Quattro donne davanti la macchinetta del caffè. Quattro donne parlano di come a volte è difficile essere donna. Quattro donne parlano di parto tra aneddoti, risate e ricordi dolorosi.
Il momento del parto, anche se sarebbe più preciso parlare di ore del parto, è uno dei ricordi indelebili della vita di una donna, soprattutto per quanto riguarda il dolore fisico e la conseguente isteria che esplode in quegli attimi. Ognuna ha la sua unica esperienza da raccontare, dal corso pre-parto che risulta inutile, alle vene degli occhi rotte per il dolore, al parto in acqua, all’insolito parto in piedi del tutto naturale– ennesimo esempio delle donne africane - dai risultati incredibili.
Ma a quanto pare oggi esiste un nuovo metodo che alleggerisce il dolore in sala parto. La dolce alternativa si chiama oppio, precisamente “Remifentanil” . Consiste in un’anestesia (per via endovena) a base di un oppioide comunemente usato per addormentare i pazienti durante gli interventi chirurgici. In questo modo la futura mamma riesce ad assistere da sveglia alla nascita del suo bambino quando le è impossibile sottoporsi alla classica epidurale, controindicata quando sussistono problemi di coagulazione.
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La vostra vecchia felpa delle media non vi va più, e ormai vi sembra infantile dormirci a mo’ di coperta di Linus, ma proprio non ce la fate a separarvene. Tranquille, c’è una soluzione che vi permetterà di continuare ad indossare la felpa in una logica di riuso che fa bene all’ambiente: è Reknit, della designer Haik Avanian, un servizio di mamme che trasformano la vostra felpa in qualcos’altro.
Ogni mese, sul sito Reknit si posta un progetto di Maglia&Crochet diverso: quello di gennaio è trasformare la vostra vecchia felpa in una sciarpa fatta a mano. A farlo, saranno un gruppo di mamme che lavorano a mano e riciclano, così com’è nella loro tradizione.
Il servizio costa 30 dollari circa e vi permette di avere ogni mese, o una volta all’anno, quello che più desiderate. Per febbraio vorreste che le mamme rilavorassero a maglia un paio di guanti, la custodia dell’iPod o un paio di calzini? Se quello che desiderate non è in questa lista, aspettate il mese successivo.
Continua a leggere: Le mamme di Reknit trasformano la vostra felpa in una sciarpa
Tutte le donne che devono destreggiarsi tra figli, casa e lavoro conoscono il marchio Hoover e spesso di notte sognano un robot aspirapolvere che si trasformi nel loro alter-ego casalingo e faccia almeno la metà dei lavori domestici.
Il famoso marchio di aspirapolveri ha lanciato un concorso perché ha bisogno di un nuovo volto come testimonial e lo cerca sul web, tra mamme, casalinghe, aspiranti modelle e geek girl. Il volto Synua 2010 potresti essere tu! Per partecipare al Concorso basta inviare due foto ed il proprio “grido di battaglia”, ovvero il motto personale che ogni mattina vi aiuta ad affrontare la giornata.
Gli utenti della rete voteranno la propria Synua Girl preferita, ma sarà la giuria Synua Girl, composta da professionisti del marketing e della comunicazione di Candy ad eleggere il volto che sarà il testimonial sul web per tutto il 2010. Il termine ultimo per l’invio della propria candidatura è il 10 marzo.
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Avete presente la nostra lista di regali ed accessori hi-tech per Geek girl? A quanto pare, sembra che ci si debba evolvere verso un più rispettoso e allargato Geek Woman, dato che tra le cinquantenni impazza la voglia di possedere oggetti sempre più hi-tech.
Un’indagine condotta da Logitech ha scoperto che ciò che le cinquantenni desiderano di più come regalo è una webcam, per parlare con i propri figli, ovviamente. Alla webcam si aggiungono nella lista dei desideri televisori ultrapiatti, computer e anche console per videogiochi.
