Rigeneriamoci è una campagna che gira in rete dal 1°maggio, quando in diverse città d’Italia si è tenuta la manifestazione Mayday. La campagna è il frutto di una riflessione conseguente ad un episodio di violenza ai danni di una donna durante la Mayday Parade di Milano dello scorso anno.
Secondo chi ha ideato la campagna, per fermare la violenza sulle donne è necessaria una rigenerazione dei modelli culturali, una presa di posizione contro modelli stereotipati che vogliono la donna docile e l’ uomo macho.
Alle donne spetta rivendicare ogni giorno la propria libertà di scelta e l’autodeterminazione, come recita il sito Rigeneriamo, da cui parte questa campagna per far sì che le “donne smettano di guardarsi alle spalle”. Basterà?
via | vitadastreghe

L’articolo del Corriere che stila la classifica delle 100 donne che hanno fatto la storia del 2009 è un invito alle donne. E’ un invito che sprona le donne all’agire, perchè siamo noi donne che superiamo le crisi, noi che reinventiamo mestieri e sappiamo sfruttare le occasioni, noi che abbiamo cura dei nostri uomini e dei nostri figli daisecolideisecoli, noi che siamo solidali con le più deboli, noi che ci raccontiamo l’un l’altra al telefono come in rete. Se solo a volte smettessimo di fare le vittime e prendessimo esempio da chi, donna come noi, ha preso l’iniziativa e ha firmato la storia.
Vediamole quindi, chi sono, queste nostre sorelle maggiori, che hanno fatto la storia del 2009. Al primo posto Angela Merkel, in vetta in tutte le classifiche internazionali, unica donna a tenere in mano il comando del suo paese, con una fermezza che fa invidia ai suoi pari in cravatta. Al secondo posto Connie Hedegaard, ministro dell’ambiente che ha portato la Danimarca nella green economy e ha guidato il vertice di Copenaghen. Al terzo posto Aung San Suu Kyi, icona della non-violenza, eroina birmana contro il governo cinese. Al quarto posto Neda Agha Soltan, l’angelo iraniano ucciso a Teheran che porta al collo la bandiera verde della libertà.
E poi ancora le nostre Rosy Bindi, Rita Levi Montalcini coi suoi 100 anni, Veronica Lario, Federica Pellegrini e ancora attrici, modelle, cantanti, scrittrici, religiose, donne vittime di violenza e tante, tante altre donne di tutto il mondo che hanno firmato un pezzo di storia con le loro azioni ed i loro pensieri, quello dell’anno 2009.
Sono cento quelle scelte dal Corriere, ma io sono certa che le donne pronte a scrivere la storia siano molte di più, nascoste tra le pieghe della vita quotidiana, dietro le pareti delle proprie faccende domestiche, ferme tra i propri incubi ed i propri sogni, in equilibrio tra il voler essere superdonne e l’istinto ad essere madri, tutte caratterizzate da quel potere speciale che è l’essere donna stesso.
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Chi l’ha detto che l’anello di fidanzamento perfetto è quello col diamante? C’è chi ha chiesto la propia compagna in sposa con un SexontheBeach, e chi ha optato per un anello da pollice verde. Ecco che alla lista dell’anello di fidanzamento perfetto, si aggiungono questi deliziosi anelli a forma di meringa.
Della designer Tanja Hartmann, purtroppo, i dolcissimi anelli meringa non sono fatti di albume d’uovo montato a neve e cotto in forno, ma di morbido silicone, di certo più duraturo del classico dolce bianco. Lo so che avreste voluto leccarvi le dita meringate al primo attacco di ansia da matrimonio, volendo potete ciucciare il silicone. L’anello è disponibile a 15 euro qui su CharlesandMarie in 3 misure diverse ed è elastico.
