Italia, della Libia e dell’Unione europea che violano i principi del rispetto umano“.
Continua a leggere: Intellettuali e scienziate contro la visita di Gheddafi in Italia