Ciò vale per i due terzi delle cinquantenni intervistate: la maggior parte desidera oggetti tecnologici, che hanno soppiantato gli antichi desideri delle donne di mezza età, quali trattamenti di bellezza, buoni per manicure, accessori per il giardinaggio, decorazioni per la casa. Sembra proprio che i cinquanta siano l’età giusta per smanettare in rete e che la categoria delle Geek girl non comprenda solo voi amanti dei nostri post hi-tech, ma anche le vostre mamme.
via | shinyshiny
Foto | Flickr
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Fare sesso fin da giovanissime è un’abitudine che potrebbe comportare complicazioni per la salute della donna, non solo gravidanze indesiderate stile Juno, ma anche un rischio più elevato di sviluppare il cancro alla cervice uterina rispetto alla norma. Uno studio pubblicato sul British Journal of Cancer individua nell’attività sessuale precoce un tereno fertile su cui il virus Hpv potrebbe svilupparsi, avendo a disponibilità un tempo lungo per produrre danni nel caso di lesioni. Prima si comincia a fare sesso, più lungo sarà il periodo a rischio.
Secondo i ricercatori dell’Istituto Internazionale per la ricerca sul cancro che hanno condotto l’indagine su un campione di 20.000 donne, il rischio non riguarda soltanto le giovanissime, ma anche le donne che hanno avuto il loro primo rapporto a 20 anni, che corrono maggiormente il rischio che il virus Hpv si evolva in cancro alla cervice, rispetto a chi la prima volta l’ha avuta a 25 anni.
Da tempo è noto che il virus Hpv colpisce di più le donne con un reddito basso, indistintamente e in ogni parte del mondo. Lo studio ha messo in luce il fatto che ciò non è dovuto ad una mancanza di screening o ad un intervento tempestivo nell’individuaizone del virus, ma al fatto che le donne meno abbienti facciano sesso in media 4 anni prima rispetto alle donne con reddito pià alto. E’ di nuovo l’età a cui si ha il primo rapporto sessuale il discriminante per il tumore alla cervice.
Se siete mamme, quando spiegate alle vostre figlie come, perchè e quando sentirsi pronta per il primo rapporto sessuale, tra le righe parlate anche dei rischi di salute che si corrono; se avete sedici anni e non sapete se vi sentite pronte o meno per il primo rapporto, non spaventatevi e ricordate che la prevenzione è la vostra miglior amica; se la prima volta l’avete avuta a 20 anni e ne son passati una decina da quel giorno, un controllo ed un pap-test annuali vi aspettano.
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Ieri si sono celebrati i primi dieci anni della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” e tra le iniziative scese in campo c’è stata anche quella della città di Imola (e frazioni) con i “Taxi Rosa” dedicati alle donne, un’idea che nasce all’estero che ora inizia a prendere piede anche in Italia.
La formula è la stessa del Discobus, il servizio istituito da e per le discoteche e che ha raccolto molti favori e risultati positivi: sconto di 5 euro per tutte le donne che dal 25 novembre al 10 gennaio utilizzeranno il servizio Radiotaxi. 600 buoni a disposizione e 3.000 euro il budget del Comune.
I buoni per lo sconto (uno per corsa, valido sul territorio di Imola e frazioni) sono in distribuzione all’Urp-Informacittadino (via Mazzini, tel. 0542-602308) e sono di due tipi per coprire esigenze e orari diversi.
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Secondo molti chirurghi è la soluzione del XXI secolo per le nuove mamme disperate che vogliono recuperare la loro miglior forma in poco tempo per essere perfette ad un appuntamento importante: un’iniezione di Botox nel petto e il seno sarà più sodo di prima della gravidanza.
Il trattamento dura appena mezzora ed è ideale per tutte quelle donne che non hanno tempo di fare altro. Alla modica cifra di 1000 sterline.
“Il Botox –ha detto Gwen Davies, direttore dell’ambulatorio Trasform per i trattamenti non chirurgici- è oggi accettato come trattamento antietà per il viso, ma i nostri esperti sono costantemente alla ricerca di nuove metodologie che possano dare un look sempre più giovane anche alle altre parti del corpo”.