Bianco e meringato, non è delizioso come anello per una proposta d’amore che più dolce non ce n’è o come regalo di Natale per l’amica golosona perennemente a dieta? Se nel frattempo vi è venuta voglia di meringa e il vostro fidanzato tra i fornelli, ben lungi dall’essere un pasticcere, è solo un pasticcione, trovate qui su Gustoblog la ricetta della meringa per consolarvi.
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Quella dello Swap Party è una tendenza nata a Manhattan, da poco approdata anche in Italia. Dopo l’esperienza di Milano, la tendenza che permette di fare shopping a costo zero e di rinnovare il proprio guardaroba, arriva a Roma.
Lo Swap Party approda a Roma grazie a Komen Italia onlus per la lotta contro i tumori al seno. La manifestazione che permette di scambiare i proprio vestiti ed accessori avrà luogo a Roma, domani presso la Casina Valadier di Villa Borghese.
Ricordandovi che un altro modo di fare shopping è possibile, se siete a Roma vi consiglio di fare un salto allo Swap Party. Save the date: domenica 8 novembre dalla h.18.00, perchè fare shopping è diventato ecochic!
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I nostri curiosi cugini di Queerblog ci fanno sapere che nell’ultima puntata di Victor Victoria si è parlato dell’ultima pubblicità di Dolce&Gabbana, quella con testimonial niente di meno che i pacchi dei nostri calciatori, ops, i nostri campioni.
Si dice che uno dei modelli portasse in dote un pacco molto molto vistoso, tanto da richiedere l’intervento del caro Photoshop per una ritoccatina al contrario. Chi è il calciatore con il pacco da 90?
A voi immaginare una session al novantesimo con colui che ritenete sia la vittima del ritocco: Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Manuele Blasi, Andrea Pirlo o Gennaro Gattuso, chi è?
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Il 2 ottobre la Lega ha depositato una proposta di legge anti-burqa, che modifica la legge Reale del 1975 in materia di Tutela dell’ordine pubblico e identificabilità delle persone, che prevede il divieto di utilizzare senza un “giustificato motivo” indumenti o oggetti che impediscano il riconoscimento della persona, così come leggiamo sul Corriere della Sera.
La proposta della Lega è di togliere il “giustificato motivo” e inserire tra le cose che non si possono idossare indumenti o oggetti scelti per motivi religiosi, ovvero burqa e veli. Per coloro che hanno proposto la modifica alla legge, la proposta non vuole colpire le donne musulmane, né essere razzista, ma essere uguale per tutti.
Come giustamente fa notare Donatella Ferranti del Pd al Corriere, cosa diremmo delle nostre suore se questa legge entrasse in vigore? Sono forse le suore ree di “affiliazione religiosa”? Se una legge simile entrasse in vigore si protrarrebbe una discriminazione sulla discriminazione, poichè si costringerebbero tutte le donne musulmane che per cultura indossano il burqa in luoghi pubblici, a non uscire più di casa per scelta o per non incappare nella condanna da parte della propria comunità.
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Le donne soffrono di infelicità, sempre di più. A rivelarlo è uno studio americano, che ha seguito l’umore degli americani dagli anni Settanta ad oggi, intervistando ogni anno uomini e donne sul loro stato di felicità. bene, è risultato che le donne tendono a vedere sempre più nero, mentre gli uomini riescono a ritagliarsi meglio il loro angolo di felicità.
Le donne sono fragili, ed il loro livello di felicità è diminuito notevolmente rispetto al passato ed anche rispetto al livello di felicità generale degli uomini. L’happiness gap, così è stato denominato dalla scuola di economia dell’Università della Pennsylvania, è un campanello d’allarme, perché le donne sono sull’orlo di una crisi di nervi.
Gli studi rivelano anche un’altra tendenza: le donne nascono felici e man mano che vivono perdono la propensione alla positività, mentre gli uomini nascono meno felici delle donne, ma man mano che crescono riescono a conquistare e a godere della propria felicità.
