
L’8 marzo è il giorno dedicato alle donne, lo sanno tutti. Anche i bambini. Ma quello che spesso sfugge (a volte pensare diventa faticoso e controproducente) è che da ricorrenza istituita dall’ONU nel ‘75 per ricordare le rivendicazioni di libertà per le discriminazioni subite nei secoli, i diritti ottenuti e quelli ancora da conquistare, da simbolo per il riscatto della propria dignità, è diventata una festa puramente consumistica di scarso valore morale. Si è ridotta alla celebrazione di una libertà fasulla che favorisce chi usa le donne come oggetti da vetrina e impedisce che vivano la vera libertà imprigionata proprio dalla vetrina stessa.
Tra un paio di giorni assisteremo ai cliché riciclati anno dopo anno: bouquet con mimose di fidanzati e mariti, auguri di colleghi e conoscenti, rametti di mimosa lasciati sul banco di scuola o sulla scrivania di lavoro dall’innamorato non dichiarato, ristoranti strapieni di donne di ogni età che sentono il diritto di una serata di vacanza dalle famiglie (nemmeno fossero carcerate), serate hot per sole donne che emulano il peggio del peggio degli uomini, all’insegna della trasgressione e di tutto ciò che normalmente è tabù. Quest’anno andrà tanto di moda la serata burlesque, in cui uomini e donne godranno di spettacoli molto particolari.
Mamme, mogli, angeli del focolare, fidanzate, amanti, donne solo per un giorno su 365? Io dico no grazie!
E voi, care lettrici di Pink, pensate che basti una minigonna e una serata sopra le righe con tanto di spogliarello maschile per sentirvi donne ma soprattutto sentirvi libere?

Marzo è il mese nel quale cade la festa della donna. Oggi vogliamo omaggiare la figura della prima poetessa che riuscì a pubblicare un suo scritto.
Phillis Wheatley è stata, infatti, la prima poetessa Afro Americana e la prima donna a pubblicare i suoi scritti. E’ nata nel 1753 in Senegal e morta nel 1784. Fu venduta in schiavitù all’età di 7,8 anni e trasportata nel Nord America. Fu “acquistata” dalla famiglia Wheatley, a Boston, che le insegnarono a leggere e scrivere e la incoraggiarono a comporre poesia quando si accorsero del suo talento.
Nel 1773 fu pubblicato il volume “Poems on Various Subjects, Religious and Moral” e le portò fama sia in Inghilterra che oltre i confini. Persino George Washington apprezzò il suo lavoro. Dopo la morte del suo padrone John Wheatley si sposò ma perse due bambini. Nel 1784 fu incarcerata per debiti e cadde in povertà, morendo malata, poco dopo seguita anche dai figli che riuscì a mettere al mondo.

Come avete trascorso la Giornata della donna? Avete riflettuto sulla condizione femminile? Siete andate a cena con le amiche? Avete lavorato, come la maggior parte di noi? Avete ricevuto dei fiori o degli auguri sentiti? Io ho notato che la coincidenza tra festa della donna e ultimo giorno di carnevale è andata a favore di quest’ultimo.
Gli anni scorsi i negozi erano pieni di mimose e di sconti e/o regali per le donne. I bar mettevano accanto alla tazzina di caffè una caramellina con il disegno della mimosa. Tutti, commessi, edicolanti, baristi appunto, porgevano i loro auguri al gentil sesso.
Ieri mi sono imbattuta nello zero assoluto. Niente omaggi, niente auguri, niente festa, niente manifestazioni. Persino tra donne il problema principale erano i vestiti di carnevale dei bambini. E dire che anche se non abito in una metropoli non mi trovo neanche in un paesino fuori mano, anzi.
Mi è venuta, lo ammetto, una certa tristezza. Che questa ricorrenza fosse spesso solo una festa commerciale lo sappiamo tutti, ma non vedere neanche un cenno all’8 marzo mi è sembrato un cattivo segno. A voi è andata meglio?
Foto | Flickr

Auguri a tutte le Pink ladies: oggi ricorrono i cento anni della International Women’s day. Non solo auguri oggi per tutte noi, ma l’invito a credere che davvero le cose possono cambiare e che, al di là di ciò che sembra, dobbiamo rimboccarci le maniche e continuare a costruire il nostro futuro e quello delle nostre figlie. Un felice futuro, perciò, a tutte voi.