Su segnalazione del nostro lettore Frankie ho scoperto questo sensazionale gadget che ci esula dall’esaminarci la pelle del viso centimetro dopo centimetro ogni mattina, anche se io sono convinta che ci piaccia farlo. Arriva dal Giappone - e da dove se no? - ed è un gadget che misura lo stato di salute della pelle.
Troppo grassa, troppo secca, ha bisogno di idratante, ha bisogno di coccole. L’esperto tecnologico qui illustrato è frutto della fantasia del gigante di giocattoli nipponico Bandai al servizio della casa di cosmesi Fancl, e sarà disponibile dal 30 novembre.
Bihada Kantei ha la forma di una memoria USB, quindi può trovare il suo spazietto nel marasma della vostra borsa. Ha la conoscenza di un dermatologo specializzato e il cervello di uno statistico: conserva i dati sulla salute della vostra pelle per 90 giorni, li analizza e ve li rende in forma di grafico.
Inoltre, la funzione che vi comunica lo stato di salute della vostra pelle ha un range da mille a 10 milioni di sfumature e ricorda tanto vostra mamma, che riesce ad avere un range infinito di espressioni per comunicarvi quanto siete sciupate, stanche, disidratate, etc., etc., e quindi vuol dire che funziona.
via | blog.gamersweb
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Lavoro questione delicata. Un po’ dappertutto, in Italia in particolare. Un’indagine su donne e mondo del lavoro è stata condotta da Subito.it, gruppo norvegese Schibsted, sito di annunci di compravendita, per cercare lavoro e per sondare il rapporto delle donne italiane con il mondo del lavoro.
Secondo quanto è emerso dallo studio, il 64% delle donne italiane è soddisfatto del proprio lavoro e l’86% vorrebbe cambiarlo. Il 78% sembra non essere soddisfatto del proprio stipendio e il 59% delle donne che vorrebbero cambiare lavoro dichiara di aver necessariamente bisogno di uno stipendio maggiore.
Cambiare lavoro per questioni economiche è diventata dunque una priorità per la maggior parte delle italiane. Ma lo stipendio, di gran lunga la causa principale, non è l’unico motivo che spinge verso questa scelta: per il 43% la voglia di una crescita professionale, per il 37% la ricerca di un contratto migliore, per il 25% la tipologia del lavoro svolto e per il 17% il fatto che l’azienda navighi in brutte acque.
Lo stato della donna americana è un aggiornamento sullo stato della donna di oggi, ed una riflessione sul cambiamento del ruolo e dell’essere donna negli anni, che il Time dedica a tutte le donne in un’edizione speciale, riprendendo un articolo del 1972.
L’articolo ci parla di quanti progressi abbiamo fatto, dalla fine del dopoguerra ad oggi come donne, come professioniste, come madri, come parte attiva della società in cui viviamo. D’altra parte riduce i problemi di genere a piccoli screzi di coppia, più che a riproduzioni sistemiche interne alla società ion cui viviamo.
Per concludere, l’articolo spinge l’idea che le donne siano la causa del loro stesso male: più dei 2/3 delle donne pensa che gli uomini risentano della presenza di una donna forte e la stragrande maggioranza ritiene che lavorare con un capo donna sia molto più difficile che con uomo. Se da una parte gli uomini tendono a non vedere più molte differenze tra uomo e donna, le donne sentono ancora molto forte la presenza di barriere di genere, e continuano a lottare per abbatterle.
E infine, la questione della felicità: tanto più le donne si sono emancipate, hanno ottenuto libertà e parità, tanto più è aumentata nel tempo la loro infelicità, indipendentemente dal loro ceto sociale, dall’educazione, dall’essere madre o meno. Si torna di nuovo a quel punto di svolta cruciale e personale tra dove siamo, dove vorremmo essere e dove andremo, con la superdonna all’orizzonte e l’immagine delle nostre nonne alle spalle.