Donna saudita si ribella alla polizia religiosa: è già polemica sul web

Riyadh, Arabia Saudita. Una giovane donna passeggia per un centro commerciale quando la polizia religiosa la ferma e le intima di lasciare il luogo. Causa: le unghia laccate, giudicate immorali e, quindi, condannabili. La ragazza si ribella, tira in causa il servizio di sicurezza del grande magazzino e filma tutto con il suo cellulare, contestando vivamente l'operato degli uomini che la stanno perseguitando. Dice:

Non siete responsabili per le mie azioni, il mio smalto non è un vostro problema! Il vostro ruolo è solo quello di consigliare la gente.

E invece il consiglio si sarebbe trasformato in intimidazione, probabilmente in risposta all'atteggiamento poco remissivo della giovane. In Arabia Saudita non è usuale contravvenire alle regole della polizia religiosa e, senza dubbio, è raro che ci siano ribellioni. Tutto finito? Invece no, perché la polemica occidentale che si fermerebbe all'indignazione per una negazione di libertà di vestire o acconciarsi a seconda del proprio gusto, non tiene conto dell'indisponente reazione dei connazionali della donna. I video messi in rete dalla stessa sono stati condannati dai più, parlando di atteggiamento riprovevole volto solo ad ottenere pubblicità e compassione dall'Ovest del mondo. C'è poi chi sostiene di aver assistito in prima persona alla scena e accusa la "ribelle" di mancanza di modestia, oltre che di abbigliamento troppo aderente, troppo "simile ad un vestito" (roba da matti!).

Poche invece le esternazioni di solidarietà, come quella del blogger saudita Eman el Nafjan che ha commentato la vicenda sostenendo che se è vero che la polizia religiosa ha il compito di promuovere la virtù e prevenire il vizio, applicando i precetti dell'Islam, è anche vero che il Profeta di certo non molestava le donne, né chiedeva loro di coprirsi il volto. Tanto più che lo sceicco incaricato di gestire le pattuglie, al-Sheikh, avrebbe anche ridimensionato, dall'inizio del suo mandato, lo strapotere di questi gruppi, esortandoli a suggerire i comportamenti da tenere, non certo di percuotere chi non si atteneva ai precetti.

La ragazza ribelle, con la ragione dalla sua, ha ottenuto di essere lasciata circolare in pace per il centro commerciale, tutelata dal servizio di security interno, ma tutta questa levata di scudi a favore delle regole rigide e dei comportamenti bruschi dei "tutori" della moralità islamica, di certo non può considerarsi un successo, anzi. È proprio vero, le rivoluzioni che non partono compatte e condivise dal basso sono destinate o a fallire o, peggio ancora, ad essere messe alla berlina. Il che fa solo molta tristezza.

Via | Le Figaro

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