Nelle ultime settimane la Lega Nord è stata criticata per la sua comunicazione. Quello che dice un rappresentante non coincide con il pensiero di un altro che sullo stesso tema si espone. La politica interna non è l’unico argomento su cui il Carroccio non trova una linea propria.

Venerdì 1° aprile ci siamo occupati di Roberto Cota. Il governatore del Piemonte ha deciso di revocare il patrocinio che la regione da anni garantiva al festival di cinema gay di Torino. Al suo posto dovrebbe subentrare il ministero per le Pari Opportunità. Il condizionale è, ahimè, d’obbligo. Mara Carfagna dopo aver contestato il provvedimento di Cota non ha assicurato il proprio intervento.

Cota, teoricamente, è un rappresentante della Lega Nord. Un partito, teoricamente, detta una linea politica. In più occasioni il Carroccio ha ribadito la propria omofobia. Massimo Polledri, deputato della Lega Nord, il 18 marzo chiedeva ai colleghi della Camera di vietare alla tv di mostrare baci gay dopo le 21. Nemmeno contro i gay la Lega Nord riesce a rimanere unita. Flavio Tosi, sindaco di Verona, patrocinerà lo spettacolo teatrale “Divercity, Verona incontra la diversità” di Gaetano Miglioranzi. “Come istituzione – ha precisato Tosi al Corriere del Veneto – dobbiamo tutelare i diritti di tutti”.

Riflettere sulla singola iniziativa ha poco senso. Proviamo a concentrarci sull’intero scenario. Quanto sta accadendo all’interno della Lega Nord ci dimostra una volta di più quanto stupida sia l’omofobia. Se fosse giusto essere contro i gay tutti i rappresentati del Carroccio proverebbero a frenare la cultura omosessuale. Il sindaco di Verona ha dimostrato a tutti, ai suoi colleghi in primis, che la paura per crescere ha bisogno di essere motivata. Cota ancora non ci ha spiegato perché è giusto vietare il patrocinio ad una delle manifestazioni italiane più longeve.

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