Colm Toíbín, scrittore gay dichiarato, finalista al prestigioso Man Booker Prize 2013

Nella sestina finalista del Man Booker Prize 2013 figura anche Colm Toíbín, tra i massimi scrittori irlandesi, gay dichiarato.

di robo

Il Man Booker Prize è uno dei premi letterari più prestigiosi al mondo: viene assegnato ogni anno a uno scrittore (o scrittrice, naturalmente) di lingua inglese del Commonwealth delle nazioni, dell’Irlanda o dello Zimbabwe. È stata resa nota la sestina finalista e tra i nomi troviamo anche quello di Colm Toíbín, scrittore irlandese gay dichiarato, che partecipa con il libro The Testament of Mary.

Nei suoi libri Colm Toíbín parla anche del mondo lgbt, cercando di dimostrare che l’omosessualità è una cosa naturale e che non è necessariamente in contrasto con tradizioni e religione.

Qualche anno fa ebbi l’occasione di intervistarlo in occasione dell’uscita in Italia, per i tipi di Fazi, del libro, Amore in un tempo oscuro: vite gay da Wilde ad Almodovar in cui il lettore viene condotto in universo intrigante e misterioso, popolato da grandi personaggi della letteratura, del cinema e della pittura del XIX e XX secolo, molto diversi tra loro ma allo stesso tempo uniti da un inscindibile filo rosso: il loro rapporto ambiguo, conflittuale e geniale con la propria identità omosessuale.

Di quell’intervista riporto due passaggi che mi sembrarono interessanti allora e che lo sono ancora oggi.

In un passo del suo libro lei parla della paura e dice: “Questa paura appartiene a tutti noi: è qualcosa che quasi tutte le persone gay hanno provato, a qualche livello, in qualche fase, da qualche parte”. È forse per aiutare a vincere la paura dell’omosessualità che ci propone questa galleria di personaggi?
Se tu sei ebreo, sei consapevole fin dalla tua infanzia della storia del tuo popolo. Questo vale anche per la tua nazionalità: se sei irlandese, per esempio, sei circondato da canzoni popolari, dalle storie del tuo popolo. La propria identità è profondamente legata alla storia del proprio popolo e della propria gente, alle tradizioni orali. Se, invece, hai tredici o quattordici anni e ti rendi conto di essere gay, non hai modelli culturali di riferimento: se vai al cinema, se guardi la pubblicità, se vedi Harry Potter, per esempio, noti che tutti hanno una ragazza… La creazione di alcune immagini che ti danno un’identità è fondamentale in tutti i campi del sapere umano. E’ strano parlare di una cultura gay, del fatto che vengono creati stili di vita che vengono cuciti addosso… C’è bisogno quindi di riscoprire le proprie radici anche culturali…

In una sua intervista lei ha affermato che per i gay non c’è storia, c’è silenzio e le cose cambiano molto in fretta. E sostiene che “dimenticare è un disastro spaventoso”. Questo testo si colloca, dunque, anche in questo solco…
Quando scopri di essere gay è come se riesaminassi la tua storia da un altro punto di vista. Ripensi, per esempio, a quel viaggio che fece tuo zio in Australia e ti rendi conto che anche lui era gay. E allora chiedi a tua madre se lei lo sapeva, e lei ti risponde di sì, ma di queste cose è meglio non parlarne. E tu ti arrabbi perché nessuno ti ha mai detto niente… Nell’immaginario comune tutti pensano che gli irlandesi erano dei bravi cattolici e nessuno ha mai pensato che qualcuno fosse gay. La regola di base era il tacere. Da qui nasce l’esigenza di questo libro: aiutare a capire le proprie radici per poter vivere il presente e il futuro senza problemi.

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