Licenziamento e gravidanza: la RAI fa marcia indietro

clausola 10

A quanto pare la risposta è stata immediata e dopo una repentina smentita da parte dei vertici dell'azienda, è arrivato il comunicato della direttrice generale Lorenza Lei che si è detta disposta a modificare il controverso punto dei contratti di collaborazione (ne scrivevamo qui). Nonostante questo, però, sul web si sono moltiplicate le testimonianze di donne che, dopo la gravidanza, hanno perso il posto alla Rai.

Il comunicato rilasciato dalla Rai rispetto all'incresciosa vicenda è molto lungo e le parti salienti rispetto al tema affrontato sono quelle a seguire:

i cosiddetti precari della Rai sono collaboratrici e collaboratori legati all'azienda da contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e godono, tutti, delle tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori, quelle riferite alla maternità incluse. Al riguardo, giusto per evidenziare l'atteggiamento della Rai nei confronti del precariato, val la pena di aggiungere che la Rai è stata tra le prime aziende, se non la prima, a assicurare stabilità alle precarie e ai precari, garantendo loro un numero di mesi minimo di lavoro all'anno, nonché l'assunzione a tempo indeterminato al maturare di determinati requisiti temporali. Questo ben da prima che intervenisse una legge dello Stato a regolare la materia e addirittura riconoscendo i periodi d'assenza per maternità come periodi lavorati validi ai fini della maturazione dei requisiti per il diritto alla garanzia d'impegno

Ancora:

nessuno mai - è sottolineato - ha avuto nulla da eccepire, né in fase negoziale né in fase di perfezionamento del contratto, né in eventuali momenti di successive contestazioni, che pure come immaginabile, vi sono state, anche a livello giudiziario e mai e poi mai hanno riguardato la tutela della maternità.

E, infine, il comunicato ha concluso con:

la Rai ha sempre riaccolto le lavoratrici madri dopo la maternità, individuando per loro nuove possibilità di lavoro.


Sotto il testo della famigerata clausola numero 10 del contratto Rai che giorni fa, dopo essere stata divulgato con un velocissimo passaparola tramite il web, ha scatenato una giusta e sdegnata polemica rispetto all'ennesima prova di quanto le donne siano spesso trattate in maniera iniqua sul posto di lavoro:

Nel caso di sua malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore od altre cause di impedimento insorte durante l’esecuzione del contratto, Ella dovrà darcene tempestiva comunicazione. Resta inteso che, qualora per tali fatti Ella non adempia alle prestazioni convenute, fermo restando il diritto della Rai di utilizzare le prestazioni già acquisite, le saranno dedotti i compensi relativi alle prestazioni non effettuate. Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore.

Ricordiamo che il caso è stato sollevato dal blog dei giornalisti precari di Roma, #erroridistampa, che in una lettera aperta a Lorenza Lei hanno chiesto non solo di eliminare il punto 10, ma anche di procedere alla stesura di contratti regolari che corrispondano alle reali mansioni svolte in sede dai giornalisti.

Via | giulia.globalist.it

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