Il movimento se non ora quando non ha esaurito la sua carica nelle manifestazioni di piazza del 13 febbraio. In occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo in molte città d’Italia si svolgeranno convegni, si rappresenteranno opere teatrali, ci saranno insomma incontri per continuare a riflettere con più consapevolezza sulla situazione della donna italiana.
Niente spogliarellisti e niente pizze in cui parlare del più e del meno, ma progetti mirati a migliorare e a cambiare la nostra realtà. Leggo sul sito:
Incontriamoci l’8 marzo fuori dagli asili, negli uffici, nei parchi, nei condomini, nelle scuole, tra amiche, nei luoghi di lavoro, nelle università e parliamo di donne, di lavoro, di maternità e paternità. Discutiamo anche dell’informazione e del modo in cui i media rappresentano o non rappresentano queste realtà. Dobbiamo essere in tante. La nostra forza è la nostra presenza, libera e consapevole. In piccoli o più grandi gruppi, in centro o nelle periferie, ma dobbiamo esserci. Con presidi, flash mob, piccoli cortei, assemblee.
Se non ora quando? Adesso. L’otto marzo.
Questa festa dell’8 marzo continua a lasciarmi perplessa. Dopo aver visto il video, poi, ho l’impressione che i mazzi di mimose servano a coprirci gli occhi al posto delle fette di prosciutto. Non posso fare a meno di pormi qualche domanda: dov’è il confine tra il potere che abbiamo sul nostro corpo e il momento in cui cediamo questo potere agli altri?
Fin dove la seduzione significa controllo ed esercizio di noi stesse e delle nostre emozioni? I confini sembrano a volte davvero molto labili, molto sottili. Rivendicherò sempre il diritto di una donna di girare di notte con una gonna corta, di truccarsi in modo vistoso, di giocare con il proprio corpo. Questo diritto, però, deve restare sempre nelle nostre mani. Non dovremmo mai cederlo a nessun altro.
Come ogni anno arriva la festa della donna portando con sé le riflessioni, immancabili polemiche e il suo carico di mimose, quest’anno più sciupate che mai per il maltempo. Il loro aspetto maltrattato lascia presagire quanto stiamo per dirvi: la mimosa, secondo le donne, non è più un simbolo adatto a rappresentarci.
Un sondaggio sul canale Virgilio Donne ha svelato che non ci riconosciamo più nel classico abbinamento con il fiore che è diventato un simbolo universale ma che sta perdendo terreno e lustro. A vantaggio di simboli a volte nobili per ciò che rappresentano ma altri veramente desolanti eppure specchio dei tempi: non sarebbe troppo difficile indovinare quali sono considerando gli argomenti caldi del mondo in rosa.
Ma ve li diciamo senza ulteriori indugi: su poco meno di 10000 votanti complessivi a cui è stato chiesto se nella mimosa riconoscano ancora il simbolo della lotta femminile contro discriminazione e sfruttamenti, percentuali incredibilmente alte hanno risposto no, opponendo altri simboli come silicone e tacchi altri (per il 45,7%), una bacchetta magica che rappresenta quanto dobbiamo essere flessibili per dividerci tra i molteplici ruoli di una donna (per il 20,4%), smartphone e borsa da lavoro, simboli di carriera (per il 17,7%). Quasi in coda troviamo la borsa Kelly per l’8,1% pari alla percentuale che ha votato per il simbolo della mamma moderna, la bici con porta-bebè.
L’interpretazione dei dati sarà divisa tra l’indignazione per tanta superficialità e il sorrisetto ironico che non mancherà sui volti di qualcuno. Certo non tutte ci riconosciamo in chi associa l’immagine della donna con il silicone e il tacco alto. Anzi è un po’ svilente. Quello che il sondaggio non ci dice è se le votazioni siano state aperte anche agli uomini (presumibilmente sì). Altro che auguri. Quest’anno dovremmo augurarci di non essere ridotte all’associazione con una tetta finta. Finiremo per farci regalare l’intervento di chirurgia estetica al posto di un fiore anche in questo giorno… ?
