Un amore tragico raccontato prima da un libro “Aimée and Jaguar” dell’australiana Erica Fischer, poi da un film del 1999 che mantenne sempre lo stesso titolo. Una vicenda che, a distanza di settanta anni, ci sommuove ancora il sangue, riempiendoci ora di indignazione, ora di vera commozione. Una commozione che più di una volta sfiora, senza retorica, la lacrima. La storia di Felice Schragenheim (1922-1944), una giovane ebrea nella Berlino cupa e surreale di Hitler, e la tedesca Lilly Wust (1913-2006), onorata dal governo per aver partorito ben quattro figli, diventa quasi subito dramma in cui due mondi agli antipodi si fondono insieme, dando vita ad un sentimento unico. Straordinario.

Il primo, magico incontro tra le due donne avvenne in un caffe di Berlino nel novembre del 1942. Ne nacque un amore così improvviso e travolgente da segnare per sempre la loro vita. Ma la storia e la follia degli uomini misero ben presto la parola fine al loro sogno. Felice Schragenheim appena ritornata da una scampagnata con Lilly (di cui rimane anche una serie di fotografie; le sole che le ritraggano insieme) venne catturata dagli uomini della Gestapo e trascinata via. Iniziò così per lei un’odissea senza fine che la porterà alla morte nel dicembre del 1944.

Poco o nulla poté Lilly Wust che, disperata, si espose in prima persona, cercando di farle visita, di offrirle bene di conforto ed, in nome del suo amore, aiutare altre donne ebree a sfuggire all’internamento. Ad una morte sicura. Un impegno che il governo tedesco anni dopo premiò anche con la Croce al merito.

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