Accade spesso. Accade a tante donne. E’ molto più diffuso di quanto possiamo pensare. Il problema è che questo tipo di sofferenza si autoalimenta e la maggior parte delle volte viene taciuto. Quasi per vergogna, fino a diventare un segreto inconfessabile. In pratica si esplicita sottoforma di dolore e con una vita sessuale insoddisfacente, ma il termine esatto per definirlo è dispareunia.
Questo disturbo si manifesta soprattutto nelle persone giovani (intorno ai 25 anni), al momento della penetrazione ed è accompagnato da altri sintomi dolorosi come l’impossibilità di sopportare il contatto con la stoffa dei jeans, di usare assorbenti interni e di patire le carezze del partner. Sentire male o dolore durante “la prima volta” è normale, succede a oltre due terzi delle ragazze. Ma nelle occasioni successive il dolore durante la penetrazione non deve più verificarsi.
Soffrono spesso di dispareunia anche le neo-mamme nelle prime 6-8 settimane dalla nascita del bambino, dopo sei mesi viene riportata da una donna su quattro ed è ancora presente nell’8% delle donne dopo un anno. La percentuale sale al 44% per le donne in menopausa.

Amare senza pensieri. Un concetto semplice da capire ma, a volte, difficile da mettere in pratica, anche in un momento storico in cui i vincoli morali sono stati fortemente allentati. Mancanza del desiderio, avversione sessuale, carenza o mancanza di erezione (nell’uomo), mancanza di eccitamento (nella donna), eiaculazione precoce, vaginismo, sono queste alcune delle disfunzioni che ostacolano il rapporto.
Poi, alquanto diffuso è anche il disturbo dell’orgasmo, con difficoltà o assenza del raggiungimento dello stesso, che può manifestarsi tanto nella donna, quanto nell’uomo (sebbene meno frequentemente). Quest’ultimo disturbo, in molti casi, tende a non essere avvertito come un vero problema, soprattutto dalla donna, con un meccanismo psichico di marginalizzazione del problema.
“Molto spesso -spiega a Pinkblog la sessuologa Francesca Romana Tiberi- le problematiche legate ai disturbi sessuali sono legate al proprio modo di vivere ‘piacere’ e ‘controllo’. E’ come se avessimo un piano cartesiano. Su di un asse c’è la dimensione del piacere, vale a dire la nostra capacità di concederci il piacere in ogni senso, dal goderci un bel massaggio al mangiare serenamente un buon piatto di pasta. Sull’altro asse c’è invece la dimensione del controllo, vale a dire la nostra capacità di perdere il controllo, di affidarci all’altro, di non desiderare che tutto vada esattamente come abbiamo deciso noi”.