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The Legend of Tarzan: recensione, costumi e foto del film

Civiltà e natura. Uomo ed animale. Questo è il dialogo che da sempre caratterizza la storia di Tarzan, che dopo molti anni torna sullo schermo con The Legend of Tarzan di David Yates, e nelle sale da ieri, giovedì 14 luglio. Scopri di più qui su Style & Fashion.

Civiltà e natura. Uomo ed animale. Questo è il dialogo che da sempre caratterizza la storia di Tarzan, che dopo molti anni torna sullo schermo con The Legend of Tarzan di David Yates, e nelle sale da ieri, giovedì 14 luglio. Epico e ricco d’azione quanto gli ultimi film di Harry Potter, diretti sempre da David Yates, questo nuovo racconto che vede l’Uomo Scimmia protagonista, getta nuova luce su un personaggio iconico, di cui pensavamo di sapere già tutto. La vicenda, infatti, ha inizio a Londra, lontano dalle terre africane che l’hanno visto nascere.

Qui, al 10 di Downing Street, John Clayton III (Alexander Skarsgard) è il quinto conte di Greystoke e membro della camera dei Lord. E’ elegante, posato, e molto lontano dall’uomo che nel resto del mondo è conosciuto come Tarzan. Si trova al cospetto del primo ministro Inglese per accettare l’invito di Re Leopoldo del Belgio a tornare in Congo, apparentemente per vedere con i suoi occhi tutti i lavori buoni e caritatevoli di cui il Re è stato ideatore.

Sono 10 anni, però, che John non mette piede in Africa, è indeciso se tornare o meno. In Congo ha ancora dei nemici, è un luogo dalla storia oscura, un posto in cui era un uomo di cui oggi ha paura. A convincerlo ci pensa l’adorata moglie, Jane (Margot Robbie), che insiste nell’accompagnarlo, nel luogo che per lei è ancora casa. Qui interagiscono con due personaggi realmente esistiti, George Washington Williams, un coraggioso soldato diventato umanitario e interpretato da Samuel L. Jackson, ed il principale antagonista della storia, Leon Rom, inviato del Re e impersonato da Christoph Waltz.

Ma a dar vita a questa dicotomia tra uomo e bestia, aiuta anche il mondo creato attraverso i costumi di Ruth Myers. Quelli disegnati per Alexander Skarsgard, infatti, rispecchiano le circostanze in cui agisce il personaggio, con una graduale e distinta metamorfosi da cui riemergerà Tarzan. All’inizio i vestiti inglesi, seppur di ottimo taglio lo soffocavano. Poi con il passare del tempo diventano sempre più decostruiti e consumati, fino al punto in cui vengono coperti di fango e polvere, donandogli un’aria decisamente naturale.

Anche il guardaroba di Jane subisce un processo medesimo, inizialmente gli abiti la stringono, anche se già a Londra mostra segni di ribellione contro le mode dell’epoca. Quando la vediamo per la prima volta, la Myers voleva dare l’impressione che l’Inghilterra la stesse civilizzando, perchè la sua educazione africana era piuttosto liberatoria. Per questo, i vestiti sono disegnati con in mente quelli dell’epoca, ma con un twist. Jane non indossa mai la sottoveste, cosa impensabile per le signore dell’epoca, inoltre alla prima occasione si toglie il corsetto.

Anche i colori sono stati importanti. La prima volta che si incontra Margot Robbie sullo schermo, indossa un vestito blu, in cui sta a meraviglia, ma da l’idea di una Londra invernale. Per questo una volta in Africa torna lo splendore. Il colore di Leon Rom, invece,è il bianco, perché è un uomo meticoloso ed immacolato. Ogni volta che il vestito si sporca ne indossa un altro fresco di lavanderia.

La parte più divertente per la Myers, invece, è stata sicuramente la realizzazione dei vestiti tribali, principalmente i costumi in pelle di leopardo dei guerrieri, ovviamente non in vera pelle. Djimon Hounsou, che interpreta il capo tribù Mbonga, nemico di Tarzan, era il portatore del look più impressionate. Infatti, dalla prospettiva culturale africana, se provi ad emulare un animale, devi diventarlo tu stesso. Per questo Mbonga indossa artigli, pelle e teschio di leopardo, per impersonare letteralmente il leopardo.

Insomma, è un film che vi porterà nel cuore dell’Africa, tra paesaggi mozzafiato, in un avventura che vi terrà col fiato sospeso fino all’ultimo, esplorando diversi temi, dalla famiglia, alla schiavitù in Congo e dei crimini commessi in epoca coloniale, al rispetto della natura e degli animali.