Foto | Flickr
Samsung Electronics Italia ha commissionato a Nextplora una ricerca per capire quali regali siano più graditi alle donne, in occasione dell’8 marzo, Festa della Donna. Ebbene, il dato più sorprendente di questa ricerca è che una buona percentuale del campione significativo preso in esame, rappresentativo delle donne italiane tra i 18 e i 55 anni, desidera come dono un oggetto tecnologico.
L’indagine rivela intanto che il 50% delle donne si aspetta un regalo per la Festa della Donna (io sono nell’altro 50%, e voi?); il 49% si accontenta dei classici fiori (mimose?). Il 72% delle donne che desiderano un regalo, sarebbe felice di ricevere un cellulare (il 51%), uno smartphone (il 44%), ma anche un notebook (il 37%); ci confermiamo profondamente donne, attente all’estetica, con i prodotti tecnologici per la cura del corpo, come asciugacapelli, piastre, silk-épil, etc (il 35%), ritorniamo ai gadget con netbook per lavorare in movimento e fotocamere digitali per immortalare i momenti più belli (il 35%) e ribadiamo la nostra voglia di mettere ordine in casa, con i televisori a schermo piatto (29%).
Infine desideriamo lettori mp3 (26%), stampanti laser (22%), masterizzatori CD o DVD (16%), forni a microonde (come potevano mancare!), lettori blu-ray e videocamere (13%). Ciò che stupisce ancora di più è che il 73% di queste vogliose di tecnologia punta più alla funzionalità e alle prestazioni tecniche, anche a discapito del design.
Emerge quindi anche una guida rapida al dono più azzeccato per una donna, destinata all’uomo disorientato alla ricerca di un regalo per la sua amata. Uomini, scegliete l’oggetto hi-tech per le vostre donne assicurandovi che sia “utile e pratico” (91%), “innovativo” (77%), “emozionante e romantico” (58%), “ludico e divertente” (42%). Facile, no?!
Foto | Flickr
Per la festa della donna, 8 marzo, non sapete che fare ed autofesteggiarvi non è proprio quello che fa per voi? Ho una proposta: a Cortina d’Ampezzo, dal 6 marzo tutto si tinge simbolicamente di rosa e celebra la donna con un percorso dedicato tra arte, cultura e gastronomia.
Dal 6 marzo fino all’11 aprile le sale del Municipio Vecchio di Cortina d’Ampezzo ospitano la mostra La Donna, un viaggio tra le pubblicità che hanno fatto la storia d’Italia, un come eravamo fino al 1950 attraverso gli occhi di prodotti ed affissioni. Donne, disegni ed immagini del passato a testimoniare la storia, l’evoluzione della società, a regalarci immagini di una moda autentica, di stili e costumi che hanno fatto scuola.
Oltre alla mostra, per celebrare la femminilità Cortina d’Ampezzo ospita Design à manger, per scoprire il legame tra cucina e design e sapere se e dove l’estetica e l’arte culinaria si incontrano e A tavola con stile, appuntamento per imparare a vivere e mangiare con charme anche in tempi di crisi. Il terzo appuntamento per le più curiose è Orient Express, un corso dedicato a chi vuole scoprire i segreti della cucina nipponica.
Tra arte, cucina, degustazioni e sci di fondo, Cortina d’Ampezzo sembra la meta ideale per chi vuole celebrare la femminilità, celando l’omaggio in una passeggiata al profumo di mimosa tra una pubblicità ed una degustazione di cioccolato.
Foto | Cortesy of Archivio Storico Pubblicitario di Paola Mazza

Il giorno della Festa della Donna è ormai prossimo, quindi è ora di iniziare ad organizzare la vostra serata! Se state progettando una cena tra amiche, o un rilassante aperitivo prima di tuffarvi nel mondo del divertimento notturno, vi suggeriamo Ice Diamonds, un gadget che non potrà mancare nei vostri bicchieri.
Eleganti diamanti ghiacciati vi accompagneranno durante l’intera serata, tra piacevoli chiacchierate al femminile e un buon cocktail da sorseggiare. Sciogliete i soliti cubetti di ghiaccio e lasciate il posto ai grossi diamanti, che sicuramente riusciranno a sorprendere le vostre invitate, attratte dalla preziosa forma. Riempite gli otto contenitori di acqua, succo di frutta, o acqua e pezzettini di frutta e preparatevi alla grande notte!
via | Urban Trend