L'arte del rimorchiare, esiste davvero?

Sguardo di ragazza

Ah, la difficile arte del rimorchiare! Un tempo era una prerogativa maschile: la donna doveva starsene lì ad aspettare e decidersi per un sì o per un no, a seconda dei propri gusti, desideri e, naturalmente, a seconda della propria reputazione. Anni e anni fa, troppi, le donne scoprirono che, come dice l'Uomo Ragno, da maggiori poteri derivano maggiori responsabilità. O, come direbbe, mia madre: hai voluto la bicicletta? Pedala!

In buona sostanza, ci tocca prenderci dei no, fare brutte figure, scegliere frasi non troppo scontate o banali per avviare la conversazione e via dicendo. Questo se vogliamo copiare i modelli maschili. Mi stavo infatti chiedendo: uomini e donne rimorchiano diversamente? La donna si regola davvero su quello che l'uomo desidera sentirsi dire? No, perché, se vogliamo attenerci ai più tristi luoghi comuni, con un paio di battute ce li possiamo portare a casa facilmente.

In fondo per un uomo lasciarsi rimorchiare è più facile. I suoi amici, l'indomani, gli daranno solo delle belle pacche sulle spalle (sì, insomma, se ha fatto capire loro che lui non è andato con lei per disperazione, era lei che non poteva resistergli). Noi donne invece siamo sempre lì, alla fine, a chiederci come stanno davvero le cose, che figura abbiamo fatto, se si vedeva la cellulite e se il preservativo ha retto.

Luoghi comuni, vero? Uno in fila dopo l'altro. Eppure tra amiche parlavamo e parliamo sempre di questi benedetti uomini, di cosa dire o fare perché ci trovino interessanti e attraenti, di come interpretare i loro silenzi (non interpretateli, solitamente non hanno niente da dire). Voi Pinkies, che mi raccontate?

Avete sicuramente una vita più movimentata della sottoscritta. Come sono cambiate le cose in questi anni, se sono cambiate? Su, che devo uscire dalle solite banalità e non posso aggiornarmi sul campo (il mio legittimo coniuge non ne sarebbe felice).

Foto | Flickr

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