I risultati degli studi sono stati riportati da due importanti giornaliste americane, Arianna Huffington dell’HuffingtonPost in The Sad Shocking Truth, e Maureen Dowd del New York Times, esempi di donne in carriera emancipate, sicure, forti. Entrambe hanno alzato bandiera bianca e confermato che la maggiore autonomia conquistata dalle donne ha portato maggiori responsabilità e stress. Che questo stato di conquistata autonomia abbia portato per noi donne soltanto conseguenze negative? Data questa diffusione infelicità, con ripercussioni gravi sulla salute delle donne, è forse giunto il momento di ammettere che si stava meglio quando si stava peggio, se l’emancipazione ci ha causato tanto malessere?
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Un’analisi condotta da un network di professionisti europei mostra che la questione di genere è determinante nel mondo del lavoro e la parità è ancora lontana, sia per quanto riguarda velocità di carriera che stipendi.
La ricerca, condotta su più di 1 milione di iscritti a Experteer Italia dimostra che a parità di livello di carriera le donne sono circa 2 anni e mezzo più giovani dei colleghi maschi, ottengono più facilmente posizioni di leadership, con circa tre anni di anticipo per quanto riguarda gli avanzamenti di carriera.
Questo vantaggio anagrafico non ha però ripercussioni positive sullo stipendio, che cresce maggiormente per gli uomini, e arranca per le donne: se all’inizio della propria carriera una donna guadagna l’1,2% in meno rispetto ad un uomo, a livello manageriale la differenza arriva al 17%.
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Lo scorso weekend è uscito nelle sale Niente velo per Jasira, pellicola di Alan Ball del 2007, arrivata in Italia con due anni di ritardo e vietata ai minori di 14 anni, nonostante racconti la storia di una protagonista tredicenne.
Niente velo per Jasira è un film crudo, forse anche un po’ crudele, com’è nella tradizione di Alan Ball, già autore di American Beauty e Six feet under. Il film è la storia di Jasira, una ragazzina di tredici anni, nata e cresciuta in America da mamma americana e papà libanese, che viene allontanata da casa perché la madre è preoccupata del rapporto tra la figlia e il fidanzato.
La ragazzina viene così spedita a vivere con il padre, libanese tradizionalista e superprotettivo. Lì, alla scoperta del proprio corpo e della propria sessualità, incontra un susseguirsi di uomini adulti, in un continuum inizatico alientante e meschino. Un passagggio dall’infanzia all’adolescenza forse troppo precoce e veloce, ma è giusto imporre il divieto ai minori di 14 anni se Jasira ha 13 anni e la sua storia dimostra che non c’è velo, o imposizione, che tenga?
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Luca Bianchini è l’uomo accusato di essere lo stupratore che ha terrorizzato Roma, incastrato e legato a due stupri dall’esame del Dna, riconosciuto ieri da altre due donne vittime di tentati stupri, che erano riuscite a mettere in fuga lo stupratore.
Dal carcere Bianchini continua a proclamarsi innocente, mentre gli avvocati difensori vorrebbero chiedere la perizia psichica. A voi che siete donne, solidali per natura e per mancanza di forza per difendersi a tutte coloro che sono state vittima di stupro e di violenza, io chiedo quale pena vorreste per lo stupratore.
L’istinto porta alla castrazione, la razionalità ad affidarsi alla giustizia italiana e a chiedere per lui la pena prevista dalla nostra legislazione, ma nessuna pena potrà mai riportare la libertà e la serenità alle donne che sono state vittima degli stupri. Se foste voi a dover decidere quale pena infliggere all’uomo che ha mosso violenza su così tante donne, che ha tentato altrettanti strupri, propendereste più per la castrazione, per l’ergastolo o per qualche altra forma di violenza?
E nel caso in cui la mia domanda dovesse sembrarvi troppo irrazionale e la castrazione eccessiva, vi invito a guardare il video sugli appostamenti dell’uomo prima degli stupri e a mettervi nei panni delle donne che sono state violentate.