Il Karité, l'albero delle donne

Donne che danzano

Delle mirabili virtù del burro di karité si era già parlato in un altro post. Inoltre, la sua presenza sempre più immancabile nei nostri cosmetici ha contribuito a farci conoscere meglio le sue molteplici qualità anti-age, idratanti, cicatrizzanti, anti smagliature e protettive dai danni solari. Non è un caso, quindi, che il Butyrospermum parkii, che cresce spontaneamente nell’Africa subsahariana e da cui si estrae il prezioso burro, venga denominato “l’albero della bellezza e della giovinezza”.

Ma se le proprietà del karité sono ben note, meno lo è l’affascinante storia che lo vorrebbe legato quasi spiritualmente alle donne. Simile alla nostra quercia, l’albero "del burro” è da sempre considerato sacro nel continente nero, tanto da meritarsi il privilegio di non essere mai tagliato o danneggiato. Le donne della fascia africana del Sahel vedono la loro vita scandita dai ritmi biologici di questa pianta, tanto che da giugno fino a dicembre sono impegnate nella raccolta dei frutti e nella loro preparazione finalizzata all’uso cosmetico. L’albero dà generoso anche ciò che servirà per l’alimentazione delle famiglie e le donne custodiscono i suoi segreti, danzando e cantando per calmare e pacificare gli spiriti che soggiornano al suo interno, come solo loro sanno fare.

Una leggenda narra che una ragazza che non aveva figli abbia pregato dinanzi a un arbusto di Butyrospermum per poterne avere uno e che, su consiglio di una vecchia saggia, abbia chiuso in una zucca vuota sette palline di burrò di karité, cantando e danzando per sette giorni. La settima sera una bellissima bimba dalla pelle lattea aveva magicamente preso forma all’interno della zucca. Il resto della favola la vedrebbe cresciuta e in sposa a un principe poligamo le cui mogli, non rispettando la sua delicatezza che le impediva di lavorare e di esporsi al sole, avrebbero portato la fanciulla a sciogliersi e a tornare ad essere burro. La sua anima, dicono, risiederebbe nell’albero del karité, dove gli spiriti si prodigano, ancora oggi, per poter essere utili agli esseri umani.

Non so voi pinkolettrici, ma personalmente l’idea che il nostro genere possa essere legato ad una pianta da qualcosa di più profondo del semplice tornaconto estetico, mi risulta più facile da accettare. E’ sempre bellissimo e poetico il sodalizio con una natura generosa che ci offre i suoi doni per farci vivere meglio, peccato che noi occidentali dovremmo ricordarci di gratificarla più spesso, affinché gli “spiriti” non si stanchino di darci una mano. O no? Aspetto commenti. ;)

Via | baobabpescara.org
Foto | Flickr

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