Emanuela Orlandi: perizia vocale sul supertestimone

Il supertestimone del caso Orlandi, il regista e fotografo Marco Fassoni Accetti, ufficialmente indagato per il sequestro della 15enne, avvenuto 30 anni fa, viene sottoposto ad una perizia vocale per stabilire se fosse davvero lui il telefonista della banda


Il cerchio si stringe attorno all'unico indagato per il caso Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, il peraltro reo confesso Marco Fassoni Accetti?

Il superteste del sequestro, che sta rivelando agli inquirenti particolari molto precisi a proposito dei mandanti e dei moventi che portarono al rapimento delle 15enni Emanuela Orlandi e Mirella Gregori 30 anni fa, come ricorderete e come ben raccontato anche dalla trasmissione Chi l'ha visto, che per prima ha seguito il caso, si era presentato spontaneamente alla polizia confessando di essere stato il telefonista della banda.

Quest'ultima, stando al racconto di Accetti, era un'organizzazione di controspionaggio nata all'indomani del fallito attentato a Giovanni Paolo II per inserirsi all'interno di un quadro internazionale intricato collegato con la guerra fredda, e i sequestri delle due studentesse dovevano essere semplicemente un ulteriore elemento di pressione per destabilizzare alcuni ambienti vaticani. Peccato che, poi, le cose siano andate molto diversamente da come preventivato.

In ogni modo, la procura di Roma e in particolare il procuratore aggiunto Giancarlo Capalbo e la pm Simona Maisto, che si stanno occupando del caso, hanno formalmente iscritto nel registro degli indagati Marco Fassoni Accetti, e ora hanno ordinato una perizia vocale sul super teste. Per quale motivo? Per poter confrontare le registrazioni delle telefonate effettuate nel 1983 dai "telefonisti" dell'organizzazione che aveva rapito Emanuela, con la voce attuale del super teste.

Se timbro e cadenza coincideranno, allora forse avremo la prima verità su questo complesso caso che da un trentennio tiene in sospeso le famiglie delle vittime e tutta l'Italia. Marco Fassoni Accetti potrebbe davvero essere l'Amerikano (chiamato così anche se parlava in italiano, per alcune esclamazioni), uno dei tre telefonisti che per mesi, dopo il sequestro di Emanuela (avvenuto il 22 giungo del 1983), si mise in contatto con alcune personalità vicine ad ambienti vaticani chiamando da cabine dell'allora Sip. Gli altri due telefonisti si identificavano con i nomi di "Mario" e di "Pierluigi". Non ci resta che attendere l'esito della perizia...

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