Maria Schneider: a faccia aperta contro il pregiudizio

Bertolucci lo ammette: la Schneider non ne era al corrente della famosa scena del burro.

Sesso sul set? No, non parliamo di film a luci rosse, ma di film di autore, ricerca della verità, immagini aderenti alla realtà, desiderio di perfezione stilistica, sì anche lì, nelle scene d’amore, in cui gli attori devono dare tutto quello che è in loro possesso: il corpo, i sentimenti. Il regista Abel Ferarra, che lavorò con Madonna, in occasione di Snake eyses, dichiarò al Corsera:

Madonna, la mia fidanzata, l’amore della mia vita… Non ha messo un soldo nella produzione ma si è fatta pagare molto. In cambio io l’ho rasata a zero e l’ho fatta riempire di botte da Harvey Keitel.

Ebbene, sono passati quarantuno anni da quell’ Ultimo tango a Parigi, che inchiodò l’immaginazione erotica – e anche morale – italiana alla famosa scena del burro. Una pellicola firmata da un vero maestro, Bernardo Bertolucci che vince un numero incredibile di Oscar per l’Ultimo imperatore (ultimo, parola che ricorre).

Maria Schneider, che allora ha venti anni, sta per debuttare con un mostro sacro del cinema, Marlon Brando, e un regista che è alle prese con un cast internazionale e ottime credenziali Bernardo Bertolucci. Una ragazzina, due uomini. Corre il 1972, desiderio di rottura di schemi, fantasia al potere, sesso da liberare. Esigenze di copione: le scene sono belle se dai il massimo, se giochi sulla capacità degli attori di trasmettere emozioni. Il sottile egoismo dei registi, era egoista persino Frank Capra, che firmò La vita è meravigliosa, e idealizzò il sogno americano, e dai suoi attori pretendeva il massimo.

Bernardo Bertolucci non fa eccezione, prima il film, la sua riuscita e tenuta, capacità di fissarsi nell’immaginario, poi gli attori, con le loro vere beghe umane, come riporta Pinkblog, ecco la dichiarazione del regista:

Sì, sono stato colpevole per la Schneider, ma non potranno portarmi in tribunale per questo. L’idea è venuta a me e a Brando mentre facevamo colazione, seduti sulla moquette. A un certo punto lui ha cominciato a spalmare il burro su una baguette, subito ci siamo dati un’occhiata complice. Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica, non di attrice ma di giovane donna. Lei piange, urla, si sente ferita. E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film. Non credo che avrebbe reagito allo stesso modo se l’avesse saputo. Sicuramente Maria avrebbe avuto bisogno di essere protetta dopo, ma pensavo già a un altro film. Sono cose gravi ma è anche così che si fanno i film: le provocazioni a volte sono più importanti delle spiegazioni.

In molti film si ricorre a scene di sesso esplicito, anche in Shortbus, pellicole poetiche, pur nella loro crudezza, ma gli attori sono consapevoli e consenzienti.

La carriera della Scheineider, non fu facile, negli anni Settanta, il suo faccino da monella diventò l’icona del peccato. Per anni aveva ripetuto che l’umiliazione pubblica, la segnò, il suo corpo per sempre violato:

Quella scena non era nella sceneggiatura. La verità è che è stato Marlon ad avere l’idea. Mi hanno detto cosa volevano fare solo prima di filmare la scena ed io mi ero arrabbiata. Avrei dovuto chiamare il mio agente o il mio avvocato perché non si può obbligare un attore a fare qualcosa che non era nella sceneggiatura, ma all’epoca non lo sapevo.

Ma forse, per i media serviva che Bertolucci, uomo, lo sancisse adesso. Maria fu bisex, additata per le effusioni pubbliche con la sua compagna, lo riportiamo qui, Mario Tedeschi, senatore missino, presentò un’interrogazione parlamentare per deprecare quelle manifestazioni d’affetto. Ha lavorato con grandi registi, compreso Antonioni di Professione reporter, ha combattuto duramente per vedersi riconosciuta come attrice e soprattutto come donna, fino alla fine. Le donne, spesso, sono costrette a barcamenarsi in più ruoli, coniugare immagine pubblica e privata. Nel febbraio del 2011, quando è morta, aveva accanto a lei la compagna Pia.

Maria è un’icona di coraggio, a faccia aperta contro il pregiudizio, come dimostrano le parole di Bertolucci: era vera. Le sue lacrime, nella famosa scena, sono autentiche. Di certo non ci si siamo soffermati, tanta è la forza, la sensualità del film, quella che arriva fino a noi quarantuno anni fa, e invece si dovrebbe.

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