Costrette a convertirsi, restano con i rapitori

donne hindu

Rinkle Kumari, Lata e Asha sono tre giovani donne indù al centro di una questione spinosa che sta dividendo il Pakistan. Sposate con tre uomini musulmani, le ragazze si sono convertite alla fede religiosa dei mariti. Le famiglie di origine, però, hanno denunciato questa conversione come forzata e il caso è esploso. Scortate in tribunale, alle tre donne è stato concesso di scegliere liberamente dove andare e quale religione professare, ma senza alcun risultato. Sono infatti tutte tornate a casa con gli uomini che si presume le avessero costrette sia alla conversione che al matrimonio. So già cosa direbbe una mia stretta parente: se la sono voluta. Potevano scegliere, avevano la polizia dalla loro e invece sono tornata indietro.

Io invece continuo a pensare, dando per scontato che siano state forzate (può anche non essere così), che abbiano scelto quella che considerano l'unica strada possibile. Perché una donna o una vittima in generale si ribelli, deve avere coscienza dei propri diritti in partenza. Se passa tutta la vita convinta di essere un oggetto, perché dovrebbe fare un salto di qualità all'ultimo momento? Spesso, a causa di anni di soprusi, le donne perdono persino l'istinto più naturale, quello che ci spinge a proteggerci, difenderci.

La condizione delle donne in Pakistan è notoriamente difficilissima. Le donne pakistane che ho conosciuto, e che vivono in Italia con i loro mariti, continuano a vivere sottomesse ai loro coniugi, anche qui. Perciò, lo ammetto, da perfetta ignorante in materia, non posso non chiedermi: hanno davvero rinunciato alla libertà queste tre ragazze? O tra due forme di prigionia hanno scelto quella che, al momento, sembrava loro più pericolosa (quante minacce avranno subito?)?

Foto | Flickr

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